Il catalogo degli uccelli
By Giampaolo on Friday 11 February 2011, 20:50 - Permalink
Uno dei termini tecnici più in uso tra chi osserva gli uccelli è
Checklist.
List come lista, elenco. Check perché si usa mettere un segno
di spunta a fianco di quelli che si sono visti. Di check-list ce ne sono di
tutti i tipi: per tutta un'oasi (come quella che pubblichiamo qui a fianco fin
dall'inizio di questo blog); per regione, per nazione, per regione
biogeografica (come quella del Paleartico
occidentale, di cui EBN ha appena pubblicato una versione
aggiornata); oppure, la propria personale, con tutti gli uccelli che si
sono visti in natura con la data e il luogo.
Quello che le accomuna tutte è che sono organizzate per
specie, secondo il sistema (Systema Naturae) messo a
punto da Carl Nilsson Linnaeus (Linneo) nel 1700, ancora sostanzialmente
valido, nonostante le conoscenze che poi avrebbe portato Darwin alla fine del
secolo successivo. E' vero che specie è un concetto statico, mentre
oggi sappiamo che anche gli animali si evolvono: ma in tempi lunghissimi.
Semplicemente, la durata della vita umana, e quindi le nostre osservazioni,
sono un battito di ciglia per i tempi dell'evoluzione (almeno per l'evoluzione
degli animali superiori, e a meno di selezioni artificiali, ibridazioni e
manipolazioni genetiche - che poi è il vero problema di oggi). Perciò in prima
approssimazione si considera generalmente valida la definizione scolastica di
specie come gruppo di individui interfecondi, ossia che possono
accoppiarsi producendo una discendenza fertile. Da un asino e una cavalla può
nascere un mulo, un ibrido che però è sterile; per restare nel mondo degli
uccelli in natura, non è così difficile vedere ibridi di Moretta x Moriglione
(occasionalmente anche altri ibridi), ma non si tratta di specie a sè, degna di
una propria riga nella check-list. Ogni riga una specie, con tanto di nome
scientifico in latino, come volle Linneo: la checklist è un pilastro della
pratica ornitologica.
A dire il vero, l'utilizzatore non specialista recentemente ha cominciato a
veder vacillare qualche certezza: per esempio quando sono cambiati alcuni nomi
scientifici, e non per specie accidentali o poco osservate, ma proprio per
quelle più comuni. Così il Gabbiano comune, che si chiamava Larus
ridibundus fin dai tempi di Linneo, da pochi anni si trova come
Chroicocephalus ridibundus; l'Airone bianco maggiore non si dovrebbe
chiamare più Egretta alba ma Casmerodius albus. E fin qui,
pazienza, ci saranno buoni motivi. Ma poi chi segue un po' le discussioni
ornitologiche scopre per esempio che talvolta una specie viene
splittata: il neologismo viene da split, in inglese
separazione, divisione: in pratica, può succedere che quelle che un tempo si
ritenevano sottospecie di una stessa specie, magari solo con qualche piccola
differenza tra popolazioni geograficamente distanti, da un certo punto in poi
vengano invece considerate specie distinte. In teoria potrebbe verificarsi
anche il caso contrario, ma succede di rado, forse perché la scienza moderna
premia più la specializzazione che la sintesi, che è più faticosa.
In realtà, la scienza stessa offre oggi metodiche di indagine (come ad esempio
l'analisi del DNA) che consentono di vedere differenze tali da giustificare una
classificazione a sè, anche in casi in cui l'osservazione non basta. E' il caso
delle cosiddette sibling species (specie sorelle): come esempio si
cita spesso la distinzione tra Rampichino (Certhia brachydactyla) e
Rampichino alpestre (Certhia familiaris), queste peraltro descritte
separatamente da anni nonostante le difficoltà: ma chissà quante altre ce ne
saranno, identificabili con le tecniche nuove. D'altra parte i biologi stessi
ci avvertono che il concetto stesso di specie non è perfetto, così come la
checklist non è l'attrezzo universale del frequentatore di oasi. Questa è la
interessante conclusione di un buon articolo sull'argomento:
Perché allora il concetto di specie è ancora tanto radicato in biologia?
Semplicemente per una questione di comunicazione. Fingere che il mondo sia
ancora considerabile limpido, perfetto ed ordinato facilita immensamente la
comunicazione. Come molti altri concetti l’idea di specie non è perfetta. La
sua utilità però è indiscussa. E tanto basta.
Allora diciamolo meglio: l'osservazione e la descrizione sono solo i primi passi del metodo scientifico, poi, se si vuol fare sul serio, ci vuole la teoria, con tutto quel che comporta in termini di impegno scientifico e confronto. E qui ci fermiamo, ché questo blog non è nato per questo, ma i più giovani sono avvertiti. Il bello è che ognuno può fermarsi al livello di approfondimento che crede, e continuare lo stesso a godersi le oasi di natura.