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Sunday 22 December 2013

Fine delle Trasmissioni

FineTrasmissioni.gif

Tuesday 27 August 2013

Ornitologia urbana, anzi, metropolitana

Uno dei concetti-chiave che in questi anni ho cercato di esprimere con questo blog è che l'area dell'ex-risaia, con tutti i suoi valori naturalistici, ha un rapporto speciale con la città, anche e soprattutto in virtù della sua storia, e chiunque si preoccupa del suo destino non può non tenerne conto. Per la verità, ultimamente non sembra che del suo destino ci si preoccupi poi troppo, salvo qualche iniziativa individuale; in generale anzi, sarà un'impressione, ma sembra aumentata la velocità di omologazione ad ordinaria periferia.
Da un punto di vista naturalistico, e ornitologico in particolare, non c'è un significativo degrado: le specie di passo si ricordano che sono passate di qui, e se trovano l'acqua giusta e poco disturbo si fermano per un po', altrimenti vanno un po' più in là; quelle nidificanti ci riprovano finchè possono; del resto le fluttuazioni di popolazioni sono frequenti in natura: appunto, finché si può. Giustamente, il principale criterio di tutela degli ultimi anni nelle aree di pianura è stato quello di aumentare le opportunità di sosta per l'avifauna, in particolare con una migliore gestione delle acque. Ma questo è solo l'inizio di una politica per la biodiversità; lentezze, difficoltà, e anche contraddizioni, sono sotto gli occhi di tutti.
Può darsi che la nostra società contemporanea non possa proprio far di meglio. Gli uccelli invece, entro certi limiti, vanno dove vogliono, e in questo sta buona parte del fascino che hanno sempre esercitato sugli umani. Non è che gli uccelli ignorino completamente la città, né da questa sono mai stati ignorati (per ragioni più o meno nobili...): sono sempre stati, come dice da decenni Fulco Pratesi, dei clandestini in città. Così quest'estate ho fatto un po' di ornitologia urbana a Bologna, scoprendo diverse cose interessanti.

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Monday 24 June 2013

Di paesini, paesaggi, borghi e castelli

"MONTEPESCALI, giugno - Montepescali si vede benissimo, passando in treno, pochi chilometri a nord di Grosseto. E' un paesino in vetta di un colle, come tanti altri della Maremma ... il sobborgo moderno si chiama Braccagni ...
E fu un giovanotto di Braccagni, proprio il padrone della trattoria, che ci propose la conferenza. Aveva sentito dire che alla biblioteca cittadina si conserva un vecchio volume di cartapecora, che riguarda la vita antica di Montepescali, e ci chiese di illustrarlo, di leggerlo. «Non ve lo dovete tenere tutto voi; è anche roba nostra, e ce lo dovete far vedere.» Fu così che decidemmo di inaugurare le gite del bibliobus, proprio come una lettura commentata degli Statuti del comune di Montepescali, redatti nel 1427 da Intendem ser Egidi, Nello Nicolai Nelli e Antonio Di Simone."
Luciano Bianciardi, "Tutti in piazza a sentire la storia del loro paese", Avanti!, 3 luglio 1953

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Saturday 11 May 2013

L'avatar non c'è più (5 di 5)

AironiDormitorio20090213.jpg Una foto di quel pioppone dietro la Rizza l'avevo messa tempo fa come avatar di un blog dove ogni tanto metto qualcosa. M'era venuto così, senza pensarci tanto, sapete come si fa: si mette una figurina per riconoscere il proprio blog a colpo d'occhio, quello è il tuo avatar, uno ci mette quello che vuole. Usa così. Poi magari si scopre che "avatar", dice wikipedia, è una parola sanscrita che "ha il significato di incarnazione, di assunzione di un corpo fisico da parte di un dio". Orcoboja, wikipedia, mica lo sapevo, già mi sembrava esagerato il casareccio "alter ego". Adesso che lo so ci penso su.

