Nello studio dell'ingegner Puglioli citato nel post precedente i riferimenti storici, sia pure assai puntuali, frutto di un ottimo lavoro di documentazione, non sono che la doverosa introduzione alla problematica attuale che interessa più da vicino l'autore, appunto quella dichiarata nel titolo. All'inizio del secolo scorso (lo studio è datato febbraio-aprile 1905) i tecnici volevano dire la loro.
Al momento non so molto di questo Puglioli, immagino che non fosse certo figlio di un bracciante, ma guardava con grande attenzione i movimenti della società. Aveva studiato molto e bene, sapeva consultare le carte d'archivio e le statistiche dei parroci e fare, diremmo oggi, dell'ottima ricerca sul campo, perfino raccogliendo informazioni dai medici condotti; ma aveva letto anche Malthus e Herbert Spencer, e forse anche qualcun altro che non cita. Voleva dialogare con chi prende le decisioni, contribuire alla soluzione dei problemi del tempo. Quasi contemporaneamente, per altre occasioni, è citato come "Commissario governativo".
Il lavoro di cui stiamo parlando è pubblicato sul Bollettino Ufficiale del Ministero di agricoltura, industria e commercio.

Per quanto ho detto e riferito precedentemente spero di avere, con sufficienza, dimostrato come nella pianura bolognese, dove fu largamente introdotta e mantenuta la coltura del riso, si andasse agglomerando una popolazione che in egual copia non si riscontrò dove non furono e non sono risaie. Tale fenomeno si accentuò specialmente, ed in parte anche dopo persistette, fra la metà, o meglio, fra la fine del secolo XVIII e la metà del XIX; in quel tempo cioè che si suole assegnare al primo periodo di quella evoluzione economica che concordemente viene denominata della Economia capitalistica. ...

Mi si consenta una nota personale (in fin dei conti questo è un blog, non un bollettino ufficiale): era un pezzo che non leggevo uno studio così ben fatto. E' il punto di vista dei tecnici, s'intende. Diciamo pure di un tecnico che ambisce ad essere intellettuale, e tratteggia il contesto in cui opera con grande consapevolezza. Nella sua visione è comunque la scienza il motore del progresso:

Senonché dal canto loro i lavoratori, sospinti dalle onde che in mezzo ad essi mandavano, fra il tumulto delle rivoluzioni e delle guerre, due scienze nuove, o che s'affacciavano con aspetto nuovo, l'economia e la sociologia, si sentirono trasportati verso più forti e libere esigenze da cui derivò, come conseguenza immediata, il bisogno di maggiori salari, di una maggiore partecipazione alla distribuzione della ricchezza. Indi subito si delineò una lotta che assunse più tardi nella pianura bolognese forme memorabili da fare della nostra la terra classica degli scioperi dei risaiuoli.

E a mischiare le carte, un secolo fa, c'era già la globalizzazione, nientemeno:
Da una parte i proprietari e i fittavoli, che si vedevano sfuggire l'antica generosità del suolo e diminuire i redditi dalla concorrenza estera aumentata ... dall'altra i braccianti viventi alla giornata ... in mezzo, quasi arbitra, dice l'ingegnere e agronomo Puglioli, la produzione del riso.

Gli operai chiesero aumento di salari e diminuzione di ore di lavoro, ed i risicultori, non senza avere implorata la protezione dello Stato, esperirono, nelle plaghe meno ingrate, metodi di coltura più razionale e rimunerativa, abbandonando a valle quelle meno felici e ponendo il riso a vicenda in quelle dove temettero di essere sopraffatti dalle spese di mano d'opera.
Ma quest'ultimo fatto generò, se mi è concessa la frase, una forte precipitazione di mano d'opera sulla piazza in forma di quella disoccupazione permanente che ha, oltre ogni dire, impressionato da parecchi anni chiunque abbia, anche solo superficialmente, osservato i fatti sociali della nostra pianura bolognese.

Par di sentirli, gli economisti ortodossi: ma perché non emigrano, quegli sfaccendati?

Data la esuberanza di popolazione che esiste nella nostra pianura a cultura umida, parrebbe che una forte corrente di emigrazione temporanea, ed anche permanente, da qui si fosse dovuta manifestare; eppure sembra che i nostri operai ne provino una intensa ripugnanza, o pel troppo amore che li tiene attaccati alla terra, o per la esaltazione che nel loro spirito posero chi sa quali speranze nell'avvenire ... Attesero e pretesero.

