(*) Da molti dei suoi contratti (di P. Crescenzio), dei quali resta memoria, e dal suo ultimo testamento altresì si raccoglie, ch'egli aveva quasi tutte le sue possessioni a Urbizzano, o, come ora dicono, Rubizzano, presso a un luogo detto la Villa dell'Olmo, il qual confinava con S. Maria in Duno, a dieci miglia di lungi dalla città dal lato sinistro del Canale, che derivato dal fiume Reno, conduce e riconduce le navicelle da carico per lo cammin di Ferrara: nel qual luogo si trova, che ancora dopo la di lui morte gran tempo usaron dimorare i suoi figliuoli. Altrove non si ha notizia, ch'egli possedesse se non qualche piccola pezza di terreno o vigna, da San Nicolò di Villola assai lontana. Forse dal nome latinamente scritto Villa Ulmi nacque l'errore di chi stimò, ch'egli tenesse sua stanza in un luogo chiamato Villula (Vita di Pietro Crescenzio, pag. 52, in Trattato della agricoltura - Verona, 1851).
Il biografo inoltre annota:

MCCLXXVII. XII. intrante Junio.
Dominus Zunta de Zovenzonibus vendidit Domino Petro qu. Domini Zambonini de Crescentiis peciam terre in curia Urbizani in loco, qui dicitur Villa Ulmi juxta dictum emptorem pretio XXX. solid. pro qualitet tornatura, quod capit in summa lib. XXXIX. bonon. etc.
Memor. di Ansaldino Ansaldini, Arch. pub.
S. Maria dell'Olmo è ancora al presente titolo di un oratorio, in cui risiede di continuo un sacerdote, e resta compreso dentro ai confini della parrocchia di S. Maria in Duno, quantunque forse più vicino alla chiesa di Rubizzano.

MCCCXXII. die IV. Maii.
Dominus Crescentius qu. Domini Petri de Crescentii morans in Villa Ulmi vendidit Lapo Speciario peciam unam terre in curia S. Mariae in Donis, etc.
Memor. di Bartolomeo a Fiagnano, Arch. pub.

MCCCXXXV, die XX. Novemb.
Dominus Martinus qu. Domini Petri de Crescentii, qui moratur ad Villa Ulmi, etc.
Memor. di Giacomo Fiorani, Arch. pub.

La località sopra ricordata esiste anche oggi, è denominata l'Olmo, vi si coltiva il riso ed è di proprietà del sig. march. Carlo Alberto Pizzardi.
(Nota dell'Autore)

(**) Il riso è caldo nel primo grado, e secco nel secondo, ed è in sua natura pesante, e dimora nella forcella del petto e restringe il ventre: ed imperò non è buono a quelli che hanno ventusità, né a coloro che non ismaltiscono tosto: genera abbondanza di sangue, e molto nutrica ed è tesoro de' paludi. (Trad. Bartolomeo Sorio)