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Wednesday 25 January 2012

Piccole (piccole?) centrali crescono

OasiBiogas20120124b.jpg Chi è andato alla Rizza in questi giorni se n'è già accorto: sono comparsi dei piccoli cartelli indicatori per l'impianto a biomasse della Gozzadina, proprio dentro l'oasi (nella maggior parte dei significati che la parola 'oasi' può assumere, ne abbiamo parlato qui). Se non andiamo errati si tratta dell'impianto autorizzato con questa decisione, e inquadrato in un programma regionale. Troppo tardi per parlarne? Probabilmente sì, ma almeno prendiamo atto e raccontiamo che l'oasi sta cambiando. Ne abbiamo fatte tante, di prediche inutili, aggiungiamone una, che sarà mai.

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Wednesday 21 December 2011

Due gru

Gru20111218.jpg Chi frequenta l'oasi si ricorderà certamente l'inverno di due anni fa, quando una solitaria giovane gru, probabilmente un individuo che si era perso (non sappiamo se maschio o femmina), passò buona parte dell'inverno qui da noi. Si lasciò ammirare dai visitatori a lungo, a distanza oppure in brevi voli di spostamento tra le vasche; appena le giornate diventarono più lunghe l'istinto migratorio si fece sentire, una mattina volò a lungo sopra tutte le vasche, come per cercare la direzione, poi si alzò ancora e non la vedemmo più.
Avevamo assistito comunque a un evento abbastanza insolito. Piccoli stormi di gru in migrazione passano sul nostro paese tra novembre e dicembre, probabilmente per raggiungere le grandi aree di svernamento del centro Europa dove si concentrano anche migliaia di individui, ma è raro che qualcuno si fermi. Anche i semplici avvistamenti nelle nostre zone umide interne sono pochi. L'anno scorso, nella nostra oasi gru non se ne sono viste; la speranza di rivedere un animale insolito e bellissimo era andata delusa, ma forse era meglio così: potevamo sperare che la nostra giovane gru si fosse felicemente ricongiunta ai suoi simili. Se poi più tardi ci avesse portato il/la consorte ...
Ormai da queste parti molti occhi sono puntati verso il cielo (fortunatamente senza un fucile in mano), e così quest'autunno c'è stata una prima segnalazione del passaggio di uno stormo di 26 gru, poi una successiva di una quarantina, stavolta anche fotografate in volo basso nella classica formazione a V.
Infine, all'inizio di dicembre, è circolata la notizia: c'è una gru ferma all'Oasi ... anzi no, sono due!, due adulti.
La presenza è stata subito annotata per gli annuari ornitologici, si subito attivati i teleobiettivi per documentare l'evento ... appena in tempo, perché per alcuni giorni non si sono più viste. Ma sono restate in zona, e domenica mattina all'alba le abbiamo riviste, lontane e in poca luce, giusto il minimo per le foto qui sopra. Come ornitologi, dilettanti o meno, o come fotografi siamo comunque soddisfatti, è stata documentata una presenza importante. Che relazione ha con l'avvistamento di due anni fa? Non possiamo saperlo, né sappiamo se i due di quest'anno sono una coppia, oppure due fratelli, o due sorelle. I princìpi della conoscenza scientifica ci impongono di affermare solo ciò di cui siamo certi. Ma non possiamo neanche escludere che Clodoveo (chiamiamolo così, l'immaturo di due anni fa) sia riuscito a convincere la sua Clementina a seguirlo fin qui (o viceversa).
Smettiamo l'abito dello scienziato, allora, e diciamolo in un altro modo, con un racconto:

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Friday 2 December 2011

La periferia dell'industria (4/4)

