Quanta attenzione i bolognesi antichi abbiano sempre dedicato agli uccelli lo si vede dai nomi delle strade: lo avreste mai detto?

Quest'estate, poi, i bolognesi contemporanei e gli ospiti temporanei della città, che nelle sere d'estate si riappropriano della Piazza Maggiore per farne il più bel cinema all'aperto del mondo, se arrivavano un'ora prima dell'inizio del film e alzavano gli occhi verso la cima di San Petronio avrebbero potuto vedere qualche esibizione di tre giovani falchi pellegrini ai primi voli:
FPellegrino130811small.jpg con un po' di fortuna, ma neanche poi tanta, perché a me è capitato di vedere almeno uno di loro quasi tutte le sere che sono andato, e di vedere anche spettacolini interessanti, come un inseguimento con strida di tutti e tre sopra la piazza affollata (e del tutto ignara), per sparire in direzione del campanile di San Pietro; o come il 21 luglio scorso, quando alto sopra la piazza è passato un airone cenerino (ebbene sì, in pieno centro città!) e dal tetto di San Petronio è partita la contraerea: prima un falco pellegrino, poi un altro, lo hanno inseguito e disturbato, probabilmente per gioco.

L'agosto in città ha regalato altre sorprese: un giorno, per esempio, sul canale Ravone fiancheggiato dalla ciclabile di Via del Chiù si agitava un uccellino con la testa gialla e nera: uno zigolo nero (Emberiza cirlus). Era abbastanza confidente, ma non ha aspettato tutto il tempo necessario per farmi estrarre la macchina fotografica e focheggiare oltre la rete metallica, e si è allontanato cinguettando verso i Prati di Caprara. E a quel punto non ho potuto fare a meno di ricordarmi dei racconti di Giorgio Celli, di quando studente andava là a raccogliere insetti, e di come anziano e prestigioso entomologo sia tornato sugli stessi passi di allora per accompagnare un bambino, mettendo insieme solo quattro o cinque specie diverse contro le venti o trenta che gli fruttava una passeggiata della sua gioventù. Sembrava che lo zigolo mi dicesse: beh, io ci sono ancora.

Due giorni dopo, quando mi sono avventurato per una stretta striscia ciclabile tra il guardrail e il parapetto del ponte sul Reno dell'asse attrezzato, buttando l'occhio in basso ho visto svolazzare tre o quattro rondini montane (Ptyonoprogne rupestris). Più tardi sono andato a controllare: ebbene sì, quest'anno le rondini montane hanno nidificato in città, sotto il ponte, nel punto dove la riva destra di Reno è nel comune di Bologna e la riva sinistra in comune di Casalecchio: ma di queste distinzioni amministrative, che pure a noi fanno perdere un po' di tempo, loro non sanno.

Saranno trent'anni che si parla di città metropolitana (non fu il sindaco Zangheri approdato al Senato che insistette perché Bologna e Firenze fossero inserite nella prima legge che ospitò il concetto?); ogni volta sembra la volta buona, ma siamo sempre al palo. Forse non è poi un così gran guaio; magari se facessimo più attenzione ai clandestini della città metropolitana, allora sì che ne trarremmo beneficio anche noi.