Ormai quando ti manca la connessione vai in crisi di astinenza, è vero. Si sopravvive, eh, però è una sensazione di malessere avvertibile, quasi fisica. Come facevamo, una volta?

Mi vengono in mente i primi viaggi all'estero in macchina, il più lontano possibile; partendo promettevamo: telefoniamo quando arriviamo.
In Turchia si usavano degli strani gettoni, diversi dai nostri: mah, me ne dia una decina; però, quanto costano; salvo scoprire che con dieci di quei gettoni avresti potuto esaurire tutte le necessità di comunicazione con casa tua per un anno. A Viana do Castelo, nel nord del Portogallo fresco di rivoluzione dei garofani, per telefonare in Italia si doveva andare all'ufficio postale, gli davi il numero e aspettavi che ti chiamassero. Ci può volere anche un'ora, dissero; fu un po' meno, ma il sistema era quello. Mancavamo da una settimana: e lì, a che punto è la rivoluzione?
Venivamo da La Coruña, con la Cinquecento, c'eravamo arrivati via Ventimiglia, Costa Azzurra, Carcassonne, Pirenei, Paesi Baschi, Asturie, Galizia. Alle grotte di Altamira non ci avevano fatti entrare perché in soprannumero rispetto agli ammessi di un singolo giorno, tornate domattina presto, ci dissero. Sì, vabbè, chissà dove siamo già, domattina. Sarà per il prossimo viaggio. La prossima vita, a questo punto. A Capo Finisterre avevo avuto finalmente la conferma visuale che mi serviva per la comprensione delle mappe meteo. Da bambino, convincersi che la terra non è piatta è un discreto passaggio conoscitivo; e anche quelle mappe meteo dove si vedono le perturbazioni arrivare sempre da ovest e andare sempre verso est, boh, sarà proprio così? E la rosa dei venti, allora? Serve solo per i rigiri d'aria, piccoli o grandi che siano? Ecco, lì a Capo Finisterre, o comunque nel punto più occidentale che si potesse ragiungere con la Cinquecento, dall'alto della scogliera dove arriva un vento furioso dall'Atlantico, e all'orizzonte vedi solo nuvoloni e oceano, lì decidi che ci puoi credere, alla mappe meteo, il vento arriva da ovest. Tre o quattro ragazzoni in viaggio turistico di scoperta, come noi, facevano gli esperimenti con l'atmosfera divertendosi un mondo: si inclinavano in avanti appoggiandosi al vento, saltavano per atterrare spostati di un metro indietro. Forse anche loro vivevano tutto l'anno in una landa dove il vento è un'eccezione, come da noi. A quanto pare, almeno una volta nella vita, tutto il vento che ci siamo risparmiati finisce in una tromba d'aria.

Venerdì scorso, al computer, un'ora dopo il messaggio sui segnali di temporale il mio meteorologo di fiducia scrive che gli sta grandinando in testa. Scrive dalla pianura a nord-ovest, sempre quei 30-40 km. da dove sto io. Guardo fuori in quella direzione e in effetti il cielo è piuttosto scuro. Nel giro di qualche minuto peggiora, segno che il temporale si sta spostando verso di noi. Telefono nella bassa, vale a dire una ventina di km. a nord, per dire: "Guarda che sta arrivando un temporale". Mi rispondono: "L'avevo capito, eh. Sto chiudendo le finestre". Poi per un po' non succede niente di notevole, qui ai piedi della collina solo qualche goccia, il cielo scuro sulla bassa ritorna alla normale nuvolosità. Non ci penso più.

Verso sera, nelle news nazionali di un giornale online compare la notizia di danni da maltempo nel bolognese. Addirittura la ferrovia Bologna-Ferrara interrotta per la caduta di un albero. Ohibò. Ritelefono, ma cos'è successo? Mah, un gran nero, mi dicono, una sfuriata di vento ma ora è tutto passato. Danni non sembra ce ne siano, mi dicono, forse qualche ramo rotto. Vado a cercare le news locali, altro che rami rotti, parlano di case scoperchiate, anche Villa Palau a San Giorgio di Piano, c'è scritto.
Ora, io ci sono nato, a San Giorgio, e anche adesso credo che non siano mai passati più di due mesi senza tornarci; da bambino ho girato in bicicletta tutte le strade, tutte la cavedagne, conosco tutte le case vecchie (quelle nuove no, non tutte), ma una Villa Palau a San Giorgio non l'ho mai sentita dire. Comincia a girare in rete qualche foto: un tromba d'aria come se ne vedono di rado, case danneggiate, dalle foto non si capisce bene quali. Ma tanto ci devo andare la mattina dopo, vedrò.

Il giorno dopo a pranzo nella bassa mi aggiornano: Villa Palau nessuno sa cosa sia, non siamo mica in Sardegna, qui, ma Villa Cataldi è danneggiata. Oh perbacco, mi dispiace. Faccio un veloce giro in macchina e la vedo da lontano scoperchiata, in effetti, e sì che era solida e ben tenuta.

Ma per girare come si deve in queste mie strade di campagna, devo tirare fuori la bicicletta.
(continua)