In
questi giorni grigi d'autunno, il vialetto d'accesso al Casone del Partigiano
offre uno spettacolo di colori veramente piacevole a vedersi, e una volta
arrivati in fondo la comunità felina accoglie tranquilla i visitatori nuovi e
abituali. Tra gli arbusti si sentono già le voci dei passeriformi svernanti che
si fanno beffe dei gatti. Piuttosto, gli uccellini (anche quelli un po' più
grandi) devono stare
attenti ai rapaci, che conoscono bene questa isola verde in mezzo al
paesaggio più spoglio che si possa reperire nel raggio di chilometri, sempre
più spoglio ogni volta che ci si passa.
Alla fine dell'estate, quando abbiamo controllato le foto di due anni fa di un'averla
cenerina, abbiamo avuto la conferma che gli arbusti sui quali si muoveva non ci
sono più, tagliati. Anche gli ultimi alberi tra i campi sono ormai caduti, e ci par di
sentire il sospiro di sollievo di questi bravi agricoltori moderni che
devono passare nei campi con trattori ormai alti come case. E' così quasi
dappertutto, intendiamoci.
Paesaggio, ambiente, territorio
Thursday 4 November 2010
Paesaggi d'autunno al Casone
By Giampaolo on Thursday 4 November 2010, 22:30
Monday 20 September 2010
Pensare in grande ...
By Giampaolo on Monday 20 September 2010, 21:00
Dopo
l'estate, chi arriva all'Oasi da San Giorgio trova una novità: la rotonda
formato gigante all'altezza del cimitero di Bentivoglio. Una volta completati
altri lavori, tra cui un nuovo ponte sul Navile, dovrebbe consentire di evitare
il passaggio per il centro del paese e arrivare alla Via Saliceto attraverso
una circonvallazione a sud-ovest del paese e dell'ospedale. Il rettilineo di
quattro chilometri che univa San Giorgio a Bentivoglio non c'è più, o almeno
non è più tale. Necessità dei tempi moderni, c' è poco da tirare in ballo i
ricordi d'infanzia: oggi va così. Ma qualche riflessione ci viene di farla lo
stesso.
Wednesday 15 September 2010
Paesaggio e biodiversità, due libri del WWF
By Giampaolo on Wednesday 15 September 2010, 11:40
Dall'intero articolo 9 della nostra Costituzione emerge chiaramente che uno
dei compiti fondamentali delle istituzioni è fare in modo che la migliore
cultura e la migliore scienza (che è libera, ce lo ricorda l'articolo 33)
possano applicarsi alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e
artistico.
C'è da essere ancora sorpresi da quella straordinaria lungimiranza: eravamo nel
1947, uscivamo da una guerra mondiale, l'Italia era prevalentemente agricola,
la consapevolezza dei problemi ambientali come li conosciamo oggi si sarebbe
sviluppata molti anni più tardi.
Ripercorrendo la genesi di quell'articolo come abbiamo tentato di fare qui, è facile verificare che anche la
tutela del patrimonio naturale era ben presente ai costituenti, e la si volle
ricompresa nel concetto di tutela del paesaggio.
Il compito delle organizzazioni non governative è di portare argomenti alle ragioni che difendono: nel caso del WWF, per costruire un mondo in cui l'uomo possa vivere in armonia con la natura. Le conoscenze scientifiche, le tecniche, le metodologie di analisi e di intervento disponibili a questo scopo sono oggi moltissime, con tante differenze di approccio. E' difficile dare conto di tutte, ancora più difficile ricomporle cercando di tenere un filo conduttore. Il WWF ci ha provato, con il sostegno di molte delle istituzioni competenti.
Wednesday 4 August 2010
Il paesaggio nella Costituzione
By Giampaolo on Wednesday 4 August 2010, 13:45
Salvatore Settis, per undici anni rettore della Scuola Normale Superiore di
Pisa e ora docente a Madrid, ha dedicato la maggior parte della sua attività
pubblica degli ultimi anni alla difesa del paesaggio italiano contro le
aggressioni e la cementificazione, e contro la mercificazione e la
privatizzazione della cultura. E' facile trovare in rete le sue prese di
posizione, per esempio Eddyburg ha riprodotto molti dei suoi scritti polemici
(compreso il più recente, La Costituzione del Cemento, del 20 luglio
scorso). Il video di una sua recente lezione magistrale su La
Costituzione e la tutela del paesaggio (Napoli, 28 maggio 2010,
per l'Istituto Italiano di Studi Filosofici) si trova in sei parti ai seguenti
indirizzi:
Parte 1°
(dal minuto 5:00) p.2 p.3 p.4 p.5 p.6
Settis, che ha avuto un ruolo importante anche nella stesura della terza
versione (2008) del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, col suo lavoro e
con la sua polemica ha ricostruito le origini di un insuperato modello
italiano di tutela nelle legislazioni degli stati preunitari - tranne
quello sabaudo, ciò che ha creato qualche difficoltà dopo l'unificazione. Ne
siamo usciti, almeno sul piano delle regole, con la Costituzione Italiana, e in
particolare con l' Art. 9, definito da Carlo Azeglio Ciampi nel 2005 il più
innovativo della Costituzione:
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca
scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della
Nazione.
