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Monday 17 January 2011

Perché gli uccelli cantano (1928)

Un paio di mesi fa in questo blog abbiamo parlato di un libro pubblicato in italiano nel 2006, Perché gli uccelli cantano, di David Rothenberg (edizione originale 2005: Why birds sing. A journey into the mistery of bird song).

Delamain.jpgCon una certa sorpresa abbiamo trovato nel catalogo di una libreria antiquaria un libro francese dal titolo quasi identico: Pourquoi les oiseaux chantent. E' una edizione tascabile del 1946, ma il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1928, l'autore è Jacques Delamain, un ornitologo di un certo rilievo, nonché direttore della collana Les Livres de Nature, che a giudicare dai titoli ci sembra il prototipo di molte collane divulgative che sarebbero comparse nel dopoguerra anche in Italia. Faremo alla fine qualche considerazione su questa "coincidenza" (?), ma prima vogliamo raccontarvi un po' di questo libro.

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Thursday 13 January 2011

B55: storia di un'oca selvatica

Nella memoria infantile della mia generazione è stampata la sigla B52: erano le "fortezze volanti" della seconda guerra mondiale, mastodontici aerei impiegati fin oltre il 2000 nella guerra in Afghanistan.
Speriamo invece che ai bambini di Bentivoglio e dintorni resti impressa invece la sigla B55, quella di un altro grande volatore, ma del tutto diverso: l'ochina con il collare rosso che passa questo inverno all'Oasi, e spesso si fa vedere proprio di fronte al Capanno grande. Grazie al sistema di marcatura, e alla cortesia di Michal Podhrazský, l'ornitologo ceco responsabile del progetto, siamo in grado di conoscere almeno qualcuno dei suoi spostamenti.

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Sunday 9 January 2011

Il territorio a quadretti

Chi usa Ornitho per segnalare osservazioni di uccelli o anche solo, senza essere iscritto, per vedere sulla pagina iniziale cos'hanno appena visto altri, spesso trova una sigla del tipo: Bentivoglio (32N 493 / 4948).
Gli iscritti al sito sanno già di cosa si tratta; per gli altri aggiungiamo qui di seguito qualche parola di spiegazione, anche per far capire che oltre al passatempo c'è di più.

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Wednesday 5 January 2011

Animali selvatici: chi più, chi meno

Oca_egMP.jpg

Dopo il post sulle oche ci hanno rimproverato di non aver citato l'Oca egiziana (Alopochen aegyptiacus) che molti hanno visto e fotografato in questi giorni. E' vero, c'è anche quella, anche se dovrebbe trattarsi di un individuo che staziona in zona da prima dell'arrivo delle altre migratrici e addirittura è stato fotografato mentre portava a spasso pulcini variopinti, probabilmente frutto di un incrocio (invece abbiamo avuto la conferma che l'Oca selvatica col collare B55 è stata marcata nella Repubblica Ceca!). Le oche egiziane però ogni tanto passano di qui, e meritano attenzione.

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Monday 3 January 2011

Eclisse di sole dai capanni dell'Oasi

Saprete già che domattina martedì 4 gennaio 2011 ci sarà un'eclisse parziale di sole, praticamente dal suo sorgere fin verso le 10.30, con il massimo poco dopo le 9. Lo segnaliamo qui perché ci è capitato spesso di vedere le prime ore di luce dai capanni dell'Oasi, e qualche volta ancha a provare di fotografare il disco solare che si sta alzando. Per esempio questa foto (far di meglio non è difficile :-) ) è del 24 ottobre, ora non si può fare perché il sole sorge quasi 10° più a sud, ma ci sono tante altre inquadrature possibili - nebbia permettendo, ed ovviamente con le opportune cautele, non rischiate la vista!
Quanto alle reazioni degli animali, sarà difficile notarle, perché nonostante una copertura massima di 7/10 la diminuzione di luminosità dovrebbe essere minima, paragonabile a quella del passaggio di una piccola nube. Però, chissà, non resta che sperare nel sereno e provare; in ogni caso gli animali ci saranno!

