Bisogna dire subito che, a differenza dell'altro, il canto (degli uccelli) non è l'unico argomento del libro, che è piuttosto una accurata descrizione dei loro comportamenti durante tutto l'arco dell'anno, o per meglio dire una narrazione, stagione per stagione, della loro presenza nella campagna francese, ad opera di un osservatore attentissimo alle loro diverse caratteristiche e attitudini, alle affinità e alle ostilità fra specie diverse, ai riti dell'accoppiamento e della migrazione.
In effetti gli aneddoti sull'autore (1874-1953) parlano di una infanzia in campagna, e di una passione rafforzata nelle trincee della prima guerra mondiale, quando puntava il binocolo d'ordinanza più sull'avifauna vicina che non sull'orizzonte alla ricerca del nemico tedesco. Al ritorno, abbandonò definitivamente anche il fucile da caccia per dedicarsi completamente all'ornitologia. Questo ed altri suoi libri non hanno però il carattere di un trattato scientifico, si rivolgono a un pubblico vasto con un linguaggio ricco ed elegante, quasi a voler riprodurre ogni sfumatura dell'osservazione, visuale o acustica che sia. Ad esempio:

Molte specie non hanno che una sola nota, appena distinta dal grido. Lo Zigolo nero, appollaiato sul suo cespuglio di biancospino, ripete instancabilmente la sua unica sillaba. I suoi cugini, lo Zigolo giallo e l'Ortolano, hanno trovato la frase semplice, monotona all'inizio, ma che si espande alla fine in una chiara nota tenue. Il Fringuello l'amplifica nel suo ritornello preciso, dal crescendo scrosciante. Il Fanello, il Cardellino, la prolungano e la rompono in un racconto musicale abbastanza confuso, ingenuo e punteggiato di fresche esclamazioni. L'Allodola varia le sue combinazioni, improvvisa, e sulla trama musicale più semplice raggiunge una grande arte. Con un timbro più pieno, i Silvidi assemblano le loro note in canzoni gioiose, limpide, un po' facili. Uno di essi, la Capinera, nella sua bella frase sonora e largamente ritmata che lancia a piena gola, fa presagire già la famiglia dei maestri, quella dei Turdidi, che ci dà, nella nostra zona climatica, quattro grandi artisti: il Merlo, il Tordo bottaccio, l'Usignolo e il Pettirosso ...

In altre parti del libro il tono è ancora più discorsivo e appassionato. E' un approccio certamente un po' datato, una prosa poco usuale ai nostri tempi che non abbiamo più tempo; ma qualcuno di noi (siamo ormai la minoranza) si ricorda ancora una infanzia in cui non c'era la televisione, e anche di libri in casa ce n'erano pochi. Per chi aveva scoperto il gusto della lettura un libro come questo era una miniera di nomi e parole nuove, una descrizione di accadimenti vicini, ripetuti a ogni stagione eppure sconosciuti, la sottolineatura di comportamenti che guardando con un po' di attenzione si potevano ritrovare in natura. E non c'era nemmeno bisogno delle illustrazioni, che si potevano reperire altrove: nell'edizione che abbiamo consultato non ci sono, ma il testo corre fluido come un racconto - tutt'al più è utile avere sottomano un manualetto per accertarsi di aver capito esattamente di quale uccello si sta parlando (esistono però altre edizioni, anche illustrate: in Francia il libro è stato pubblicato fino al 2001). Gli scienziati di oggi hanno un approccio un po' diverso, ma Delamain era ben conosciuto dai suoi contemporanei, anche da artisti come Olivier Messiaen, il musicista che più di tutti nel corso del Novecento si è ispirato alle manifestazioni sonore del mondo degli uccelli, che fu ospite nella sua casa in campagna (ora rifugio gestito dalla Lega per la Protezione degli Uccelli francese), e alla sua memoria dedicò la composizione Le Reveil des Oiseaux.
Infine, una curiosità: questo libro di Delamain è tra quelli che Antonio Gramsci aveva con sè nel carcere fascista.

Torniamo all'editoria dei giorni nostri. Possibile che David Rothenberg e il suo staff editoriale non conoscessero questo libro? D'accordo che lui è un musicista, interessato al suono piuttosto che al comportamento degli uccelli, ma il suo libro ha ambizioni scientifiche e dimostra qualche ricerca in biblioteca, tanto che nella Bibliografia d'approfondimento finale si citano non solo opere classiche sugli uccelli e sulla vita degli animali in genere, ma anche problematiche che appartengono alla storia dell'ornitologia, e della cultura in generale: per esempio l'osservazione e lo studio del singolo individuo piuttosto che della specie (problematica peraltro accennata anche nel libro di Delamain). Per di più, il libro francese fu tradotto in USA nel 1931 con lo stesso titolo Why birds sing che poi ha usato Rothenberg nel 2005. Eppure Jacques Delamain non è mai citato da Rothenberg. Semplice ignoranza, omissione intenzionale o modello culturale che, se da un lato è aperto alle contaminazioni feconde fra ambiti conoscitivi diversi, manca però dei fondamentali per poter costruire un edificio conoscitivo non effimero?
Credo che molti penseranno la seconda che hai detto, come lo studente Lorenzo di fronte alla professoressa Dandini; ma appunto, per poter argomentare questa convinzione e far di meglio ci vogliono buone scuole, strutture, istituzioni, reti di relazioni; e ci vuole lavoro scientifico, compreso quello dello storico che segue la pista delle intuizioni e le colloca nel giusto contesto.