Cominciano a materializzarsi i mezzi che vanno e vengono, come ai tempi della costruzione della discarica, ma stavolta non c'è la prospettiva di una attività che va ad esaurirsi dopo un tempo determinato (come era previsto, e come poi è stato in quel caso); e non c'è da farsi carico di un servizio pubblico (sia pure tariffato), ma piuttosto da consentire (o meglio: favorire, incentivare) una attività privata di produzione di energia da vendere - sia pure con asseriti benefici per la economia nazionale. E questo va detto prima ancora di entrare nelle polemiche, peraltro ovunque piuttosto vivaci, sull'impatto ambientale di questi impianti, che ricordiamolo, sono di potenza 0,99 Mw perché a partire da 1 Mw ci vuole la valutazione d'impatto ambientale, nella migliore tradizione dell'italica legittima elusione. Nè mancano le polemiche, anche dalle nostre parti, sulla mancanza di una adeguata informazione alla popolazione; e sulla opportunità e i rischi di una politica pubblica che incentiva pesantemente la "filiera" agroenergetica, cioè l'uso dei campi coltivati per produrre energia invece che cibo, alla faccia di tutti i bei discorsi su prodotti tipici, chilometri zero e via dicendo, proprio quelli che i dirigenti delle organizzazioni agricole sbandierano settimanalmente, praticamente a reti unificate.
Se volessimo simulare quella audizione pubblica che non c'è stata, bisognerebbe considerare anche argomenti a favore, tipo le considerazioni sulla produzione e diversificazione energetica, sulla dimensione tutto sommato limitata di questo bruciatore, sul fatto che a regime col suo funzionamento garantirà che almeno nel suo raggio di approvvigionamento ci saranno coltivazioni (di cosa, non si sa) e non cemento. Già, di cosa?: il pioppeto lì a fianco è ormai maturo, con buona pace dello sparviere, dei rigogoli e degli altri nidificanti che presto dovranno cercarsi casa altrove. Il ceppato servirà a evitare un traffico di camion? Per quanto tempo? E dopo? E poi, è vero che la tifa, la comune canna di palude insomma, è un buon combustibile per questo tipo di impianti? Si prevede di estendere le zone umide e di 'coltivarle'?
Aggiungiamo poi che negli ultimi tempi avevamo notato con soddisfazione sempre più gente camminare e correre sulle strade tra Bentivoglio e l'oasi, a confermare la vocazione del luogo. Ci immaginiamo come saranno contenti di fare jogging a fianco di una centrale, sia pure piccolina.

A questo punto, però, prende corpo il timore che non si tratti solo della solita mancanza di trasparenza e di informazione su quello che succede all'oasi e dintorni, ma piuttosto della pietra tombale definitiva sul progettone di fine millennio, quello dei cartelli "La natura torna in campagna": di certo l'oasi non sarà più la stessa. Si potrebbe candidamente continuare a sperare che le cose cambino, potrebbero perfino cambiare in meglio, un altro progettone (perché la Commissione Europea volle convincerci che funziona così) potrebbe accertare che quell'idea era buona, proprio quella di parco agricolo eccetera che è scritta sui cartelli con tutti gli stemmini delle istituzioni; che si era partiti col piede giusto, a parte qualche inutile gigantismo come la finestra semisommersa del capanno grande (a proposito, là sotto entra acqua, qualcuno se n'è accorto?). Ci voleva, evidentemente, la volontà di farlo davvero, poi, quel parco, che è una cosa un po' più complicata che mettere cartelli, e ora si capisce che agli agricoli proprietari (ai più grossi, almeno) quella parola ispirava, più che una specializzazione sugli aspetti naturali dell'attività agricola, un business diverso, sul tipo dei 'parchi eolici' che fioriscono sui crinali: salvo che qui non c'è vento, proviamo con le biomasse. Dev'essere andata così.
Lo sapevamo, ma ogni tanto ce ne dimentichiamo: no, questo non è il migliore dei mondi possibili.