Oggi è possibile consultare comodamente gli atti della Costituente sul sito della Camera dei Deputati, per capire come nacque
quel testo (principali artefici ne furono Concetto Marchesi, Aldo Moro e
Tristano Codignola). La storia ci è sembrata molto interessante, tanto che per
raccontarla abbiamo compilato questo testo (.pdf, 172 kb),
che collochiamo nella sezione Documenti. Come si dice nella breve premessa, questo racconto non vuol
essere un saggio esauriente: altri l'hanno fatto, altri lo faranno,
occorrerebbe ricostruire le posizioni delle forze politiche, le figure dei
costituenti che intervennero, le principali discussioni fuori delle aule
costituenti, le polemiche sui giornali e nei centri di cultura (per esempio al
momento opportuno della discussione Marchesi, centralista convinto, "cala
l'asso" della presa di posizione dell'Accademia dei Lincei).
Riteniamo comunque che sia un lavoro utile alla conoscenza sintetica di come
nacque quella parte di Costituzione su cui si è sempre appoggiata la difesa dei
più preziosi tra i nostri beni comuni.
Wednesday 28 July 2010
Occhio all'Europa
By Giampaolo on Wednesday 28 July 2010, 16:00
La Convenzione Europea del Paesaggio è un trattato internazionale, alla cui
stesura l'Italia ha collaborato attivamente, tanto che è stata firmata a
Firenze nel 2000 da un primo nucleo di Stati, restando aperta alla firma da
parte di altri, come poi è avvenuto. Al momento iniziale non era raggiunta la
clausola di efficacia: i firmatari si impegnavano, ma il trattato sarebbe stato
valido solo al raggiungimento di un numero minimo di adesioni, il che è
successo nel 2004. Oggi è ratificata da 31 stati, per l'Italia è legge dello
Stato numero 14 del 9 gennaio 2006.
Rispetto a quelle che siamo soliti considerare cose europee il meccanismo è
particolare, e infatti, sembrerà strano, ma questo documento elaborato dal
Consiglio d'Europa (CoE) ha ben poco a che vedere con l'Unione
Europea. La confusione può nascere dal fatto che l'organo di massimo livello
della UE si chiama in modo simile: Consiglio Europeo, ed è fisicamente
rappresentato dai vertici dove si incontrano i capi di stato e di governo (e da
poco ha anche un suo presidente fisso, Herman Van Rompuy); per di più,
l'esecutivo dell'Unione si chiama anch'esso in modo simile: Consiglio
dell'Unione Europea (Consilium), ed è fisicamente rappresentato delle riunioni
di ministri con le stesse competenze, che si tengono di solito a
Bruxelles.
Bene, questi sono organi interni della UE e con questa Convenzione non
c'entrano nulla; il Consiglio
d'Europa (CoE) è un'altra cosa: una organizzazione internazionale con sede
a Strasburgo che esiste dal 1949, diversi anni prima dei trattati di Roma 1957
che crearono il MEC, poi divenuto CEE ed oggi UE. Il CoE si occupa soprattutto
di diritti umani, ma anche di educazione e cultura, e di altre materie come
queste, che rientrano a fatica (o per meglio dire, solo in una prospettiva
lungimirante) nel processo di costruzione dell'Unione Europea che si volle
trainato dalla unificazione delle economie, cominciando con l'intento di
assicurare le risorse alimentari ed energetiche perché almeno non ci si
combattesse più per quelle; e che poi è lentissimamente proseguito fino
all'attuale sostanziale stallo. Il CoE, a cui oggi aderiscono 47 paesi compresi
molti che non fanno parte dell'Unione Europea come la Svizzera, la Russia,
l'Albania, non è un livello di governo sovranazionale, come invece è l'Unione
Europea in varia misura secondo le materie e con i modi specificati nei
trattati dell'Unione.