Saturday 1 January 2011

Buon anno, Parco!

Mentre riprende vigore l'idea di una tutela unitaria per quell'ambiente unico che è il Delta del Po, a dispetto dello smantellamento più o meno silenzioso del sistema dei parchi, nuove nubi si affacciano all'orizzonte vicino, in questo caso nella forma di una nuova autostrada da Mestre a Ravenna (e c'è da giurarci che poi verrà la voglia di un'altra da Ravenna a Rimini). Per i parchi no (e nemmeno per la manutenzione e la messa in sicurezza della viabilità esistente) ma per progetti come questi i soldi non mancano neanche in tempi di crisi, anche perché chi ne ha molti, qualcosa deve inventarsi per farli fruttare. Perciò in questo momento non sono certo le risorse che mancano ai promotori delle grandi opere; si risvegliano fantasmi che ormai credevamo morti e sepolti, come l'autostrada in Maremma; non conoscono crisi le progettazioni di infrastrutture e campagne di comunicazione contro chi si oppone alla modernizzazione del paese (come se fosse questa: erano idee già vecchie trent'anni fa) e contro chi dice sempre no (state vedendo il nuovo pressing pro-nucleare?).
Per le grandi opere stradali il copione è lo stesso già visto tante volte: per far guadagnare qualche minuto di viaggio (pagando, naturalmente) per spostamenti spesso inutili e irrazionali, si taglia a fette quel che resta del territorio; lo si snatura con autogrill, luminarie e "comunicazione visiva" ad uso dei viaggiatori, qui in pianura in particolare si stravolge la viabilità locale, si artificializza sempre di più il reticolo idraulico, si trasformano i luoghi in una immensa periferia urbana senza creare realmente alcun effetto città, tutt'al più concedendo qualche compensazione o qualche mitigazione dell'impatto.
Perché ne parliamo qui?

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Tuesday 28 December 2010

L'ocaio di Bentivoglio

Come sapete, l'ex-risaia è stata scelta da qualche anno come luogo di svernamento da una numerosa comunità di oche selvatiche. Un numero sempre maggiore di birdwatchers, fotografi e semplici curiosi viene anche da lontano a vederle, e loro si fanno vedere e sentire senza risparmio, anche spostandosi durante il giorno con involi spettacolari, per poi tornare a pascolare tra i capanni o riposare. Fortunatamente anche in Italia sta aumentando il numero di appassionati che si spostano nei luoghi più interessanti per osservare gli animali senza disturbarli, e anche l'ocaio di Bentivoglio sta diventando una meta di pellegrinaggi naturalistici invernali, per così dire. Tra i visitatori ce ne sono di veramente competenti e capaci di scovare anomalie e differenze individuali, e d'altra parte la competenza degli osservatori locali sta aumentando, anche per effetto di questi scambi di conoscenze. Se è facile per tutti riconoscere la famiglia di oche bianche in mezzo alle oche grigie, qualche anno fa solo pochissimi frequentatori di questi posti erano in grado di segnalare la presenza di Oche lombardelle o Oche granaiole in mezzo alle Anser anser.
OcaGranaiola101213.jpg O addirittura di riconoscere la sottospecie, come nel caso delle granaiole, che possono essere Oca granaiola della Taiga (Anser fabalis fabalis) oppure (più probabilmente, dalle nostre parti) Oca granaiola della Tundra come quella in primo piano qui sopra (Anser fabalis rossicus, altrimenti detta Anser serrirostris - questa faccenda di specie e sottospecie è meno semplice di quel che sembra).
Ora che ci sono molti occhi e molti teleobiettivi puntati sugli stormi sappiamo che negli ultimi quindici giorni in mezzo ad alcune centinaia di Oche selvatiche (od Oche grigie, insomma Anser anser, arrivate ad essere oltre 500) si sono viste:

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Friday 24 December 2010

Paesaggio natalizio

Volpe20101216.gif

Finlandia? Lapponia? No, ex-risaia di Bentivoglio!
L'anno scorso nevicò poco prima di Natale, quest'anno ha anticipato un po', queste foto sono del 16 dicembre 2010. Guardate qui di seguito e dite se non sembra di essere in un documentario sul grande Nord !