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Friday 10 May 2013

L'avatar non c'è più (4 di 5)

Dalla Villa Cataldi si vede chiaramente il percorso della tromba d'aria. La casa di fianco, all'angolo della strada di Santa Maria in Duno, non ha un graffio, il chiesolino d'al prém dé, del primo giorno, lì vicino, che pure non è solidissimo, è sempre quello, le rondini continuano a entrare da una finestra, come fanno da anni, avranno i nidi là dentro, meno male.
Le case a Nord-est, invece, comprese alcune nuove, portano segni pesanti; tegole, assi e una parte del contenuto di un capannone sventrato sono sparsi in un campo.
La vasca adiacente la discarica, che era diventata una attrazione naturalistica, è stata piuttosto maltrattata, sembra piallata. La Mezzacasa era un rudere da tempo, ma aveva ancora un po' di coperto con qualche coppo in cima, oggi il muro rimasto sarà alto sì e no un paio di metri (più tardi constaterò che anche dell'Olmo, un altro rudere storico, non rimane più quasi nulla). Della schermatura alla curva, dove mi fermavo sempre a dare un'occhiata, non c'è più traccia. Va bene che i pali non erano robustissimi (ma mi ricordo le mazzate non da poco di un mio amico per piantarli), ma ora è come se non ci fosse stata mai, e anche il "teatro di posa" per porciglioni, voltolino, pettazzurro e tante altre specie, è irriconoscibile. In compenso i cavalieri d'Italia sono sempre lì, chissà come hanno fatto a salvare quelle zampette esili come fuscelli. Addirittura a un certo punto un airone rosso, per me il primo dell'anno in questa vasca, è salito su un ramo, e un altro (due!) lo ha scacciato e inseguito.

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Thursday 9 May 2013

L'avatar non c'è più (3 di 5)

Se a noi cosiddetti civilizzati, per di più inurbati, ci fosse rimasto un po' del senso del luogo e delle orgini che avevano, per esempio, i nativi americani, io dovrei considerare sacro l'intorno di Villa Cataldi. Mia nonna era una contadina di Cataldi, era nata lì, in una casa colonica a fianco della villa, così mi hanno detto. Non lo considero sacro, quel posto, d'altra parte col senso del sacro ho parecchi problemi, e poi avevo anche nonni nati altrove, ma questo angolo di mondo mi interessa e mi affascina insieme.
Giusto un anno fa ho fatto anche un paio di foto: una a una casa rurale secolare che si intravede di fianco alla villa, non dev'essere proprio quella dov'è nata mia nonna, che pure sono ormai centovent'anni, ma comunque è a venti metri da quella; e un'altra all'elettrodotto imponente poco lontano, oltre l'orrore zigzagante del Canale Emiliano Romagnolo con le sue sponde di cemento, vergognamoci in silenzio, di quello. Ho mandato le foto un certo giorno a un certo indirizzo, perché volevano uno snapshot, si dice così?, una testimonianza sincrona multimmagine del mondo in un giorno di maggio del 2012, e adesso mi hanno scritto che le mie foto, compresi i dintorni di Villa Cataldi di Cinquanta, sono insieme con tutte le altre in un un contenitore sigillato come si fa per le scorie radioattive, in fondo a una miniera abbandonata che adesso è un sito patrimonio dell'umanità UNESCO, in mezzo alla Svezia. Non si sa mai, se agli archeologi umanoidi del 4013 dovessero interessare.

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Wednesday 8 May 2013

L'avatar non c'è più (2 di 5)

Va bene, mi son detto venerdì mattina, anche per oggi non si va a spasso. La mia lista delle cose da fare ringrazia. Mi metto al computer.

Che poi, se da bambini, quando ti instillano più o meno bruscamente il senso del dovere, se ci fossimo immaginati che si può lavorare in questo modo multitasking, tutto lì, tutto a portata di clic, altro che fantascienza, avremmo chiesto impazienti: quando arriva il futuro? Non si studia con la radio accesa, ti dicevano, meno che mai con la TV; così ti dovevi inventare che dovevi fare il compito di disegno, perché sì, disegnare si poteva, con la radio accesa. Chi se lo sarebbe immaginato che la cultura contemporanea sarebbe andata a traino di disegno e ginnastica piuttosto che di latino e matematica?
Oggi, mentre fai quello che devi fare, ogni tanto fai anche un clic per vedere se il mondo è ancora in ordine, non si sa mai, metti che che nell'ultima mezz'ora si è scaravoltato l'universo e tu non lo sapevi. Poi ci sono questi sistemi raffinati, per cui in un angolo dello schermo compare una finestrina quando i tuoi folli ti aggiornano. Venerdì pomeriggio, a un certo punto, il mio meteorologo di fiducia dice, se capisco bene, che sulla collina non distante da qui, 30-40 km. a sud-ovest, si sta caricando la molla di un temporalone.

