A dire il vero, l'utilizzatore non specialista recentemente ha cominciato a veder vacillare qualche certezza: per esempio quando sono cambiati alcuni nomi scientifici, e non per specie accidentali o poco osservate, ma proprio per quelle più comuni. Così il Gabbiano comune, che si chiamava Larus ridibundus fin dai tempi di Linneo, da pochi anni si trova come Chroicocephalus ridibundus; l'Airone bianco maggiore non si dovrebbe chiamare più Egretta alba ma Casmerodius albus. E fin qui, pazienza, ci saranno buoni motivi. Ma poi chi segue un po' le discussioni ornitologiche scopre per esempio che talvolta una specie viene splittata: il neologismo viene da split, in inglese separazione, divisione: in pratica, può succedere che quelle che un tempo si ritenevano sottospecie di una stessa specie, magari solo con qualche piccola differenza tra popolazioni geograficamente distanti, da un certo punto in poi vengano invece considerate specie distinte. In teoria potrebbe verificarsi anche il caso contrario, ma succede di rado, forse perché la scienza moderna premia più la specializzazione che la sintesi, che è più faticosa.
In realtà, la scienza stessa offre oggi metodiche di indagine (come ad esempio l'analisi del DNA) che consentono di vedere differenze tali da giustificare una classificazione a sè, anche in casi in cui l'osservazione non basta. E' il caso delle cosiddette sibling species (specie sorelle): come esempio si cita spesso la distinzione tra Rampichino (Certhia brachydactyla) e Rampichino alpestre (Certhia familiaris), queste peraltro descritte separatamente da anni nonostante le difficoltà: ma chissà quante altre ce ne saranno, identificabili con le tecniche nuove. D'altra parte i biologi stessi ci avvertono che il concetto stesso di specie non è perfetto, così come la checklist non è l'attrezzo universale del frequentatore di oasi. Questa è la interessante conclusione di un buon articolo sull'argomento:

Perché allora il concetto di specie è ancora tanto radicato in biologia? Semplicemente per una questione di comunicazione. Fingere che il mondo sia ancora considerabile limpido, perfetto ed ordinato facilita immensamente la comunicazione. Come molti altri concetti l’idea di specie non è perfetta. La sua utilità però è indiscussa. E tanto basta.

Allora diciamolo meglio: l'osservazione e la descrizione sono solo i primi passi del metodo scientifico, poi, se si vuol fare sul serio, ci vuole la teoria, con tutto quel che comporta in termini di impegno scientifico e confronto. E qui ci fermiamo, ché questo blog non è nato per questo, ma i più giovani sono avvertiti. Il bello è che ognuno può fermarsi al livello di approfondimento che crede, e continuare lo stesso a godersi le oasi di natura.