Il punto non c'è ... (4/6)
By Giampaolo on Thursday 20 October 2011, 08:00 - Permalink
Questa serie di post era partita con l'intenzione di fare il punto sulla
situazione dell'ex-risaia di Bentivoglio, fosse pure un punto dichiaratamente
personale. Ma mi accorgo che, come dice un mio amico musicista e scrittore, "il
punto non c'è".
C'è una situazione in movimento che si deve confrontare con storie personali e
di gruppo, ritardi, impazienze, progetti belli e altri meno. Ci sono certamente
dei rischi:
che l'oasi - la chiameremo così per semplicità, ma questo territorio ha una
storia prima dell'Oasi, ricordiamocelo, partimmo da questa constatazione
trent'anni fa - c'è il rischio che l'oasi venga snaturata, banalizzata,
progettata come un giardino condominiale, sottoposta a un carico di presenze
eccessivo in momenti poco opportuni, erosa ai margini e poi anche dentro.
La cooperativa Arcobaleno, pur presente da tempo in loco, è una specie di
oggetto misterioso, sulla carta fa cose meritorie, questa cosa della gestione
della Rizza per loro è abbastanza nuova e impegnativa, nessuno ci ha ancora
capito niente (forse neanche loro). Perciò, parlando di questo territorio, è
meglio guardare al vero soggetto forte dell'accordo di dieci anni fa:
senonché la sensibilità ambientale della Coop. Il Raccolto non è "nativa", è
stata instillata a suon di contributi pubblici. Con tutta evidenza non è mai
maturata del tutto, ora che son tempi grami alla Rizza è comparsa perfino una
estemporanea fiera di macchine agricole (macchinoni, a dire il vero), come in
una tardiva epopea della meccanizzazione. Del resto anche quello di cui stiamo
parlando lo interpreto come un segno dei tempi di crisi, intendo dire
l'arretramento del dibattito ambientale, che si avvolge indietro su posizioni
isolazioniste.
La visione di quest'area che fu proposta dieci anni fa, quella che riservava
un piccolo spazio al WWF, aveva certamente aspetti lungimiranti, e per certi
versi irripetibili: un piccolo Comune relativamente ricco, dotato cioè di un
patrimonio importante (materiale e immateriale), vedeva lucidamente il futuro
che poi è venuto, cioè l'impossibilità di gestirlo in proprio, e cercava la
strada per costruire, prima del progetto "fisico" e della gestione, un progetto
di governo del territorio, come si diceva una volta. E' perché c'era questa
visione, a monte dei vari progetti, che si ottennero aperture di credito, e i
progetti vennero bene ed ebbero finanziamenti pubblici mirati; essa visione si
appoggiava, necessariamente, su un maggiore protagonismo dei privati:
proprietari privati, altri soggetti privati con o senza fini di lucro,
volontariato. A mio avviso, se proprio vogliamo vedere carenze negli anni
successivi, è qui che bisogna cercare: quello che in Oasi non ha funzionato
come ci si aspettava è il link tra privati proprietari (con un background
"ambientale" modellato sui cacciatori), e volontari ambientali, o anche solo
appassionati dell'ambiente e dei luoghi (quelli che in un certo momento hanno
dato una mano, e molti altri). Personalmente, quello che avevo da dire l'ho
detto man mano su questo blog, che nacque volendo crederci, all'Oasi WWF:
all'inizio proposi a Dante di scriverlo insieme, gli mandai anche le password
per usarlo, ma preferì limitarsi a mandarmi i dati dei censimenti mensili
dell'avifauna e la check-list; mi limito a dire che una ulteriore
collaborazione non è stata possibile. Ma a questo punto, detto quel che
ritenevo di dover dire, mi aspetterei veramente che si uscisse dalle
personalizzazioni, perché ora serve, mi pare, una visione aggiornata (io la
chiamo, mi scuserete, di politica territoriale) riconoscibile da molte più
persone che non dieci anni fa. Anche perché negli ultimi dieci anni sono
cambiate più cose che nei venti anni precedenti (la struttura della
popolazione, la mobilità, la rete ...) e ci sono molte più persone, associate o
meno, che hanno capito "sul campo" l'importanza dei beni pubblici - anche
quando il patrimonio è privato: la natura, ma anche la cultura, la storia dei
luoghi, il paesaggio, sono esempi ...
Che poi, questo è il motivo per cui questo blog a un certo punto ha cambiato
titolo: "parco" mi sembrava sottolineasse molto meglio di un'oasi
malfunzionante (o non ancora funzionante) l'esigenza di relazione tra valori
naturalistici e valori di altra natura, storici per esempio, o più
genericamente culturali, da promuovere entrambi, secondo me. Lo so bene che
nella legge regionale sulle aree protette, sia pure modificata da poco, una
cosa così ci sta a fatica, diciamo pure che non ci sta; lo so da me che oggi
far nascere un parco per sottolineare l'esigenza di tutelare beni pubblici è
molto più difficile di trent'anni fa. Lo so che da soli non si può. Un sogno,
se vogliamo. E' che ogni tanto preferisco fare sogni nuovi, piuttosto che
nostalgicare quelli di trent'anni, o dieci anni, fa. In fin dei conti ognuno
può coltivare i suoi sogni, al giorno d'oggi perfino farsi la sua oasi
virtuale.