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Tuesday 7 May 2013

L'avatar non c'è più (1 di 5)

Le previsioni meteo per venerdì scorso dicevano Variabile. Nelle figurine c'era sole, nuvole, qualche goccia: di tutto un po', praticamente. E io che volevo fare una bella camminata in campagna ...
Mi sarei accontentato anche di un giro in bicicletta, ma mi son detto, se è così, meglio rimandare ancora; ho giusto un po' di cose da fare arretrate che mi aspettano.

Venerdì mattina mi metto al computer maledicendo i previsori del tempo, perché fuori è una bellissima giornata di primavera, perfino esagerata. Quest'anno ha piovuto tantissimo, ha fatto freddo più del normale, al primo sole deciso la vegetazione è esplosa, adesso è tutta un rigoglio. Vorrei essere altrove, ma andrebbero bene anche due passi dietro casa mia, dove comincia la collina. Magari lo farò nel pomeriggio, mi dico. Ovviamente, tempo di orologio tre ore, e il tempo meteo è già cambiato. Fortuna che i previsori meteo non hanno sentito le mie maledizioni, parolatornindietro. Però, che mestiere di merda quello dei meteorologi, prendono insulti ingiustificati da tutti. Perfino da noi discepoli, che ci scandalizziamo quando gli affaristi del tempio invocano i gendarmi e gli aizzano contro le folle perché si rifiutano di dire sempre che il tempo sarà bellissimo. In verità vi dico, uno di voi mi tradirà. Vedi mo'. Ma il mio è un tradimento per modo di dire, non consumato, un impulso momentaneo. No no, il pensiero non vale, ché scherziamo? Il mio meteorologo di fiducia può stare tranquillo, non ce l'ho con lui, neanche coi suoi colleghi.

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Sunday 17 March 2013

Serpieri e la guerra (6 di 6 - Bibliografia)

Riferimenti bibliografici:

Arrigo Serpieri, La guerra e le classi rurali italiane
Pubblicazioni della Fondazione Carnegie per la Pace Internazionale - Sezione di Storia ed Economia
Laterza, Bari - Yale University Press, New Haven, 1930

Fabio Degli Esposti, Grande guerra e storiografia. La storia economica e sociale della Fondazione Carnegie, in "Italia Contemporanea", rivista dell' Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, n. 224 (Ottobre 2001), p. 413-444

Arrigo Serpieri, Il Duce e i rurali
introduzione a: Benito Mussolini, L'agricoltura e i rurali. Discorsi e scritti
Roma, Libreria del Littorio, 1931
anche in:
A.S. Fra politica ed economia rurale
Biblioteca di Coltura per i rurali sotto gli auspici della Reale Accademia dei Georgofili, Vol. II
Firenze, Barbera, 1934

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Saturday 16 March 2013

Serpieri e la guerra (5 di 6)

Il vigneto che serve di fondamento al mio studio sorge nel Comune di San Giorgio di Piano, nel 3° circondario idraulico della pianura bolognese, nella parte media di esso. Il suo impianto e la sua coltivazione sono stati e ne sono diretti dall' Ing. Agostino Ramponi, mio primo maestro d'agricoltura pratica, al quale debbo di aver compiuto questo studio.”