Buon Natale a tutti


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Tuesday 21 December 2010

Paesaggio agrario di risaia. A partire da qui

La vicenda di cui abbiamo dato qualche cenno riguarda l'intera pianura bolognese: la Notificazione Frosini tratta con altrettanta precisione di territori che vanno dal confine modenese alla pianura imolese, ne è interessata tutta la "bassa", cioè la pianura a minore pendenza e scolo più problematico, prossima alle valli naturali. La mappa di Andrea Chiesa del 1742 mostrava una barchetta più o meno dov'è oggi il Casone del Partigiano (che era, appunto, un casone di valle): ma vedete anche che la valle copre un angolo di strade certamente preesistenti (le attuali via Santa Maria in Duno e via Castello), e che ci sono casine al limitare della valle, e perfino la Chiesa dell'Olmo: a ribadire che le valli, proprio così naturali non erano, anche senza voler risalire indietro fino alla centuriazione di epoca romana.
In una storia secolare il dibattito e il provvedimento sulle risaie dell'inizio Ottocento non è che un episodio, che testimonia però di una robusta accelerazione degli eventi, che prelude alla bonifica come soluzione definitiva, già intravista: sarà messa in opera non appena la macchina a vapore potrà trovare applicazione pratica, e ancor più quando si scoprirà la vera causa delle febbri intermittenti genericamente attribuita alla mal'aria delle valli.

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Friday 17 December 2010

Paesaggio agrario di risaia /4

Attraverso le Osservazioni dei parroci ai quesiti posti dalla Commissione Frosini nel 1816 apprendiamo cose interessanti relative alle risaie di Saletto:

Quanto più favorevoli erano in questa Parrocchia le condizioni di aria , di scolo , e di coltivazione ; tanto più grandi sono i funesti effetti della introduzione delle risaje nella medesima . Questa accadde nel 1795., e si è sempre più dilatata in appresso . Manca nello specchio esibito la colonna dell'annua popolazione ; ed invece vi sono notati i soli due estremi , cioè la popolazione del 1795., ch'era di 914. anime; e quella del 1815. di sole 787. A questo risultato di scemata popolazione conduce ancora il rapporto dei nati , e morti nel decennio posteriore alle risaje . Nel primo i nati furono 489., ed i morti 129. Nel secondo i nati furono 306. ; ed i morti, con la correzione per gli anni del contagio petecchiale, 374. Nelle osservazioni annesse a questo specchio è degna di attenzione una circostanza. Venticinque famiglie coloniche si sono disperse per la distruzione de'loro poderi ; e ne sono subentrate altrettante , e più di braccianti ; e contuttociò la popolazione è scemata . Ciò dipende dallo stato più prospero , e per conseguenza sempre più numeroso delle famiglie coloniche in paragone di quelle di semplici giornalieri .

Quando poi si trova un parroco particolarmente zelante ed abile nell'impiego della statistica per documentare il danno delle risaie, le sue considerazioni si riportano per esteso nella Relazione:

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Wednesday 15 December 2010

Paesaggio agrario di risaia /3

La Parrocchia di S. Maria in Duno aveva nel decennio anteriore alle risaje una popolazione complessiva di 10470.; e nel decennio posteriore questa si trova ridotta a 9808. Ebbe 421. morti nel primo decennio, e n'ebbe nel secondo 392.; mentre in proporzione della diminuzione della sua popolazione non avrebbe dovuto averne che 377. Questa Parrocchia non era affatto scevra da qualche valle naturale ; ma per la massima parte il suo territorio era secco, e salubre . Per lo contrario Rubizzano , Parrocchia , che si trova nell'orlo di valli naturali , ha risentito minor danno nella introduzione delle risaje nel suo territorio ...

