Perché gli uccelli cantano (1928)
By Giampaolo on Monday 17 January 2011, 11:00 - Permalink
Un paio di mesi fa in questo blog abbiamo parlato di un libro pubblicato in
italiano nel 2006, Perché gli uccelli
cantano, di David Rothenberg (edizione originale 2005: Why birds sing.
A journey into the mistery of bird song).
Con una certa sorpresa abbiamo trovato nel
catalogo di una libreria antiquaria un libro francese dal titolo quasi
identico: Pourquoi les oiseaux chantent. E' una edizione
tascabile del 1946, ma il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1928,
l'autore è Jacques Delamain, un ornitologo di un certo rilievo, nonché
direttore della collana Les Livres de Nature, che a giudicare dai
titoli ci sembra il prototipo di molte collane divulgative che sarebbero
comparse nel dopoguerra anche in Italia. Faremo alla fine qualche
considerazione su questa "coincidenza" (?), ma prima vogliamo raccontarvi un
po' di questo libro.
Bisogna dire subito che, a differenza dell'altro, il canto (degli uccelli)
non è l'unico argomento del libro, che è piuttosto una accurata descrizione dei
loro comportamenti durante tutto l'arco dell'anno, o per meglio dire una
narrazione, stagione per stagione, della loro presenza nella campagna francese,
ad opera di un osservatore attentissimo alle loro diverse caratteristiche e
attitudini, alle affinità e alle ostilità fra specie diverse, ai riti
dell'accoppiamento e della migrazione.
In effetti gli aneddoti sull'autore (1874-1953) parlano di una infanzia in
campagna, e di una passione rafforzata nelle trincee della prima guerra
mondiale, quando puntava il binocolo d'ordinanza più sull'avifauna vicina che
non sull'orizzonte alla ricerca del nemico tedesco. Al ritorno, abbandonò
definitivamente anche il fucile da caccia per dedicarsi completamente
all'ornitologia. Questo ed altri suoi libri non hanno però il carattere di un
trattato scientifico, si rivolgono a un pubblico vasto con un linguaggio ricco
ed elegante, quasi a voler riprodurre ogni sfumatura dell'osservazione, visuale
o acustica che sia. Ad esempio:
Molte specie non hanno che una sola nota, appena distinta dal grido. Lo
Zigolo nero, appollaiato sul suo cespuglio di biancospino, ripete
instancabilmente la sua unica sillaba. I suoi cugini, lo Zigolo giallo e
l'Ortolano, hanno trovato la frase semplice, monotona all'inizio, ma che si
espande alla fine in una chiara nota tenue. Il Fringuello l'amplifica nel suo
ritornello preciso, dal crescendo scrosciante. Il Fanello, il Cardellino, la
prolungano e la rompono in un racconto musicale abbastanza confuso, ingenuo e
punteggiato di fresche esclamazioni. L'Allodola varia le sue combinazioni,
improvvisa, e sulla trama musicale più semplice raggiunge una grande arte. Con
un timbro più pieno, i Silvidi assemblano le loro note in canzoni gioiose,
limpide, un po' facili. Uno di essi, la Capinera, nella sua bella frase sonora
e largamente ritmata che lancia a piena gola, fa presagire già la famiglia dei
maestri, quella dei Turdidi, che ci dà, nella nostra zona climatica, quattro
grandi artisti: il Merlo, il Tordo bottaccio, l'Usignolo e il Pettirosso
...
In altre parti del libro il tono è ancora più discorsivo e appassionato. E'
un approccio certamente un po' datato, una prosa poco usuale ai nostri tempi
che non abbiamo più tempo; ma qualcuno di noi (siamo ormai la minoranza) si
ricorda ancora una infanzia in cui non c'era la televisione, e anche di libri
in casa ce n'erano pochi. Per chi aveva scoperto il gusto della lettura un
libro come questo era una miniera di nomi e parole nuove, una descrizione di
accadimenti vicini, ripetuti a ogni stagione eppure sconosciuti, la
sottolineatura di comportamenti che guardando con un po' di attenzione si
potevano ritrovare in natura. E non c'era nemmeno bisogno delle illustrazioni,
che si potevano reperire altrove: nell'edizione che abbiamo consultato non ci
sono, ma il testo corre fluido come un racconto - tutt'al più è utile avere
sottomano un manualetto per accertarsi di aver capito esattamente di quale
uccello si sta parlando (esistono però altre edizioni, anche illustrate: in
Francia il libro è stato pubblicato fino al 2001). Gli scienziati di oggi hanno
un approccio un po' diverso, ma Delamain era ben conosciuto dai suoi
contemporanei, anche da artisti come Olivier Messiaen, il musicista che più di
tutti nel corso del Novecento si è ispirato alle manifestazioni sonore del
mondo degli uccelli, che fu ospite nella sua casa in campagna (ora rifugio
gestito dalla Lega per la Protezione degli Uccelli francese), e alla sua
memoria dedicò la composizione Le Reveil des
Oiseaux.
Infine, una curiosità: questo libro di Delamain è tra quelli che Antonio
Gramsci aveva con sè nel carcere fascista.
Torniamo all'editoria dei giorni nostri. Possibile che David Rothenberg e il
suo staff editoriale non conoscessero questo libro? D'accordo che lui è un
musicista, interessato al suono piuttosto che al comportamento degli uccelli,
ma il suo libro ha ambizioni scientifiche e dimostra qualche ricerca in
biblioteca, tanto che nella Bibliografia d'approfondimento finale si
citano non solo opere classiche sugli uccelli e sulla vita degli animali in
genere, ma anche problematiche che appartengono alla storia dell'ornitologia, e
della cultura in generale: per esempio l'osservazione e lo studio del singolo
individuo piuttosto che della specie (problematica peraltro accennata anche nel
libro di Delamain). Per di più, il libro francese fu tradotto in USA nel 1931 con lo stesso
titolo Why birds sing che poi ha usato Rothenberg nel 2005. Eppure
Jacques Delamain non è mai citato da Rothenberg. Semplice ignoranza, omissione
intenzionale o modello culturale che, se da un lato è aperto alle
contaminazioni feconde fra ambiti conoscitivi diversi, manca però dei
fondamentali per poter costruire un edificio conoscitivo non effimero?
Credo che molti penseranno la seconda che hai detto, come lo studente
Lorenzo di fronte alla professoressa Dandini; ma appunto, per poter argomentare
questa convinzione e far di meglio ci vogliono buone scuole, strutture,
istituzioni, reti di relazioni; e ci vuole lavoro scientifico, compreso quello
dello storico che segue la pista delle intuizioni e le colloca nel giusto
contesto.