Come ogni inizio d'anno, mi è arrivato l'avviso di scadenza del nome a dominio ex-risaia.info
Questo blog fu messo su nel giorno gratis ogni quattro anni, regalo del nostro concittadino Ugo Buoncompagni, meglio noto come Gregorio XIII. Da allora un altro anno bisestile è passato e finito, quest'anno quinto del blog è un anno normale. Non bisestile, voglio dire, ma normale per modo di dire, perché com'è noto a cavallo di questi stessi giorni la successione alla carica che fu di Gregorio (ex Ugo) stavolta cambia sistema, dai suoi tempi non era mai successo, e anche prima, in duemila anni cose così si contano sulle dita delle mani. Stavolta la successione è ... come si dice? incruenta no, in... insomma, quelli che trovano parole come ingravescentem troveranno la parola adatta anche per questo, d'altra parte mantengono un ricco dizionario per queste occasioni solenni, mica possono cavarsela con un tweet. Nel dizionario ci hanno perfino messo le parole per le invenzioni recenti, per esempio bicicletta in latino si chiama birota, lo sapevate? (Bello però, birota). Comunque l'antica maledizione cinese "possa tu vivere in tempi interessanti" ci ha beccati in pieno. Non ci si sta più dietro, alle novità, e pretendete che io continui a stare dietro a questo blog dopo cinque anni?

Da un paio d'anni, poi, il dubbio se continuare o non continuare è reale, e non tanto per i pochi euro necessari al rinnovo, piuttosto per il tempo da spendere. Ma in realtà neanche per quello. E' che l'idea iniziale - quella di un'area, un luogo fisico in cui sono protette le residue caratteristiche di naturalità, con sistemi analoghi a quelli che a suo tempo furono messi in campo per istituire nuovi parchi naturali - questa idea chiaramente mostra le rughe e avrebbe bisogno di un robusto aggiornamento, cosa che va parecchio al di là delle mie forze. Non bastano neanche i correttivi che via via avevo immaginato perché un'idea del genere potesse attecchire nella nostra pianura ipercostruita e ipertrafficata - tipo un un uso innovativo della comunicazione su Internet, e ultimamente qualche esplorazione nella direzione dei "parchi letterari", per i quali si spese Stanislao Nievo, lo scrittore che fu uno dei fondatori del WWF Italia. Idee che possono anche essere buone, qualche volta si mette insieme abbastanza per un progettone che concorre a fondi europei, è successo anche per i parchi letterari; poi il tempo passa, le cose si diluiscono e poi si assestano, e tutto quel che sembrava potenzialmente straordinario rientra nell'ordinaria amministrazione, e con quella deve fare i conti. Del resto è la logica stessa dei fondi europei (e in realtà di tutti i fondi incentivanti), se visti nel lungo periodo: smuovere le acque un po', mica di più, e dopo marciate con le vostre gambe, lo hanno sempre detto i funzionari della Commissione Europea, la logica dei progetti è questa, del resto siete in campagna, mal che vi vada vi resta la PAC (e quando obiettavamo che da un punto di vista naturalistico finanziare la PAC era come regalare droga a un tossico, rispondevano: a noi, ce lo dite? ma se state chiedendo soldi, quelli son soldi. Dicono che un pochino va meglio, ultimamente).
E' stato così anche da noi, in fin dei conti, e non è andata poi malissimo: si potrebbe obiettare che il progetto è quello di dieci e più anni fa, che ormai l'innovatività si è persa per la strada, si potrebbero dire tante cose, ma davvero, non è andata poi malissimo. Però, insomma, le cose ormai sono abbastanza chiare su quello che si può fare e quello che invece no, magari son belle idee ma richiedono una diversa congiunzione astrale. In queste condizioni non serve prendersela col "destino cinico e baro", e nemmeno con i governi locali che fanno onestamente quello che possono, cioè piuttosto poco.
Resta la convizione che la questione ambientale è veramente centrale, nel nostro tempo, e dopo cinque anni mi sembra di poter dire che lo è ancora di più. Ma se questo è vero, dobbiamo aspettarci, lo dico nel linguaggio dell'economia anche se non mi piace, sempre più domanda dei beni di cui si è parlato spesso e volentieri in questo blog. Anzi, diciamolo meglio: la domanda di beni ambientali e culturali è cresciuta e crescerà nonostante la crisi - forse proprio a causa di quella, come un antidoto istintivamente percepito: che poi vuol dire una domanda di cultura che non si riesce altrimenti a soddisfare (e talvolta nemmeno a dire con parole appropriate) e perciò si focalizza sull'oggetto, sul singolo bene.

Questo blog era partito come informazione abbastanza sistematica intorno a un'idea di massima. La sistematicità non la posso più garantire, e l'idea è da aggiornare, l'ho detto. Resto convinto della maggior parte delle cose scritte qui dentro, ma forse è ora di passare la mano, altrimenti mi ripeterei e finirei per annoiare. Posso impegnarmi però a lasciare tutto in linea senza cancellare niente del pregresso fino alla fine di quest'anno (giorno più, giorno meno). E magari qualche post ci scappa ancora.

E poi, come si dice, morto un blog se ne fa un altro. No, aspetta ... ohi, si può farne un altro lo stesso.