Per tornare alla serata di Bentivoglio, questo glissare sulla storia "lunga" (150 anni non saranno la lunga durata di Braudel, ma sono comunque una buona palestra per fare storia come si deve) mi ha fatto pensare che forse c'è veramente un problema, quello dell'unità dell'oggetto di indagine.
Ovvero, si potrebbe sostenere (non dico che questo fosse il retropensiero dei relatori, ma è certamente un problema e una difficoltà in più per chi vuol fare questa storia oggi) si potrebbe sostenere che l'industria di oggi, con l'elettronica, poi l'informatica, i satelliti, Internet e via dicendo, è qualcosa di troppo diverso dall'industria degli anni dell'Unità d'Italia, non stiamo più parlando della stessa cosa. Difficile riferirsi a una data precisa come cesura, ma diciamo che le cose sono molto cambiate negli ultimi 30-40 anni; che poi per me vuol dire da quando a Firenze andavo a vedere se potevo infilare le lezioni di Giorgio Mori nel mio piano di studi: troppa acqua è passata sotto i ponti da allora, mi si potrebbe dire, il mondo non è più quello, oggi c'è la globalizzazione.
Oddio, quanto a quella mi ricordo di aver letto di un contemporaneo del giovane Keynes (non ritrovo la citazione esatta, ma credo di salvaguardarne il senso); all'inizio del secolo scorso costui diceva pressapoco "Al giorno d'oggi un londinese apre il giornale alla mattina, legge di come vanno le cose in India, e sulla base di quello può andare in Borsa a vendere e comprare grano"; mi immagino che se non fosse stato londinese (magari era proprio Lord Keynes giovane), avrebbe aggiunto: "Pensa te che fatto mondo!". Voglio dire che sulla globalizzazione odierna come cesura si può discutere, c'è chi la tratta come un déja-vu, fatte le debite proporzioni.
L'argomento della discontinuità potrebbe invece avere una corrispondenza al livello territoriale, nei nostri comuni: in fin dei conti, a Bentivoglio, per fare un esempio, si comincia a parlare di industria quando arriva la Marposs, appunto una trentina d'anni fa, pressapoco. Anzi, fino ad allora Bentivoglio è proprio un caso-limite di una partita economica che si è giocata interamente tra agricoltura e servizi: i flussi finanziari generati dalla tenuta Pizzardi sono andati a costruire l'eccellenza della sanità bolognese, l'industria apparentemente c'entra poco.

Tutto vero, ma non sono troppo convinto di una impostazione dismissiva della possibilità di fare qui da noi una storia dell'industria moderna, che arrivi fino ai nostri giorni - impostazione che ripeto, non attribuisco tout-court ai relatori. Non lo sono sia per ragioni diciamo così teoriche (la storia del territorio è sempre e comunque una storia di relazioni tra vecchio e nuovo, anche di permanenze, ecc.), sia per ragioni specifiche. Prendiamo pure il caso di Carlo Alberto Pizzardi imprenditore agricolo: sì, ma i soldi per comprare il Bentivoglio chi glieli aveva dati? il babbo, che come li aveva fatti? anche con l'industria, con alcuni episodi tra i più significativi del suo tempo - che si stanno indagando, mi dicono, con corretto metodo storico e ricerca d'archivio, che è cosa buona e giusta, ma non ci deve far trascurare che in storia economica, scusate l'approssimazione di chi non è del mestiere, quando abbiamo spiegato da dove sono venuti i soldi e come sono stati impiegati siamo già in là un pezzo, ma dobbiamo spiegarlo. E mi pare che una antica tradizione di storiografia economica bolognese sia lì a dircelo.

Continuo, come ho fatto altre volte in questo blog, a mettermi nei panni dello spettatore, del fruitore di politiche culturali, solo aiutato da qualche tangenziale ricordo personale, perché lo ritengo utile a far emergere questioni "applicative" per così dire: ovvero per cercare di fare in modo che il territorio (la periferia rurale, nel nostro caso), possa partecipare alla evoluzione della attuale "società della conoscenza" - e partecipare attivamente, avendo da dire la sua, con un suo proprio contributo. Nel caso della storia dell'industria questo mi sembra possibile, e vado a fare un esempio collocato a meno di quattro chilometri dal castello di Bentivoglio.