Sul versante dei datori di lavoro, presidente della commissione dei risicoltori era "il cav. Ing. Agostino Ramponi", di San Giorgio di Piano, vice presidente del Comizio Agrario, attivo sostenitore di quella che oggi chiameremmo la ricerca di base in economia aziendale (l'anno dopo collaborerà con Puglioli per uno studio modello, ne riparleremo). L'abbiamo già detto, lo ridiciamo: sui conti del'azienda sangiorgese di Ramponi si stava facendo le ossa il suo giovane nipote Arrigo Serpieri.

Gli imprenditori delle risaie colpiti, vuoi lentamente o vuoi di sopresa, dall'intenso movimento sociale, rimasero attoniti e fortemente si preoccuparono dal rischio grave contro il quale potevano correre specialmente i loro capitali circolanti ... Essi restrinsero quindi al minimo necessario la coltivazione se furono proprietari e minacciarono di denunziare i contratti se fittavoli, su quelle terre dalle quali il patriziato bolognese in particolar modo da troppo lungo tempo si è allontanato offeso da inedia o dal deplorevole spirito di assenteismo. Dissero: guadagnar poco, sì; ma rimetterci, no.

... Alla loro volta i lavoratori dissero e dicono: dateci di più e fateci lavorare meno ore per giornata, perché tutti vogliamo lavorare.

Pur ben introdotto nelle élites, il nostro ingegnere non si fida del tutto dei conti dei risicultori, sa bene che i dati necessari dovrebbero essere pieni di tutta quella sincerità che difficilmente trovasi negli uomini che hanno il proprio interesse da difendere contro le insidie degli altri e che dovrebbero fornirli. Vuole "sincerarsene con i fatti", e sceglie perciò il suo campione nel cuore della provincia risicola, proprio quella risaia di Bentivoglio rappresentata qui sopra, da molte decine d'anni condotta da uomini di singolare valore agricolo e specchiati per onestà e umanità liberale.
E' singolare la stima di cui godeva Pizzardi, e anche la discrezione che evidentemente praticava e richiedeva, tanto che non lo si trova mai citato esplicitamente né in questo, né in altri studi del tempo. Con i dati ricavati dai documenti di amministrazione, mastri, libri fattorali, settimanali, ecc., messi con gentilezza squisita a mia disposizione, Puglioli compila ben 21 conti culturali divisi in due periodi dal 1879 al 1885 e dal 1890 al 1903 che veggonsi nella tavola X allegata allo studio. Bisogna proprio dire che questa risaia è una delle meglio studiate d'Italia.

E qui mi fermo per il momento, perché su queste 70 pagine e sul loro contesto ci si potrebbe fare un intero corso semestrale, volevo solo dare un'idea.
E' la disoccupazione la preoccupazione principale dell'ingegner Puglioli, e a contrastarla sono indirizzati i suoi ragionamenti conclusivi: gli imprenditori intensifichino la coltura del riso (una coltura ad alta intensità di manodopera, diciamo oggi, anzi ieri); trovino nuove forme di difesa contro il rischio, si contentino di modesti guadagni su quelle terre che formarono un giorno la loro fortuna, rinuncino alla conversione della risaia a coltura stabile in quella a rotazione, benché consigliata dalle dottrine agrarie moderne.

Converrà pensare al miglioramento dei regimi idraulici ... sarà necessario che, oltre la grande bonifica renana, si compiano anche quelle conseguenti del secondo, terzo e quarto circondario idraulico ed altre che fin dal principio del secolo scorso erano raccomandate ... E su queste nuove terre migliorate e redente distribuire il di più della popolazione che si tormenta nel non far nulla e nell'indigenza per la maggior parte dell'anno ...

E se non basterà, e si può immaginare che non basterà, si consideri pure l'emigrazione verso zone da bonificarsi, come quelle della campagna romana, dove tanta rettorica si è consumata e tanti disegni si sono immaginati; oppure, extrema ratio, verso terre straniere, come già si tentò per l'Eritrea e la Repubblica Argentina.

Se non che mi stringe il cuore il pensiero di vedere ancora accrescersi lo spettacolo, già troppo triste, delle miserie erranti del mio paese.
Bologna, febbraio-aprile 1905.
Ing. PIETRO PUGLIOLI

Riferimento bibliografico completo:
Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio
Direzione Generale dell'Agricoltura
La coltivazione del riso nei rapporti della disoccupazione operaia e della malaria nella pianura bolognese
Appunti e considerazioni dell'Ing. Pietro Puglioli
Estratto dal Bollettino Ufficiale del Ministero di agricoltura, industria e commercio
anno V, vol. II, fasc. 4
Roma, Tipografia Nazionale di G. Bertero e C., Via Umbria. 1906