IdraulicaNavile.jpg Salvo eccezioni, la storia dell'industria ha il suo luogo deputato nelle periferie urbane, difficile contestare questo assunto. Il nostro è un territorio rurale, e periferico rispetto ai grandi processi dello sviluppo industriale nazionale, almeno fino a tempi recenti. Anzi, oggi si tende a sottolineare di più questo carattere in chiave di valorizzazione, lo abbiamo fatto anche in questo blog: rurale è bello, oggi. Avercene, di territori rurali. Ma la storia dell'industria, se vogliamo dirla tutta, è passata anche di qui.
Continuiamo a prendere a campione Bentivoglio per vedere come la storia degli storici si può incontrare con la storia come la percepisce la gente - come si può incontrare anche con la voglia di storia che c'è in giro, quella che viene ogni tanto a partire da fatti personali, da una foto di famiglia o dalla fondamenta della casa vecchia trovata ristrutturando quella nuova.
La cultura, come qualsiasi attività umana, ha bisogno dei suoi professionisti (altrimenti perché mandiamo i giovani all'Università, oggi che possiamo riempirci la casa di libri e pure scaricarceli a gratis?), la ricerca ha le sue tecniche, le sue cautele, le sue trappole. Bentivoglio è un buon campione delle periferie in trasformazione, c'è una tradizione: qui, tanti anni fa, partì l'esperienza del Museo della Civiltà Contadina proprio con intenti simili a quelli che stiamo qui sostenendo: non chiudersi nella nostalgia di un mondo che scompare, nella ricerca della curiosità, nel localismo, ma ragionarci su, raccogliere con metodo, accettare il dialogo scientifico, quando non sollecitarlo. Ma pur essendo un comune piccolo, vive anche di altro, ci sono altri interessi, culturali e non.
Limitiamoci al tema presente, la storia dell'industria negli ultimi 150 anni.

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Thursday 1 December 2011

Paesaggio rurale con industria (3/4)

Qualche settimana fa chiacchieravo con un ultraottantenne di San Giorgio, insieme ci si ricordava di un comune conoscente, mi diceva che da giovane abitava di là dalla ferrovia, dopo la Montecatini.
Ah sì. Lo so, a San Giorgio lo sanno tutti, almeno quelli della mia età o più, che la Reagens (tuttora una delle industrie chimiche più grosse della pianura bolognese) un tempo si chiamava Montecatini. Fino a quando? Si dice genericamente "fin dopo la guerra"; personalmente mi ricordo di una gita scolastica là dentro, e si chiamava già Reagens. "Vedete bambini, qui si fanno le cose utili, come la plastica, non toccate niente mi raccomando". La plastica era una novità che cominciava a circolare, prima si chiamava bachelite e si rompeva. Cominciava a entrare nelle case contemporaneamente a quell'altra meraviglia del progresso che era la televisione, e anche i bambini potevano vedere il Carosello di Gino Bramieri che ammoniva: "Ma signora badi ben, che sia fatto di moplén".
La gita alla Reagens me la ricordo perché c'erano dei sacchi con delle polveri colorate, uno di noi ci tuffò una mano dentro ricevendo un feroce cazziatone e l'ordine perentorio di andare subito a lavarsi le mani. Eppure le cose di plastica si potevano toccare ... mah.
Questo ricordo mi è venuto dopo, perché sul momento che ascoltavo il nonno, fresco delle cose che mi interessano adesso, a sentir dire Montecatini mi è venuto subito in mente il torracchione di vetro e cemento. Vi dice niente questa espressione? Qualcuno, l'avrà sentita dalla bocca di Ugo Tognazzi, protagonista, con Giovanna Ralli, de "La vita agra", il romanzo (romanzo?) di Bianciardi che Carlo Lizzani portò sul grande schermo nel 1964. Ci si può leggere dietro un pezzo importantissimo della storia dell'industria italiana. Si incrocia con un pezzo importantissimo della storia della letteratura, ma diciamo pure della cultura italiana. In questi giorni sono quarant'anni che Luciano Bianciardi è morto malamente, una specie di lento suicidio con dosi crescenti di alcool. Ne racconto un po', rapidamente, di questa storia.

