E' che quest'omino, io non lo conoscevo, non sapevo che quasi tutto quello che mi era venuto in mente di fare con una macchina fotografica da quando me la regalarono per la cresima, e che magari avevo anche provicchiato a fare, lui lo aveva già fatto, prima e meglio di come sarei mai riuscito a fare. Con una macchina fotografica, ma diciamo piuttosto a partire da una macchina fotografica, con il processo fotografico nella sua interezza da prima dello scatto alla "fruizione".

Mi sono sentito realizzato per interposta persona, a vedere questa mostra.
Ecco, proprio così, vedi che si può fare, vedi che non sono baggianate?

E il bello è che Nino Migliori è sempre stato qui, nella città che è anche un po' la mia. Dico un po', soltanto, perché io sono un bolognese "arioso", come dice lo sfottò da parte di quelli nati dentro le mura; potrei benissimo essere uno di quei bambini di campagna col grembiulino che saltano giù dal muretto, o di quelli sul banco della chiesa delle sue prime foto.
Più tardi, Migliori fotografava il portico della casa di fronte con la neve come sta venendo giù adesso, e poi col sole, come ho pensato mille volte di fare, e come ho fatto, qualche volta, e come faccio ancora, qualche volta, come fanno in tanti, e pensano: questa l'ho gia fatta, sarà uguale a quella dell'altro giorno, dell'altr'anno, ma mi va di farla lo stesso.
Riservava lo stesso sguardo, e i conseguenti scatti, ai muri scritti, ai manifesti strappati, all'astrattismo involontario della città. Ci fa una pippa, a noi, Jackson Pollock, a guardar bene i nostri muri. A "saper vedere", com'era di moda dire allora, e a praticare di conseguenza.

Anche Morandi abitava nella mia città, sotto il portico, anche lui c'era in quegli anni là, quando io ero un bambino, ma davanti ai quadri di Morandi io faccio fatica. E' una fatica che ripaga, intendiamoci, ma io sono uno che cose così non ci ha mai neanche provato a farle, non gli è mai neanche passato per la testa. Bianca Arcangeli insegnava nella classe di fianco alla mia, ma da quello che ho capito del suo metodo, mi avrebbe considerato una boccia persa. Morandi era un mito, forse, per i suoi allievi all'Accademia. Per me no, neanche dopo, al tempo dell'Università, che pure aveva portato come conseguenza qualche frequentazione artistica. Quando andavo a lezione al Triennio, a Firenze (era rimasta l'impronta del 2+3, e il 3 era in coabitazione con l'Accademia di Belle Arti), mi veniva da pensare: ma questi sono dei matti. Poi dopo no, anzi, non sono mica matti, ma è fatica starci dietro.
Morandi me lo immagino col pennello in mano alla finestra di Via Fondazza, o davanti al Campiaro, e noi siam qui vestiti da fruitori a cercare di stabilire una comunicazione senza fili attraverso quel quadretto. E' vero che ce ne passano tanti, di bit attraverso quel quadretto, vanno a smuoverne tanti, di neuroni, mica solo quelli preposti alla visione, mica solo quelli preposti al ragionamento logico. Ma è fatica, diobono se è fatica. Andare a vedere il Museo Morandi è come andare a correre, ti fa bene, son soddisfazioni, dopo ti senti migliore. Delle volte. Ma è una fatica.

Invece davanti al Campiaro o dintorni fotografato con la Polaroid da Nino Migliori e poi impiastricciato a mano e segnato e sgorbiato, per carità, non voglio mica fare confronti, dice che gli unici confronti che contano sono quelli che fa il mercato, c'è qualche ordine di grandezza, credo, però io sono lì davanti, vestito da tutti i giorni, non penso mica ai flussi di significato che passano, mi vien solo da dire: Ecco, così.

E davanti ai piccioni formato fototessera di uno svolazzo in Piazza San Marco presi uno per uno, ingranditi finché si vede la grana, isolati, contrastati, solarizzati, ogni tanto lo faccio anch'io con in testa un altro scopo, ma tutte le volte mi sorprendo della forma che ha preso quel grumo di bit, o di cristalli, e qui davanti, in questa mostra, mi vien da pensare: Ecco, proprio così. Vuoi fare l'artista? Si fa così.

E lo stesso con le foglie secche, e lo stesso con la verdura nel cellofan, e anche con le cose più recenti e meno immediate: si fa così, a fare spazio per l'arte nella propria vita, e va bene anche non fermarsi, provare ancora, passare ad altro. E' tutto un correre, avrebbe detto Morandi, e avrebbe spostato di qualche millimetro le bottiglie, e aggiunto o tolto un microgrammo di colore alla tavolozza.

Io, se lo avessi conosciuto, avrei seguito Nino Migliori in capo al mondo.