Saturday 24 July 2010
La Convenzione Europea del Paesaggio ci riguarda
By Giampaolo on Saturday 24 July 2010, 12:30
Per cercar di capire in quant'acqua siamo (e in quanta terra)
quando parliamo di Parco come evoluzione e prosecuzione della nostra Oasi
seguendo i corsi d'acqua fino al mare, la settimana scorsa abbiamo ribadito la
nostra priorità, quella sfera di interessi catturata da parole come ambiente,
ecosistema, biodiversità, anche dove l'opera dell'uomo è stata ininterrotta
fino a oggi: cinquemila anni di modificazioni, per riprendere un titolo di
Lucio Gambi, forse anche di più.
Da quel titolo (1972) ad oggi, i geografi come lui si sono spesi più di prima a
mostrare che quello che vediamo andando in giro ha le sue radici in assetti
precedenti, in parte erosi dal tempo ma in buona parte ancora leggibili. Hanno
cercato di aiutarci a capire perché vediamo quello che vediamo - ed anche,
volendo, ad aiutarci a rispondere a eterne domande: cosa ci facciamo proprio
qui, e cos'avevano capito generazioni di nostri avi che stavano qui prima di
noi, e cosa sapevano che noi non sappiamo più? Basta scavare un po' - in senso
metaforico se proprio non si può fare di più. La risaia, a Bentivoglio e San
Pietro in Casale, non era che l'ultimo episodio, relativamente breve (meno di
un ventesimo di quei cinquemila anni), ma trent'anni fa conosciuto di persona
dalla maggior parte degli abitanti, anche da quelli che non ci avevano lavorato
direttamente, tanto che per i locali l'identificazione dell'area era ovvia,
anche senza un toponimo convalidato dalle carte: la risaia era quel posto lì,
quel posto lì era la risaia.
Friday 16 July 2010
Tutto trasformato dall'uomo?
By Giampaolo on Friday 16 July 2010, 20:30
Questa estate afosa fa temere il ripetersi della calura senza tregua del
2003; ci si riversa al mare o in montagna, e nel viaggio si fa esperienza di
paesaggi, eventualmente si confronta il proprio ambiente con quello in cui si
passa o in cui si arriva. Per molti, è il momento di lasciar viaggiare qualche
pensiero solitamente compresso da altre incombenze. Ne approfittiamo anche qui
per riprendere qualche ragionamento sui parchi e le aree protette, in un
momento di stanca della tensione verso questa modalità di protezione
della natura, sia per ragioni oggettive di chiari di luna, sia perché le
necessità di tutela sono tante e c'è molta concorrenza fra i territori che
aspirano al bollino di ambiente di qualità.
Per esempio da pochi anni è entrata in vigore anche in Italia la Convenzione
Europea del Paesaggio, che obbliga gli stati firmatari (tra cui l'Italia) a
mettere in atto politiche del paesaggio (qualcosa di diverso, in un
certo senso qualcosa di più della tutela), il tutto in quadro coordinato che
presenta alcune innovazioni concettuali, di cui riparleremo. Inoltre, la stessa
IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) ha aggiunto già
da un po' di tempo i paesaggi protetti tra le categorie della tutela,
e alcune legislazioni regionali si sono già adeguate.
Paesaggio, ambiente e
territorio sono termini non intercambiabili, se ne potrebbe
parlare a lungo, qui ci accontentiamo di notare che i diversi specialismi,
anche se sono affezionati al proprio punto di vista, sono ormai concordi sul
fatto che non si dà l'uno senza l'altro: non esiste un paesaggio senza
ambiente, e così via.
Questo dovrebbe aprire la strada a un lavoro comune; la discussione continua
piuttosto vivace anche con episodi di fuoco amico dove non ci si
aspetta. Uno dei terreni dove si continua a capirsi con difficoltà è proprio
quello di parchi e aree protette, di cui è messa in questione la pretesa di
tutelare la naturalità dei luoghi: che non esiste, si sostiene, perché
ormai sappiamo che la presenza e l'azione umana non hanno risparmiato, poco o
tanto, direttamente o indirettamente, nessun angolo del pianeta. In realtà noi
diciamo che vogliamo tutelare la natura, ma il ragionamento
scientifico si presta a quello slittamento equivoco che abbiamo sentito opporci
tante volte: Ma quale natura! Qui è tutto trasformato dall'uomo!. E
giù progetti di celebrazione dell'ingegno umano, architetture del paesaggio
anche dove se ne farebbe volentieri a meno, quando non ulteriore
infrastrutturazione di quel po' di spazi in cui si rifugia una vita diversa da
quella dell'uomo.
Per dire la nostra opinione (che è poi l'idea che sta dietro a questo blog)
dobbiamo fare un passo indietro, anche a costo di ripetere alcune cose già
dette.