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Wednesday 30 November 2011

La Storia dell'Industria a Bentivoglio (2/4)

A dire il vero, di storia dell'industria nell'incontro di Bentivoglio si è parlato poco - non so, forse perché il tema era già stato 'incorporato' per così dire negli altri incontri della serie. Si è parlato molto, invece, dei problemi dell'industria di oggi, ovvero, banalizzo, di come vendere le piastrelle di Fiorano ai cinesi che sono tanti e faranno tante case nuove in futuro (magari potessimo regalargli un po' del nostro sprawl !). E si è parlato poi di innovazione, di tecnopoli, di tecnologie avanzate, tutte cose sacrosante, che ho seguito con attenzione per un paio di decenni, e mi è pure tornata in mente una delle mie ultime esperienze da studente, diciamo così, (dopo - pochi anni fa, peraltro) presso la sede di Bruxelles della Regione Toscana, quando a una funzionaria della Commissione che ci spiegava come pensavano di finanziare l'innovazione obiettai (ricevendone consenso, devo dire) che l'innovazione vera non sempre corrisponde all'immagine corrente tutta tecnologia e laboratori; ci vogliono anche quelli, ma l'innovazione si annida talvolta più terra terra, in processi (e fin qui lo sanno tutti), ma anche in relazioni, in comportamenti, nasce talvolta in mezzo alla gente, analogamente alle buone pratiche, che proprio loro (gli eurocrati) ci hanno insegnato a chiamare così.

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Tuesday 29 November 2011

100 + 50 (1 di 4)

100italia240.jpg Avere quasi sessant'anni ti permette di ricordarti dell'altra volta che fu celebrata l'Unità d'Italia, era il 1961, le celebrazioni avevano per slogan "Cent'anni d'Italia" ed erano improntate a una sorta di italica grandeur. Mi ricordo che i giornali che mio padre portava a casa parlavano di "Italia 61", una grande mostra a Torino in un palazzo nuovo che dicevano bellissimo. Le foto mostravano un grande atrio in cui da enormi colonne di cemento si dipartivano a raggiera le travi del soffitto; si poteva leggere che il progettista era il famoso Pier Luigi Nervi, che anche i profani ormai conoscevano per gli impianti dell'Olimpiade di Roma dell'anno prima: la archistar più splendente, diremmo oggi. In realtà scopro ora che l'esposizione era dedicata al lavoro, ma ogni tempo ha il suo particolare equilibrio tra retorica e riflessione, ed evidentemente la prima mi è restata in memoria di più.

Non mi ricordo le cerimonie ufficiali - del resto la prima televisione entrò in casa mia proprio quell'anno e tutto era una scoperta. Sui giornalini per bambini la storia era ancora quella di condottieri ed eroi: c'erano le figurine dei soldatini delle guerre d'indipendenza da incollare su cartoncino e ritagliare, sapevamo tutto delle principali battaglie, e da allora mi si sono stampati in mente nomi come Cialdini, Mac Mahon, Manfredo Fanti: i generali, cioè. A qualcuno dei più grandi a scuola regalavano il libretto qui sopra (un avvenimento, ché nelle case di libri non ce n'erano tanti): una antologia di scritti dall'età delle riforme all'Unità, con in Appendice lo Statuto albertino e la Costituzione della Repubblica Italiana.

Quest'anno le celebrazioni del 150° non sono ancora concluse - del resto, dopo il 1861 sono venuti i primi passi dello Stato unitario, che dal punto di vista storico non sono meno interessanti. C'è qualcosa che interessa anche gli argomenti di questo blog. Prendo spunto, per i prossimi post, da uno degli incontri tenuti nei comuni dell'Unione Reno Galliera (a Bentivoglio, dove si parlava di Industria) perché mi ha smosso qualche considerazione su come è cambiato il modo di fare storia del territorio in questi ultimi 50 anni, e come potrebbe cambiare ancora.
(segue)

Tuesday 1 November 2011

Le FAQ dell'oasi

All'oasi in questi ultimi anni ho incontrato tanta gente che non c'era mai stata, o che comunque la conosceva molto poco. Ho avuto spesso, anche recentemente, la soddisfazione di sentire commenti positivi e meravigliati; mi hanno fatto spesso delle domande, magari per sapere cose che a noi del posto sembrano scontate e a tutti note. Perciò ho compilato l'elenco che segue di Domande Frequenti e Relative Risposte (FAQ). Preciso, a scanso di equivoci, che si tratta di una iniziativa personale basata sulle domande che mi hanno fatto e su quanto è a mia conoscenza o reperibile online. Per scriverle non mi sono coordinato con nessuno; se qualche informazione risultasse inesatta, mi si può sempre contattare all'indirizzo qui a fianco (seguire il link "Per comunicare con noi" in home page). Credo comunque che un approccio del genere (mutuato dalla rete) possa avere una sua utilità, se non altro quella di concentrare in un unico punto informazioni altrimenti sparse.