Non è difficile trovare un riscontro preciso delle origini sangiorgesi degli interessi di Serpieri: è scritto in apertura dello Studio sul vigneto specializzato nel Basso bolognese, presentato alla Società Agraria Provinciale di Bologna il 16 dicembre 1900. Non è la sua tesi di laurea, che è quasi contemporanea (“Sui metodi di determinazione del profitto nelle imprese rurali”, pubblicata nel 1901) ma è ugualmente una applicazione dei suoi studi milanesi.
Per trovarlo basta andare in Archiginnasio, è pubblicato sul n. 41 degli Annali della Società Agraria medesima. Non è difficile, però dal 1901 nessuno l'ha mai fatto. Nella copia con tanto di dedica all' “Illustre Signor Tanari M.se Senatore Luigi - Galliera” le pagine erano intonse, ancora da tagliare fino all'inizio di questa settimana, l'ho fatto io (ovviamente col permesso dei bibliotecari) il 12 marzo 2013. Non voglio dire che lo studio fosse sconosciuto, ci sono altre copie di questo fascicolo nelle biblioteche bolognesi, e altrove, ma di certo non è per questo studio che Serpieri è conosciuto e lodato: ancora nel 1993 la sua “costruzione teorica” fu oggetto di un convegno alla facoltà di Agraria di Firenze che a me, sarà perché non sono del mestiere, sembra oggi abbastanza ridondante: il convegno, dico.
Ovviamente, come in tutti i convegni di questo tipo, insieme a notevoli arrampicature sugli specchi, ci sono contributi interessanti. Per esempio l'attuale Ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi pensava che:

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Friday 15 March 2013

Serpieri e la guerra (4 di 6)

In questi giorni, uno che conosce bene l'Italia pur provenendo da un altro paese, risolleva una antica questione in questi termini: l'Italia non ha mai rotto in maniera netta col fascismo, e questo pesa ancor oggi.
Su Serpieri economista e politico agrario si sono scritti fin qui fiumi di parole, il più delle volte in termini rispettosi quando non elogiativi, anche in tempi relativamente recenti. Del resto, nel dopoguerra continuò non solo a pubblicare testi di economia agraria, ma anche, pur defilato, a intervenire sulle politiche agricole in discussione, per esempio scrivendo con lo pseudonimo di “Rusticus” sul Corriere della Sera.
Qui abbiamo voluto aggiungere qualcosa che si tace volentieri, come si tace volentieri di cos'era la cultura italiana sotto il fascismo, di cos'era l'Università, per esempio, di cui Serpieri era prestigioso esponente, ma in cui solo 15 docenti su 1200 rifiutarono il giuramento di fedeltà al fascismo.
I professori avevano allora una posizione sociale privilegiata, oltre a una formazione culturale che avrebbe dovuto aprire loro gli occhi. Come potè succedere? C'è chi dice che in fin dei conti valeva anche per loro, almeno per la maggior parte di loro, quello che valeva per i comuni cittadini, per cui non trovo espressione migliore di questo passaggio del discorso "Noi e i governi", che Paolo Nori ha letto qualche tempo fa a casa dei Fratelli Cervi e al Museo Guatelli alternandolo ai canti delle mondine di Novi di Modena:

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Thursday 14 March 2013

Serpieri e la guerra (3 di 6)

La introduzione di Serpieri alla raccolta di scritti e discorsi di Mussolini intitolata "L'agricoltura e i rurali" (introduzione poi ripubblicata nel 1934 in un proprio volume col titolo "Il Duce e i rurali") è pubblicata un anno dopo che era andato in stampa lo studio patrocinato dalla Fondazione Carnegie, "La guerra e le classi rurali". Naturalmente quest'ultimo volume, essendo comunque firmato da un membro del governo fascista, era stato ottimamente accolto e risultò il più venduto della serie italiana (che era pubblicata da Laterza insieme con la Yale University Press): Einaudi, almeno un argomento da opporre alle obiezioni americane ce l'aveva.
Ma stavolta, introducendo il Duce, Serpieri non deve fare nemmeno lo sforzo di stare nei binari di un certo rigore scientifico:

Credo che questo libro, nel quale sono raccolti discorsi e scritti del Duce sull'agricoltura e i rurali, entrerà - ricordo, ammonimento, viatico di fede - nella biblioteca di ogni agricoltore italiano.
Dove parla il Duce, bene è, per i gregari, tacere. Ma questa introduzione lascerà quasi solo a Lui la parola.

