La dinamica post-distruzione di questo sabato mi ricorda quella dei formicai: dove c'è stato un danno, c'è fitto di gente, qualcuno a guardare ma anche molti a lavorare, operai, parenti, amici, tutti vanno di corsa. Prima di sera, tutti i tetti danneggiati avevano il loro telone di plastica, nella villa c'erano addirittura già le protezioni da cantiere di restauro. Si vedevano mucchietti di coppi e mattoni rotti, rami, materiali danneggiati già accatastati e pronti da portar via. Poco più in là, era un sabato qualunque, gente che tosa il pratino inglese col tagliaerba. Solo il traffico sulle strade di campagna era molto più intenso di un sabato qualunque.

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Proseguendo oltre la Mezzacasa verso Nord, ho cercato di ricostruire il tragitto della tromba d'aria. Veniva dall'Interporto, là ha tirato su un container e lo ha scaricato a qualche centinaio di metri. All'altra estremità del suo tragitto l'hanno fotografata in comune di Minerbio, quindi da qui dev'essere andata verso est, o nord est. In Via dell'Olmo una querciona secolare ha dei rami spezzati, altri alberi sono storpiati, ci sono sparsi dappertutto pezzi di polistirolo e di quelle schiume isolanti che si mettono sotto il coperto delle case nuove, solo che le case nuove più vicine sono a più di un chilometro in linea d'aria. Guardo verso la Rizza e il pioppone con i nidi degli aironi non c'è più. Mi dicono che anche un altro alberone là vicino non si vede più, mi dicono anche che vicino al Casone del Partigiano ci sono due trattori rovesciati, uno addirittura completamente capovolto, ruote all'aria. Il vortice è passato proprio di qui, fortuna che non ci sono case, non più. Cà Donzelli io me la ricordo, ma ora è una macchia d'erba, Cà dei Frati e il Tanarino esistono solo sulle mappe storiche e nei ricordi dei più anziani.
(continua)