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Saturday 22 October 2011

L'oasi che verrà (6/6)

Il perché dell'oasi, cioè la sua potenzialità di tutela e promozione ambientale, è ancora oggi ben sintetizzato nell'intestazione di uno dei pannelli sul posto:
"La natura torna in campagna". Perché questo sia possibile, bisogna continuare a interrogarsi su entrambi i termini: chiedersi anche cos'è stata, cioè cos'è, la campagna.
Ha ragione il professor Carandini (nella lectio magistralis di apertura di Archeopolis, un mese fa al Teatro Comunale di Bologna): perché dobbiamo studiare la storia?; perché dobbiamo chiederci cosa succedeva qui da noi e non solo accontentarci di sentir raccontare le gesta di santi ed eroi?; perché dobbiamo scavare, smontando alla rovescia gli strati che il tempo ha accumulato?
Perché ci serve a conoscere meglio noi stessi. Vale sempre, ma specialmente in tempi di crisi la ritengo una lezione più utile di chi ci spinge a far ripartire i consumi per uscirne, o a considerare l'innovazione come inventarsi qualcosa di nuovo, magari da buttare via dopodomani.
Tutelare, questa è innovazione, oggi. E conservare traccia del lavoro, di quello manuale e fisicamente faticoso del passato, come di quello dei progetti e progettini strappati alle strette dei bilanci, perchè è lavoro; bisogna fare in modo che le acquisizioni di oggi possano essere utilizzate e rilette domani. E allora diciamo anche che investire in cultura (compreso il tempo dei volontari) non può essere inteso come un business da cui aspettarsi ritorni nel breve periodo: che poi secondo me questa è la causa ultima della crisi, ma non è questa la sede per approfondire.

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Friday 21 October 2011

... ma l'oasi c'è ancora (5/6)

Ché poi, le parole sono importanti, ma sono anche ambigue. L'altro giorno dall'autobus con la coda dell'occhio ho visto un cartellone pubblicitario con scritto "Parco del Navile". Oh perbacco. Son ripassato a vedere, era la pubblicità di una casa protetta (privata).
"Oasi", in teoria è una parola più chiara di "parco", dà subito l'idea di un posto piacevole che si distacca nettamente dal deserto circostante, quindi fa pendere la bilancia dalla parte di confini ben netti, nell'annosa questione se un'area protetta debba essere delimitata con precisione, o se ci si debba entrare poco alla volta, magari passando per un "preparco". In teoria, per fare un'oasi naturalistica basta che si mettano d'accordo proprietari e ambientalisti per un minimo di manutenzione all'interno e per la vigilanza, che si recinti il tutto con filo spinato e che si apra al pubblico una o due volte all'anno (poi, per fortuna, la maggior parte delle oasi sono più di così). Anche in questo caso, però, la nostra assomiglia più a un parco, perché ha molte relazioni con gli ambienti circostanti, e non è facile capire dove comincia e dove finisce, che è la domanda che si fanno in molti. E' possibile rispondere senza scomodare la fisica quantistica? ("In questo punto siamo dentro all'Oasi?" "Abbastanza").
Proviamoci

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Thursday 20 October 2011

Il punto non c'è ... (4/6)

Questa serie di post era partita con l'intenzione di fare il punto sulla situazione dell'ex-risaia di Bentivoglio, fosse pure un punto dichiaratamente personale. Ma mi accorgo che, come dice un mio amico musicista e scrittore, "il punto non c'è".
C'è una situazione in movimento che si deve confrontare con storie personali e di gruppo, ritardi, impazienze, progetti belli e altri meno. Ci sono certamente dei rischi:

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Wednesday 19 October 2011

Après moi, le déluge (3/6)

(Dopo di me, il diluvio).
Questo post fa riferimento ai due più recenti interventi di Dante in quest'altra discussione, sollecitato sul Flickr dei fotografi a dare qualche informazione. Comincia così:

come premessa vorrei dire che l'oasi esiste perché c'era il WWF

e finisce così:

nel giro di soli due anni, da quando il WWF non se ne occupa più, si è visto come si è ridotta l'oasi.

