Non ho conosciuto Antonio Cederna; l'ho ascoltato una volta soltanto, una sera a Lugo, diceva cose giuste e sacrosante ma non mi fece una impressione particolare. Più tardi mi fermai su una delle raccolte dei suoi scritti: "La distruzione della natura in Italia", e anche su quella restavo qua e là perplesso, pur se nell'insieme mi dava ulteriori motivi per metterlo nella mia personale galleria dei padri fondatori. Così, ho riflettuto parecchio su questa frase effettivamente paradossale: finisce, l'Italia? può finire, il paesaggio, o come scrive lui, il territorio?
Dovessi ispirarmi a Luciano De Crescenzo, mi direi seguace di quello là che diceva tutto scorre, Eraclito mi pare, piuttosto che di quell'altro che strologava sulla vera natura dell'essere. Ovvero, nella fattispecie, ho sempre fatto fatica a pensare a un territorio che finisce: cambia, magari in malo modo, in peggio, al limite in modo da perdere ogni caratteristica distintiva che permetta di associarlo a una entità geografica, ma pur sempre di evoluzione si tratta: e ahinoi sappiamo che nell'evoluzione parecchie strade portano dritte all'estinzione e sopravvive il più adatto, che non necessariamente siamo noi che ci autodefiniamo belli bravi buoni intelligenti e colti.

Devo dire però che non mi era mai capitato di sentirla così vicina, quella frase, come in questo viaggio attraverso la parte di Emilia terremotata. Mettiamoci pure Emilia, in quella frase, al posto di Italia, mettiamoci perfino, a me sembra una idiozia, ma mettiamoci pure Padania, o Cispadania. Non è quella la questione. Il problema è che le città, i paesi, con tutti i loro problemi, galleggiano ormai in un "nulla" da attraversare il più in fretta possibile, che non ha più forma caratteristica, non ha più relazioni con i centri abitati, in questo senso non è più territorio, perché "territorio" vuol dire territorio di qualcuno, di qualche entità geografica; non è più paesaggio, men che mai paesaggio agrario, perché quello che si fa nei frammenti sempre più piccoli è sempre più residuale e irrilevante, è qualcosa che con gli abitanti di lì o del paese vicino ha sempre meno a che vedere. Prendiamo pure la classica definizione sereniana, sono venute meno le relazioni reciproche fra i singoli elementi: "forma"; "uomo"; "sueattivitàproduttiveagricole"; "paesaggionaturale"
(paesaggio agrario significa ... quella forma che l'uomo, nel corso ed ai fini delle sue attività produttive agricole, coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio naturale).

Tutto questo è successo prima del terremoto, ma adesso si vede meglio e si somma a tutti gli altri guai.

Finiamola qui. Si è discusso per decenni del trattino, quello tra le parole Emilia e Romagna, non sarà questo terremoto ad aprire la discussione sulla virgola tra Finale ed Emilia. Andateci, piuttosto, a Finale e negli altri comuni terremotati, andare a vedere, fatevi la vostra idea, li aiuterete, vi aiuterete.