Gli Atti della Commissione Speciale destinata dalla Santità di Nostro Signore Papa Pio VII per le Risaje della Provincia Bolognese ed altre l'anno 1816 sono una miniera di informazioni di grande dettaglio territoriale, oltre che un documento rilevante per la storia politica e amministrativa. Qui le consideriamo soprattutto per il primo aspetto, riportandone alcuni estratti che riguardano l'attuale comune di Bentivoglio, ma dobbiamo fare almeno qualche cenno al contesto, cioè alle modalità della resa dei conti tra vecchi proprietari e autorità ecclesiastiche da un lato, e uomini nuovi dall'altro, quelli cioè che della incapacità di rinnovamento dei primi (che avevano fatto naufragare anche i tentativi riformatori del cardinal legato Boncompagni) se ne erano approfittati un po' troppo.

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Friday 10 December 2010

Paesaggio agrario di risaia /2

Recentemente in un archivio privato ci è capitato per le mani un opuscoletto a stampa di inizio Ottocento dal titolo Raccolta di alcune disposizioni governative in materia di risaje, valli e derivazioni d'acque stampato a Bologna dalla Tipografia Compositori nel 1817.

Comincia con un Decreto sulle risaie del 3 febbraio 1809 firmato da Napoleone, applicativo di uno precedente del 5 settembre 1806 che all'articolo 78 diceva: sarà fatto un regolamento per istabilire le distanze minime delle risaie dai centri abitati, ché evidentemente le proteste avevano cominciato a preoccupare anche l'Amministrazione del Regno d'Italia.
Seguono due documenti, del 1809 e del 1812, del Prefetto del Dipartimento del Reno.

Partiti i francesi e a Bologna restaurato il potere temporale della Chiesa, non è più tempo per la difesa delle risaie o i temporeggiamenti: così abbiamo la Notificazione di Giacomo dei Principi Giustiniani, Prelato domestico di N.S. Referendario ... Delegato Apostolico ... , del 5 febbraio 1816, che dice:
Egli è a nostra cognizione, che molti proprietari di terreni hanno attivato arbitrariamente delle Risaje e valli Artificiali senza le debite concessioni
e chiede loro di esibire il diritto di derivar l'acque.

A partire da qui le disposizioni governative si fanno serrate:

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Tuesday 7 December 2010

Paesaggio agrario di risaia

La risaia è un tipo di paesaggio agrario. Per la pianura bolognese e ravennate - e per l'economia dei rispettivi capoluoghi - è stata tanto importante che non sono certo mancati studi approfonditi. E' già stato detto tutto il possibile? Conosciamo già ogni documento? Possiamo affidarci tranquillamente alla storia già scritta e passare ad altro?

A Bologna molti sanno che cinquant'anni fa Renato Zangheri aveva studiato proprio cos'era successo nelle campagne bolognesi tra la rivoluzione francese e il Risorgimento; circa un anno fa abbiamo già ricordato in questo blog che proprio alle risaie aveva dedicato uno studio specifico, Il dibattito sulle risaie bolognesi agli inizi della Restaurazione, pubblicato nel Bollettino del Museo del Risorgimento nel 1960. Poco prima di lui, Luigi dal Pane aveva per così dire indirizzato i suoi più giovani collaboratori pubblicando un breve contributo su un analoghe vicende nel ravennate.
Di che dibattito si trattava?

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Wednesday 1 December 2010

Switch off

Questo blog si sta avviando alla conclusione, o quanto meno a una riduzione nella frequenza degli aggiornamenti: ancora qualche post poi non avremo più tempo per assicurare nuovi contenuti più o meno bisettimanali come è stato da quasi tre anni a questa parte. Non che non ci siano cose da dire: ma per fortuna nel frattempo molti si sono passati la voce a proposito dell'importanza dell'ex-risaia, molti la frequentano di persona, sono nati anche altri siti e altre iniziative, insomma c'è una certa attenzione a che qui le cose vadano per il meglio.