E' una ricostruzione inaccettabile, pur riconoscendo a Dante i meriti (moltissimi) che ha. Cominciamo dall'inizio della narrazione:

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Tuesday 18 October 2011

Mi par di sognare (2/6)

Torniamo allora al luglio scorso allora, a uno che legge il giornale (non solo quello del link, anche altri) e trova titoloni con "colpa del sindaco", titolini "delusi dal sindaco" (su questo ci torno fra un momento), e questa specifica: "in un'epoca così difficile per gli Enti locali - dice Cinzia Morsiani, presidente Wwf Emilia-Romagna - molti sindaci fanno il possibile per incentivare il volontariato e la partecipazione dei cittadini", ma "non il sindaco di questo comune del Bolognese, che ha deciso di disfarsi in un colpo solo di tante risorse preziose".

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Monday 17 October 2011

Dove eravamo rimasti? (1/6)

(Tranquilli, il blog riprende solo per una settimana)

Allora, all'inizio di luglio è successo che me ne stavo nel davantiacasa di una casina in mezzo a un bosco maremmano a leggere, scrivere, studiare, e poi scrivere, studiare, leggere e poi daccapo, e ho fatto una pausa cercando di acchiappare il segnale per attaccarmi all'Internet. E' successo che l'ho beccato e fra le altre cose sono andato a vedere se c'era qualcosa di nuovo a Bentivoglio, ho visto un odg del Consiglio Comunale con la Convenzione per la assegnazione della gestione della Rizza, sul momento ho pensato di aver sbagliato anno, perché ero convinto che quella convenzione lì ci fosse già da un pezzo, invece no, era proprio così, boh.

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Friday 11 February 2011

Il catalogo degli uccelli

Uno dei termini tecnici più in uso tra chi osserva gli uccelli è Checklist.
List come lista, elenco. Check perché si usa mettere un segno di spunta a fianco di quelli che si sono visti. Di check-list ce ne sono di tutti i tipi: per tutta un'oasi (come quella che pubblichiamo qui a fianco fin dall'inizio di questo blog); per regione, per nazione, per regione biogeografica (come quella del Paleartico occidentale, di cui EBN ha appena pubblicato una versione aggiornata); oppure, la propria personale, con tutti gli uccelli che si sono visti in natura con la data e il luogo.
Quello che le accomuna tutte è che sono organizzate per specie, secondo il sistema (Systema Naturae) messo a punto da Carl Nilsson Linnaeus (Linneo) nel 1700, ancora sostanzialmente valido, nonostante le conoscenze che poi avrebbe portato Darwin alla fine del secolo successivo. E' vero che specie è un concetto statico, mentre oggi sappiamo che anche gli animali si evolvono: ma in tempi lunghissimi. Semplicemente, la durata della vita umana, e quindi le nostre osservazioni, sono un battito di ciglia per i tempi dell'evoluzione (almeno per l'evoluzione degli animali superiori, e a meno di selezioni artificiali, ibridazioni e manipolazioni genetiche - che poi è il vero problema di oggi). Perciò in prima approssimazione si considera generalmente valida la definizione scolastica di specie come gruppo di individui interfecondi, ossia che possono accoppiarsi producendo una discendenza fertile. Da un asino e una cavalla può nascere un mulo, un ibrido che però è sterile; per restare nel mondo degli uccelli in natura, non è così difficile vedere ibridi di Moretta x Moriglione (occasionalmente anche altri ibridi), ma non si tratta di specie a sè, degna di una propria riga nella check-list. Ogni riga una specie, con tanto di nome scientifico in latino, come volle Linneo: la checklist è un pilastro della pratica ornitologica.

