Si sono sovrapposti nel tempo almeno due, forse tre significati di Oasi in loco.
Il comune denominatore a tutte è: le vasche del Comune, Marani e la Morte; La Rizza e i campi immediatamente adiacenti; in destra Navile (inaccessibili, a regola) la Gozzadina, il pioppeto e i campi intorno. In dettaglio:
1. Oasi di protezione faunistica (tabelle gialle), in più a quanto detto ci sono altre aree fra cui la Mezzacasa e i campi tra il Casone del Partigiano e via dell'Olmo - ma rileva solo ai sensi della legge sulla caccia;
2. Oasi WWF (vedi sopra, deriva dall'accordo con alcuni proprietari), non c'è la Mezzacasa nè la proprietà Pancaldi, in più ci sono p.es. i terreni del Raccolto ai lati del Casone del Partigiano diversamente classificati ai fini della caccia (sempre vietata, ma con altra motivazione, non è Oasi faunistica);
3. L'area su cui Dante fa (faceva?) i censimenti dell'avifauna comprende anche la Riseria, le vasche Mengoli di qua e di là dal Navile e le vasche su via Saletto - credo che il criterio fosse 1+2 con qualche aggiunta e adattamento.
C'è anche una interpretazione minima dell'oasi: solo la proprietà del Comune di Bentivoglio, cioè la Rizza e la vasca arginata con i capanni, ma mi sembra veramente troppo riduttiva.

In ogni caso c'è un "cuore" comune (un cuoricino, niente a che fare col progetto cuoreverde pianura di una decina di anni fa, che era a un'altra scala), con la Rizza al centro, tant'è che il portale turistico istituzionale sovracomunale la chiama "Oasi La Rizza"; intorno ci sono aree, anche di qualche interesse ambientale, che sono "oasi" solo in un certo senso. Alla peggio, rimane l'oasi faunistica, ma evidentemente si tratta di un criterio distintivo limitato - come se fosse normale che nella restante campagna si può andare in giro a sparacchiare (mentre fino a poco fa erano tabellate come Oasi WWF anche aree dove si allevano fagiani e lepri da vendere ai cacciatori).
C'è poco da fare, con l'ambiguità delle parole ci dovremo ancora fare i conti, ed anche con l'ambiguità dei confini; quest'ultima faccenda ci può sembrare strana, ma in generale, ha robuste radici teoriche, magari ce la facciamo spiegare meglio, ché all'università di Bologna di queste cose ne sanno, per esempio i geografi e gli storici medievisti ci hanno studiato tanto: guardate p.es. una mappa antica, non vedrete mai quei confini e quei territori ben delimitati con colori diversi come nelle carte attaccate al muro delle aule della nostra infanzia. La geografia storica è, in buona misura, la storia dei confini.
Comunque, io risponderei "sì" alla domanda se l'oasi c'è ancora. Non si sono formati così i toponimi che conosciamo? L'Olmo che ha dato il nome alla via sarà campato per un po', il nome è rimasto; la Cà Nova sarà stata nuova solo per un po'. Ormai da Bentivoglio "andare all'Oasi" vuol dire andare da quelle parti là (e magari un'"antenna" dell'Oasi e un noleggio di biciclette potrebbero stare proprio a Bentivoglio, dove ci sono parcheggi comodi e alla domenica poco usati).
Per approssimazione possiamo riferirci al "comune denominatore" detto più sopra. Poi se sul posto uno te lo chiede, precisare la risposta dipende dalla voglia che si ha di attaccar bottone, perché l'oasi si può fruire anche socializzando. Mi colpì molto, qualche anno fa, un pannello informativo in paese a Gavorrano (GR), di fronte alla miniera diventata Parco Minerario Naturalistico: spiegava cosa c'era, poi diceva (più o meno, vado a memoria) "chiedete agli abitanti, chiedete ai nostri anziani, sono stati minatori". Bel concetto. E' ovvio che nell'ex-risaia il pensiero corre alle nostre mondine, che mentre pubblico queste righe stanno andando in tournée a Parigi, pensate un po'!: ci hanno pensato loro, con la quinta elementare, a coltivare la loro storia cantando in coro, a scrivere, adattare, modificare i testi, a dar motivo di studio a storici ed etnomusicologi, a fare cultura.