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Friday 26 November 2010

Codibugnoli e archeologi

Codibugnolo_dorso_101125.jpg L'inverno sta arrivando, qui vicino sta nevicando, il weekend si preannuncia freddo e uggioso con brevi sprazzi di sereno. A Bentivoglio ci sono almeno un paio di alternative al chiudersi in casa a lottare col digitale terrestre.
La prima è, come sempre, coprirsi bene e fare un giro per l'ex-risaia. C'è l'avifauna a cui ormai siamo abituati in questa stagione, in particolare grandi numeri di oche selvatiche e spettacolari voli di pavoncelle; e c'è anche qualche rarità, ancora da conoscere meglio: si tratta di alcuni codibugnoli a testa bianca.
I codibugnoli (Aegithalos caudatus) sono uccellini abbastanza comuni, parenti stretti delle altre cince (cinciallegra, cinciarella, cincia mora ...), dalle quali si distinguono per la lunghissima coda, oltre che per la colorazione prevalentemente bianconera, e per il fatto che si muovono quasi sempre in gruppo spostandosi da un ramo all'altro: se vedete un codibugnolo, cercate gli altri, quasi certamente sono lì vicino. Quando si riesce a osservarli bene (sono dei folletti che non stanno mai fermi) si nota una specie di grosso sopracciglio nero che parte dal becco e arriva sul dorso - ma con qualche eccezione: possono capitare, sia pure raramente, individui con la testa completamente bianca. Fino a poco fa si riteneva che appartenessero tutti ad una sottospecie tipica del nord Europa (Aegithalos caudatus caudatus), che giunge fin qui in stagioni particolarmente rigide oppure in virtù di quelle oscillazioni annuali nella consistenza delle popolazioni che sono un fenomeno ben noto, tanto da essere talvolta chiamate invasioni. Da qualche tempo sono in corso studi e osservazioni più sistematiche che intanto hanno consentito di stabilire che anche tra i "nostri" codibugnoli (Aegithalos caudatus europaeus) ci possono essere individui con la testa bianca in un numero limitato di casi (si parla del 2%). Le differenze con la sottospecie nordica sono minime.
Ora, in questo mese sono stati visti all'Oasi diversi branchetti (o è sempre lo stesso che si sposta?) comprendenti parecchi individui con la testa bianca: possiamo testimoniare che almeno in un caso le teste bianche erano la maggioranza del gruppo. Naturalmente è aperta la caccia ... fotografica! Anzi, chi avesse delle foto di buona qualità in cui si possono vedere le particolarità del piumaggio sappia che possono essere utili agli studi in corso.

A proposito di studi in corso, l'altra alternativa per il weekend a cui accennavamo all'inizio è la giornata in cui si farà il punto su L'archeologia e il territorio di Bentivoglio, domenica 28 a Villa Smeraldi, San Marino di Bentivoglio, a partire dalle 10.00, con la presentazione di alcuni dei recenti rinvenimenti e prosecuzione nel pomeriggio con cinque conferenze degli archeologi che sono stati impegnati negli scavi.

Cosa c'è in comune tra codibugnoli e archeologi? L'idea di un parco per la tutela di natura e storia del territorio, naturalmente.

Wednesday 24 November 2010

Ponte Poledrano

PontePoledrano.jpg

Quella che vedete qui sopra è una schedina bibliografica, simile a quelle dei cataloghi che erano comuni nelle biblioteche prima che arrivasse l'informatica. In questo caso l'indicazione bibliografica incollata è ritagliata da un catalogo a stampa, del tipo di quelli che ancora pubblicano alcune librerie antiquarie. A biro rossa è scritta la voce per la classificazione; la particolarità è che la calligrafia è quella di Emilio Sereni. In effetti la schedina è una delle molte migliaia che fanno parte del suo archivio personale (lasciato in eredità all'Istituto Alcide Cervi), contenenti riferimenti bibliografici, in alcuni casi anche dettagliati con un numero di pagina o una citazione, talvolta brevi appunti collocati sotto una precisa voce, eventualmente duplicati o moltiplicati se le categorie pertinenti erano più d'una. Questo sistema era il supporto del suo lavoro scientifico, di cui la Storia del paesaggio agrario italiano è l'opera più nota: l'anno prossimo saranno 50 anni dalla pubblicazione, ma com'è detto nella prefazione, la stesura risale al 1955, salvo che per il capitolo conclusivo.