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Thursday 3 February 2011

La nuova stagione dei cigni reali

Alcuni anni fa, quando nelle vasche dell'Oasi vennero liberati alcuni cigni reali precedentemente tenuti in uno spazio angusto e inadatto, qualcuno (tra cui il sottoscritto) ebbe delle perplessità. Più che altro si trattava del timore che le già limitate caratteristiche di naturalità di questo ambiente risultassero poi trascurate per costruire un qualsiasi "laghetto coi cigni" di periferia, magari per decorare qualche iniziativa commerciale. Personalmente non ho difficoltà ad ammettere che mi sono sbagliato, almeno per quanto si può vedere a tutt'oggi: lo spettacolo offerto dai cigni non ha sminuito le altre qualità dell'Oasi. Loro peraltro si sono riprodotti, volano di vasca in vasca (ogni tanto anche nei dintorni) e una coppia si appresta a iniziare una nuova stagione riproduttiva tra i capanni. CigniR110201a.jpg Non solo, ma ogni tanto se ne vede qualcuno in più, arrivato da non si sa dove: è successo anche pochi giorni fa con un individuo giovane screziato di grigio (anche i giovani locali sono al primo inverno, eppure interamente bianchi).
Non sempre tutto è andato per il meglio. Erano arrivati qui da poco, e perciò ancora un po' spaesati, quando ne trovai uno col collo spezzato, depositato sulla neve nel parcheggino prima del ponte della Morte: preferimmo non pensare a una bastonata, il trauma era compatibile con un urto contro un cavo durante un maldestro tentativo di volo da parte di un soggetto che non vi era abituato. Poco dopo ne trovammo un altro morto, mezzo spennato in un campo: si pensò allora a cani randagi, ma potrebbe essere stata anche la volpe, prima che imparassero a difendersi, come testimoniò questa famosa foto di Stefano Nanni. A quel punto erano cominciate le nidificazioni, e cominciammo a vedere dai capanni i piccoli cigni in fila dietro ai genitori: ma due anni fa i piccoli sono stati trovati tutti morti, insieme con un adulto, uccisi da una intossicazione alimentare. L'anno scorso invece è andata bene: in particolare tre dei giovani si muovono sempre insieme, salvo incrociare qualche volta la coppia di genitori impegnata nei riti nuziali per la nuova stagione: come martedì scorso, quando sono rimasti per un po' a osservare gli adulti, poi hanno pensato bene di togliere il disturbo.

Saturday 29 January 2011

Maclura

MacluraMezzacasa448.jpg Io vi comunico la lettera della persona da me incaricata di dirigere quest'anno la mia bigattiera di Bibbiani, essendo essa relativa a un esperimento tentato per cimentare l'asserzione di non so qual giornale, il quale proponeva la foglia di Maclura Aurantiaca come succedaneo a quella del gelso. Io dubitava, per vero dire, dell'utile di tal sostituzione, atteso che le spine robuste della Maclura mi pareano un forte ostacolo alla brucatura della sua foglia, ma pure considerando la probabilità che vi era di veder quest'albero della famiglia stessa del gelso riuscire ad allevare i filugelli, la sua facilità a crescere così a siepe come isolato, l'abbondanza della sua foglia, l'idoneità sua a prosperare anche nei luoghi più aridi, e finalmente il vantaggio che ci è sempre nel moltiplicare i mezzi per riuscire nel medesimo intento, mi decisi alla prova e la commessi al giovane Stefano Viti allievo del Vanni, del quale il Giornale Agrario ha pubblicato altre volte delle osservazioni intorno alla produzione dei bozzoli.

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Wednesday 26 January 2011

Fotografia di paesaggio nell'hinterland

Le foto che mettiamo di solito in questo blog sono di tutt'altra natura, ma proprio per questo è utile visitare la mostra fotografica Hinterland, al secondo piano della Sala Borsa, alla sua ultima settimana di apertura (fino al 30 gennaio).
L'autore, Rhodri Jones è un gallese che vive dalle nostre parti, quando non è in giro per il mondo a fotografare. Venendo da lontano e avendo visto posti molto diversi, il suo sguardo e la sua composizione ci restituiscono inquadrature inconsuete del nostro territorio in trasformazione.
Fa un certo effetto confrontare sul suo sito la serie delle migrazioni interne in Cina, o i bianconeri che ha dedicato alla terra da cui proviene, con le geometrie colorate e congelate dell'hinterland in cui viviamo. Bisogna ingrandirle o vederle in esposizione, perché dalle riproduzioni in miniatura non si capisce se sono proprio foto o non piuttosto disegni di progetto realizzati con i sempre più raffinati software 3D. Sono proprio foto dal vero, ahinoi: ci sembra di poter dire che il mondo reale che ci circonda cerca di assomigliare sempre di più al mondo virtuale. Ma ci sono altre letture possibili, la mostra merita di essere vista.

