che l'oasi - la chiameremo così per semplicità, ma questo territorio ha una storia prima dell'Oasi, ricordiamocelo, partimmo da questa constatazione trent'anni fa - c'è il rischio che l'oasi venga snaturata, banalizzata, progettata come un giardino condominiale, sottoposta a un carico di presenze eccessivo in momenti poco opportuni, erosa ai margini e poi anche dentro.
La cooperativa Arcobaleno, pur presente da tempo in loco, è una specie di oggetto misterioso, sulla carta fa cose meritorie, questa cosa della gestione della Rizza per loro è abbastanza nuova e impegnativa, nessuno ci ha ancora capito niente (forse neanche loro). Perciò, parlando di questo territorio, è meglio guardare al vero soggetto forte dell'accordo di dieci anni fa: senonché la sensibilità ambientale della Coop. Il Raccolto non è "nativa", è stata instillata a suon di contributi pubblici. Con tutta evidenza non è mai maturata del tutto, ora che son tempi grami alla Rizza è comparsa perfino una estemporanea fiera di macchine agricole (macchinoni, a dire il vero), come in una tardiva epopea della meccanizzazione. Del resto anche quello di cui stiamo parlando lo interpreto come un segno dei tempi di crisi, intendo dire l'arretramento del dibattito ambientale, che si avvolge indietro su posizioni isolazioniste.

La visione di quest'area che fu proposta dieci anni fa, quella che riservava un piccolo spazio al WWF, aveva certamente aspetti lungimiranti, e per certi versi irripetibili: un piccolo Comune relativamente ricco, dotato cioè di un patrimonio importante (materiale e immateriale), vedeva lucidamente il futuro che poi è venuto, cioè l'impossibilità di gestirlo in proprio, e cercava la strada per costruire, prima del progetto "fisico" e della gestione, un progetto di governo del territorio, come si diceva una volta. E' perché c'era questa visione, a monte dei vari progetti, che si ottennero aperture di credito, e i progetti vennero bene ed ebbero finanziamenti pubblici mirati; essa visione si appoggiava, necessariamente, su un maggiore protagonismo dei privati: proprietari privati, altri soggetti privati con o senza fini di lucro, volontariato. A mio avviso, se proprio vogliamo vedere carenze negli anni successivi, è qui che bisogna cercare: quello che in Oasi non ha funzionato come ci si aspettava è il link tra privati proprietari (con un background "ambientale" modellato sui cacciatori), e volontari ambientali, o anche solo appassionati dell'ambiente e dei luoghi (quelli che in un certo momento hanno dato una mano, e molti altri). Personalmente, quello che avevo da dire l'ho detto man mano su questo blog, che nacque volendo crederci, all'Oasi WWF: all'inizio proposi a Dante di scriverlo insieme, gli mandai anche le password per usarlo, ma preferì limitarsi a mandarmi i dati dei censimenti mensili dell'avifauna e la check-list; mi limito a dire che una ulteriore collaborazione non è stata possibile. Ma a questo punto, detto quel che ritenevo di dover dire, mi aspetterei veramente che si uscisse dalle personalizzazioni, perché ora serve, mi pare, una visione aggiornata (io la chiamo, mi scuserete, di politica territoriale) riconoscibile da molte più persone che non dieci anni fa. Anche perché negli ultimi dieci anni sono cambiate più cose che nei venti anni precedenti (la struttura della popolazione, la mobilità, la rete ...) e ci sono molte più persone, associate o meno, che hanno capito "sul campo" l'importanza dei beni pubblici - anche quando il patrimonio è privato: la natura, ma anche la cultura, la storia dei luoghi, il paesaggio, sono esempi ...
Che poi, questo è il motivo per cui questo blog a un certo punto ha cambiato titolo: "parco" mi sembrava sottolineasse molto meglio di un'oasi malfunzionante (o non ancora funzionante) l'esigenza di relazione tra valori naturalistici e valori di altra natura, storici per esempio, o più genericamente culturali, da promuovere entrambi, secondo me. Lo so bene che nella legge regionale sulle aree protette, sia pure modificata da poco, una cosa così ci sta a fatica, diciamo pure che non ci sta; lo so da me che oggi far nascere un parco per sottolineare l'esigenza di tutelare beni pubblici è molto più difficile di trent'anni fa. Lo so che da soli non si può. Un sogno, se vogliamo. E' che ogni tanto preferisco fare sogni nuovi, piuttosto che nostalgicare quelli di trent'anni, o dieci anni, fa. In fin dei conti ognuno può coltivare i suoi sogni, al giorno d'oggi perfino farsi la sua oasi virtuale.