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La storia del clima

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Sunday 6 December 2009

La storia del clima: quella da scrivere

Forse non ve l'aspettavate, ma se avete seguito i post precedenti su questo argomento vi sarete accorti che fare La storia della pioggia e del bel tempo è assai più di una curiosità erudita, o di una competenza superspecializzata. Al contrario, impegna e spinge a confrontarsi studiosi diversi per formazione scientifica ed interessi, e ci introduce a problemi attualissimi, di cui in questi giorni sentiremo parlare in abbondanza.
E abbiamo solo voluto dare un'idea, scegliendo da chi farci guidare per capirne un po' di più. Ci sono tante altre fonti di conoscenza, dalle più semplici alle più complesse. Un ottimo sito web per approfondimenti è quello della Società Meteorologica Italiana presieduta da Luca Mercalli, dove si trovano anche indicazioni bibliografiche relative a opere recenti (nelle sezioni In Biblioteca e Meteoshop). Del sito specializzato del WWF Italia abbiamo già detto, da lì potrete anche essere aggiornati in tempo reale sull'andamento del COP15 di Copenhagen. Segnaliamo anche la pagina della LIPU da cui si possono scaricare alcuni sintetici documenti in .pdf con la posizione dell'associazione e di BirdLife International.
Ora per qualche giorno la storia lascia il campo alla cronaca, ma essere storici (o più modestamente, come abbiamo tentato di fare qui, praticare un approccio attraverso la storia) dovrebbe intanto aiutare a capire meglio quel che sta succedendo. E domani, con un certo distacco, a giudicare se il dicembre 2009 avrà meritato un posto di rilievo nella cronologia, oppure no.
A mo' di conclusione di questa mini serie vogliamo proporre un paio di considerazioni.

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Monday 30 November 2009

La storia del clima. Pinna

Chi ci ha seguito fin qui potrebbe chiedersi a questo punto: ma di italiani, non ce ne sono? Di un accenno di Gambi abbiamo detto in un precedente post, tanti altri hanno fatto ricerche in qualche modo significative, qui stiamo parlando solo di opere generali. E comunque di queste almeno una c'è, la scrisse Mario Pinna, un geografo quasi coetaneo di Lucio Gambi ma da lui piuttosto lontano, come vedremo, morto qualche anno prima di lui.
Anzi, la scrisse due volte: prima nel 1984 proprio col titolo La storia del clima. Variazioni climatiche e rapporto clima uomo in età postglaciale, in un volume fuori commercio edito dalla Società Geografica Italiana che, sono parole dell'Autore, si rivolgeva essenzialmente a lettori umanisti, storici in primo luogo. Poi in un volume del 1995 per l'editore Franco Angeli: Le variazioni del clima. Dall'ultima grande glaciazione alle prospettive per il XXI secolo, più consono agli interessi dei naturalisti e dei geografi, e in particolare degli studiosi di geografia fisica. Il bello è che l'autore era professore ordinario di geografia economica ed era stato anche preside della Facoltà di Economia dell'Università di Pisa dal 1971 al 1974.
Diceva Gambi che le discipline non esistono ma esistono problemi, da trattare con tutti i mezzi di scienza a disposizione, e non c'è dubbio che le alterazioni climatiche siano in questo momento il problema dei problemi. E però chi ha avuto la ventura di essere cresciuto geografo si è trovato, in questo come in altri casi, proprio in mezzo al mare in tempesta. Gambi l'ha presa in un modo, Pinna in un altro.

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Sunday 22 November 2009

La storia del clima. Acot

Pascal Acot è un filosofo e storico della scienza francese. Ha scritto recentemente una Storia del clima (Donzelli, 2004). C'è da dire che la pubblicazione nel 2003 dell'edizione originale è precedente sia alle ultime opere di Le Roy Ladurie che a quelle di Fagan. Ma a parte questo, cos'ha di diverso questa dalle altre di cui abbiamo parlato?
Innanzitutto il target, come dicono gli esperti di marketing: se Ladurie scrive avendo in mente i suoi pari (la comunità degli storici, o quelli che aspirano a farne parte), e Fagan scrive per il pubblico più vasto possibile (compreso quello assuefatto alla fiction), Acot dà l'impressione di scrivere per i suoi studenti, quelli di un corso universitario ad hoc o degli ultimi anni di liceo. Da buon francese, rende omaggio al maestro Ladurie e ripercorre i temi di alcuni dei dibattiti stimolati dai suoi lavori, ma se ne discosta per impostazione generale, assai più caratteristica una formazione scientifica, oltre che per la periodizzazione, che va ancora più indietro di quella adottata dall'archeologo Fagan (o antropologo, come usa oltreoceano dove le due discipline sono assai più contigue che da noi).
Il sottotitolo originale francese è Du big bang aux catastrophes climatiques: praticamente una storia universale, con tutta una prima parte di vicende e spiegazioni geologiche, prima ancora che compaia l'Homo sapiens.

