Nella nostra Oasi l'Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus) visto nei giorni scorsi non è una novità assoluta: quasi tutti gli anni uno o più individui passano di qui nel loro girovagare per la pianura padana. Non si tratta di una migrazione: come suggerisce il nome scientifico questa è una specie africana, che anzi si è ridotta anche nel suo proprio areale. Non si tratta nemmeno dell'esito di complessi (e discutibili) progetti pur con qualche base scientifica, come quello che ha per oggetto il suo parente Ibis eremita (Geronticus eremita), a cui gli allievi austriaci di Konrad Lorenz stanno tentando di reimpiantare l'istinto migratorio trascinandoseli dietro a un aeroplanino tra l'Austria e l'Oasi WWF di Orbetello, col risultato (finora) che ogni tanto qualcuno se ne va per i fatti suoi e viene segnalato da qualche parte, piuttosto frastornato e facilmente avvicinabile: mai visto qui da noi, per fortuna, è proprio il caso di dirlo.
Invece, la popolazione italiana di Ibis sacro ha certamente origine aufuga, si tratta cioè di esemplari fuggiti da voliere (o liberati di proposito), ma da oltre 20 anni si registrano nidificazioni regolari, quasi tutte concentrate nelle province di Novara e Vercelli, come ben spiega questo articolo dei Quaderni di EBN. Individui erratici sono stati comunque osservati un po' in tutta la pianura padana: insomma, qualcuno di loro se ne va a spasso più o meno in tutte le stagioni, da solo, in coppia o in compagnia. L'avvistamento di un individuo all'Oasi nei giorni scorsi è praticamente contemporaneo a quello di ieri di 4 o 5 individui nella vasca del SIC-ZPS di Tivoli, vicino a San Giovanni in Persiceto, anche se "il nostro" non sembra uno di loro, almeno a giudicare dalle chiazze nel piumaggio della nuca: forse un "esploratore" incaricato di trovare un buon posto per i suoi compagni?