Monday 24 January 2011

Ibis sacro

Nella nostra Oasi l'Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus) visto nei giorni scorsi non è una novità assoluta: quasi tutti gli anni uno o più individui passano di qui nel loro girovagare per la pianura padana. Non si tratta di una migrazione: come suggerisce il nome scientifico questa è una specie africana, che anzi si è ridotta anche nel suo proprio areale. Non si tratta nemmeno dell'esito di complessi (e discutibili) progetti pur con qualche base scientifica, come quello che ha per oggetto il suo parente Ibis eremita (Geronticus eremita), a cui gli allievi austriaci di Konrad Lorenz stanno tentando di reimpiantare l'istinto migratorio trascinandoseli dietro a un aeroplanino tra l'Austria e l'Oasi WWF di Orbetello, col risultato (finora) che ogni tanto qualcuno se ne va per i fatti suoi e viene segnalato da qualche parte, piuttosto frastornato e facilmente avvicinabile: mai visto qui da noi, per fortuna, è proprio il caso di dirlo.
Invece, la popolazione italiana di Ibis sacro ha certamente origine aufuga, si tratta cioè di esemplari fuggiti da voliere (o liberati di proposito), ma da oltre 20 anni si registrano nidificazioni regolari, quasi tutte concentrate nelle province di Novara e Vercelli, come ben spiega questo articolo dei Quaderni di EBN. Individui erratici sono stati comunque osservati un po' in tutta la pianura padana: insomma, qualcuno di loro se ne va a spasso più o meno in tutte le stagioni, da solo, in coppia o in compagnia. L'avvistamento di un individuo all'Oasi nei giorni scorsi è praticamente contemporaneo a quello di ieri di 4 o 5 individui nella vasca del SIC-ZPS di Tivoli, vicino a San Giovanni in Persiceto, anche se "il nostro" non sembra uno di loro, almeno a giudicare dalle chiazze nel piumaggio della nuca: forse un "esploratore" incaricato di trovare un buon posto per i suoi compagni?

Thursday 20 January 2011

Il futuro, visto dal chiostro

Domattina 21 gennaio nell'aula Giorgio Prodi, che si affaccia sul chiostro grande del complesso di San Giovanni in Monte a Bologna (sede di alcuni dipartimenti della Facoltà di Lettere e Filosofia), si terrà un convegno che si annuncia importante, per il programma e le presenze: Visioni e politiche del territorio. Per una nuova alleanza tra urbano e rurale. Rinviamo al programma per i dettagli, ma l'annuncio di un dibattito su temi territoriali negli spazi di una facoltà di Lettere e Filosofia mi ha fatto andare indietro con la memoria ai primi anni '70, quando a Firenze nel complesso di Santa Maria degli Angeli, affacciato su Piazza Brunelleschi, coabitavano la Facoltà di Lettere e una parte della Facoltà di Architettura.

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Monday 17 January 2011

Perché gli uccelli cantano (1928)

Un paio di mesi fa in questo blog abbiamo parlato di un libro pubblicato in italiano nel 2006, Perché gli uccelli cantano, di David Rothenberg (edizione originale 2005: Why birds sing. A journey into the mistery of bird song).

Delamain.jpgCon una certa sorpresa abbiamo trovato nel catalogo di una libreria antiquaria un libro francese dal titolo quasi identico: Pourquoi les oiseaux chantent. E' una edizione tascabile del 1946, ma il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1928, l'autore è Jacques Delamain, un ornitologo di un certo rilievo, nonché direttore della collana Les Livres de Nature, che a giudicare dai titoli ci sembra il prototipo di molte collane divulgative che sarebbero comparse nel dopoguerra anche in Italia. Faremo alla fine qualche considerazione su questa "coincidenza" (?), ma prima vogliamo raccontarvi un po' di questo libro.

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