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Saturday 20 November 2010

Le solite cicogne della Rizza

CicogneAlNido101119a.jpg La foto qui sopra non è una novità, è simile a quelle che in questi ultimi anni hanno fatto alla Rizza decine di visitatori. La particolarità è che è stata fatta ieri 19 novembre, così come le altre linkate. Sarà l'effetto di questo prolungamento di estate di San Martino (al momento della foto c'erano 13°C), in questi giorni alcune cicogne sono tornate sui nidi che erano stati abbandonati in estate poco dopo l'involo della nuova generazione.

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Tuesday 16 November 2010

S.O.S. Agricoltura

Quello di dopodomani giovedì 18/11 in Aula Magna di Santa Lucia dell'Università di Bologna è qualcosa in più del solito convegno sul futuro dell'agricoltura con ministri passati presenti e futuri: FAI e WWF, promotori insieme con l'Associazione di Agricoltura Biodinamica, annunciano la presenza dei loro fondatori e ora presidenti onorari, Giulia Crespi e Fulco Pratesi, a ribadire che la strada che oggi molti riconoscono come giusta è quella indicata da ormai più di trent'anni: abbiamo più che mai lo stesso problema di tutelare il patrimonio, che vuol dire essere in grado di guardare lontano: e questo, a ben vedere, è un valore tipico del mondo agricolo, a dispetto degli agribusiness mordi e fuggi. Vi rimandiamo al programma, in cui saranno presentati anche testimonianze che si può fare, c'è chi lo fa.

Per chi scrive questo blog trovare insieme FAI e WWF significa andare con la memoria a un percorso cominciato proprio proponendo la tutela dell'ex-risaia, col documento preparato all'inizio degli anni Ottanta dalla locale sezione del WWF.

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Sunday 14 November 2010

In su o in giù?

ViaBeccoTorto.gif

Thursday 11 November 2010

Suono e sentimento

Nel libro di Rothenberg che abbiamo appena commentato, a un certo punto si cita un classico di questo tipo di studi, Sound and Sentiment, di Steven Feld, che origina da una ricerca sul campo svolta nella Nuova Guinea a partire dal 1976 in mezzo al popolo dei kaluli, la cui cultura è profondamente legata agli uccelli della foresta tropicale. A riprova della disattenzione italiana per questi argomenti si può dire che fu pubblicato in edizione originale nel 1982, seguì nel 1989 una seconda edizione americana con un ampio Post scriptum, e solo nel 2009 è stato tradotto e pubblicato in Italia da Il Saggiatore, premettendovi una conversazione recente con Nicola Scaldaferri e Carlo Serra.
Le basi scientifiche di questo lavoro sono assai solide e il metodo è perfettamente consapevole dei principali sviluppi disciplinari in aree abbastanza precisamente connotate, come l'etnomusicologia (termine poco amato dall'autore) e l'antropologia culturale. La usuale (non da noi) curiosità per le problematiche di confine tra diverse discipline prende una forma teorica e una pratica: da un lato l'autore ambisce a definire una sorta di acustemologia (acustica+epistemologia), cioè una esplorazione dei modi in cui il suono diventa un mezzo per conoscere il mondo e per trasformare quella conoscenza in sistemi estetici; più semplicemente, la conoscenza attraverso i suoni apre la strada a una sorta di ecologia acustica:

è particolarmente importante capire come la conoscenza indigena dell'ecologia della foresta pluviale sia anch'essa un aspetto della diversità culturale umana che rischia di scomparire.

Questo è uno studio etnografico del suono come sistema culturale, o sistema di simboli, dice l'autore, poi ammette che Suono e sentimento è un libro volutamente eclettico; in effetti connette diverse osservazioni con un certo compiacimento virtuosistico: anche questo autore rivendica di essere prima di tutto un musicista.
Qui ne commentiamo solo un aspetto, comunque centrale: la constatazione, e la successiva ricerca del perché, gli uccelli sono così importanti per i kaluli, tanto che essi hanno elaborato una ricchissima ornitologia popolare di cui i canti e i suoni appaiono subito l'elemento essenziale.

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