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Friday 13 November 2009

La storia del clima. Fagan

Il grande storico francese Emmanuel Le Roy Ladurie osservò una volta che gli storici si dividono in due categorie: paracadutisti e cani da tartufi. Il paracadutista osserva il passato dall'alto, fluttuando lentamente verso terra, mentre il cane da tartufi, affascinato dai tesori del suolo, resta con il naso vicino al terreno.

Inizia così La rivoluzione del clima (Sperling & Kupfer 2001; in realtà il libro fa a suo modo la storia della 'Piccola Età Glaciale' dal 1350 al 1860). L'autore è Brian Fagan, un archeologo inglese di nascita. Dopo gli studi a Cambridge fece la sua esperienza sul campo studiando la preistoria africana, poi nel 1966 si trasferì negli Stati Uniti all'Università di California a Santa Barbara, che è rimasta la base della sua attività.
Per formazione scientifica dovrebbe essere un 'cane da tartufi' ancor più degli storici delle carte scritte, invece prosegue così: In questo libro mi carico dell'imbracatura del paracadutista, sorvolando su molte appassionanti controversie storiche. E non solo in questo libro, a dire il vero: Fagan è quello che diremmo uno straordinario divulgatore, autore di libri di facile leggibilità e grande successo (molti dei quali tradotti in italiano), sia che parli dell'antico Egitto, de Il lungo viaggio delle aringhe e dei navigatori che seguendole arrivarono in Nord America prima di Colombo, o della storia del clima. Ora che è in pensione ha anche un suo sito web con tanto di blog.

Siamo evidentemente di fronte a un modo diverso di fare storia, che è più frequente incontrare nel mondo anglosassone. Tuttavia il rigore non manca, nè d'altra parte la produzione più specialistica: è tra l'altro il curatore di un'opera enciclopedica come l'Oxford Compendium of Archaeology (1996).

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Friday 6 November 2009

La storia del clima. Le Roy Ladurie

Nel febbraio di quest'anno, l'anno dei suoi ottanta, Emmanuel Le Roy Ladurie ha pubblicato il terzo e ultimo tomo, quello che si occupa del riscaldamento climatico dal 1860 a oggi, della sua Histoire humaine e comparée du climat dal XIII° secolo ai nostri giorni, iniziata nel 2003 e dedicata "Alla memoria dei miei maestri Fernand Braudel, Georges Duby, Ernest Labrousse". Una nuova opera, perché, come scrive all'inizio, i progressi sono notevoli dal 1967, data della pubblicazione della sua Histoire du climat depuis l'an mil, e soprattutto perché c'è bisogno di una storia comparata, nella linea di Marc Bloch, che voleva comparare quello che è comparabile, facendo quindi risaltare simillitudini e differenze tra il Centro-Nord della Francia e il resto del Nord Europa, e occupandosi poi della notevole differenza tra il Settentrione e il Midi (cosa dovremmo dire in Italia?).
Del resto aveva appena completato una Histoire de la France des Régions (Seuil, 2001), occupandosi di un concetto geografico che in Francia, patria dei Dipartimenti, non è altrettanto popolare che altrove.

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Saturday 31 October 2009

La storia del clima

Per il WWF, il 2009 è l'anno del clima. Tutta l'attività di quest'anno è stata impostata tenendo conto delle scadenze in successione in preparazione della più importante, quella che tecnicamente si chiama COP 15, ovvero il Summit mondiale che si terrà all'inizio di dicembre a Copenhagen. Quest'ultima fase del conto alla rovescia è in evidenza sulla home page del WWF Italia, che ha anche preparato un sito dedicato con tutte le informazioni su qual'è la posta in gioco e come si sta procedendo.
Quello che rende così importante l'appuntamento di dicembre a Copenhagen è che ormai non è più possibile negare che le attività umane hanno un effetto sul clima, lo hanno ampiamente dimostrato decenni di studi e di ricerca delle correlazioni tra fenomeni di cui spesso conoscevamo solo aspetti locali. Il WWF è stato tra i protagonisti di questa acquisita consapevolezza. Ora bisogna fare qualcosa.
E' in atto un riscaldamento globale del pianeta, e prima ancora di entrare nel merito di quanto incidono su di esso le attività umane e qual'è l'inerzia del nostro sistema produttivo e insediativo (ovvero quanto ci vorrà, anche prendendo decisioni coraggiose, perchè soluzioni meno impattanti siano efficaci), già il fatto che il clima possa variare non è stato mai tenuto nel debito conto nella costruzione della civiltà industriale in cui viviamo. La storia del clima non è stata praticata a sufficienza.
Anzi, l'idea che avesse un senso fare La storia della pioggia e del bel tempo è relativamente recente, e in qualche modo parallela alla consapevolezza della insostenibilità del nostro modello si sviluppo. Ne parleremo un po' nei prossimi post, anche per condividere qualche lettura e dare qualche indicazione a chi volesse approfondire l'argomento, che cominciamo ad anticipare qui di seguito.

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