Ma intanto chiarisce con parole sue:

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Wednesday 13 March 2013

Serpieri e la guerra (2 di 6)

Dalla Fondazione Carnegie avevano scritto a Einaudi che il libro di Serpieri sembrava "un brillante pamphlet a sostegno del fascismo": era qualcosa di più di un pamphlet, in realtà, non solo per la mole. Probabilmente gli americani non erano in grado di valutarne del tutto la parzialità, per esempio dove racconta delle lotte degli anni 1919 e 1920 nel bolognese come "un crescendo spaventoso di minacce e violenze verso i proprietari", e "nel ferrarese, dove le organizzazioni rosse chiesero e, attraverso una spaventosa serie di violenze, imposero ai proprietari un concordato ..."; non c'è ovviamente una sola parola sullo squadrismo e sui crimini dei fascisti.
Gli americani, in ogni caso, gli chiedevano di essere un po' più scienziato e di dar conto, almeno, di diverse opinioni. Allora, sulla guerra scrive, per esempio:

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Tuesday 12 March 2013

Serpieri e la guerra (1 di 6)

Per la maggior parte di noi della bassa bolognese, "il Serpieri" è l'lstituto Tecnico Agrario di Bologna. Il nome non ci dice molto altro. E' a Corticella, al bordo estremo del territorio comunale di Bologna, nell'angolo dove comincia la Via Saliceto. Si chiama così dal 1963, tre anni dopo la morte del maggiore economista agrario italiano del Novecento (così dicono). E già questa è una cosa curiosa, che nella Bologna rossa del tempo si sia intitolata una scuola a uno che fu per due volte membro del governo fascista.
Arrigo Serpieri ci è già capitato di nominarlo in questo blog, perché da giovane frequentava l'azienda agricola di suo zio Agostino Ramponi a San Giorgio, e forse fu lì che decise di occuparsi proprio di agricoltura. Poco più che una curiosità biografica, apparentemente: Serpieri era nato a Bologna, da una famiglia di origini romagnole, si laureò a Milano e fece carriera tra Firenze e Roma.
La sua biografia è nota: si mise al servizio di Mussolini, predispose da sottosegretario una prima serie di norme sulla bonifica, fu allontanato su richiesta degli agrari più oltranzisti, fece nascere l'INEA di cui fu subito Presidente, fu richiamato al governo nel 1929 creandogli un sottosegretariato ad hoc per mettere a punto la bonifica integrale, giubilato di nuovo restò accademico di spicco, fu senatore del Regno e rettore dell'Università di Firenze. Anche nel dopoguerra, pur emarginato, restò un ispiratore di politiche agrarie, oltre alla venerazione che il mondo della bonifica continuava a nutrire nei suoi confronti. Non si può parlare di agricoltura nel Novecento italiano senza parlare di Serpieri, e infatti ancora se ne parla, quasi sempre con rispetto: vabbé, fu un po' fascista, ma non dei peggiori.
Sulle tracce di questo fascista perbene ho trovato frammenti di storie interessanti.

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Monday 25 February 2013

Comunicazione di servizio, con spiegone

Ho rinnovato per un altro anno il nome a dominio ex-risaia.info, che è la base per fare questo blog. Di conseguenza, questo blog può restare in linea con tutti i suoi contenuti pregressi per tutto il 2013.
L'aggiornamento con nuovi post non è garantito.

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Monday 11 February 2013

Ecco, così

Sì, la mostra di Nino Migliori merita, eccome.

Nonostante il luogo sia uno dei nuovi templi della Bologna da bere in tutta la loro scostante opulenza (io sono un po' prevenuto, lo ammetto. C'è un motivo, che si trascina da quando ero bambino, da quando mio babbo scriveva i pochi movimenti del conto corrente Carisbo su una strisciolina di carta, praticamente un estratto conto mantenuto aggiornato con la stilografica. Non gli piacevano, le banche. Ma lo spiego meglio un'altra volta).

Nonostante le didascalie didascaliche dei testi sui pannelli (non perdeteci tanto tempo, andate piuttosto in cima a vedere il video, che è molto ben fatto e spiega assai di più).

Nonostante che il tecnico delle luci devono averlo preso da un concerto rock.

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Sunday 10 February 2013

Mi ricordo una citazione di Majakovskij

E' un problema, ricordarsi le citazioni. Bisognerebbe essere sicuri di ricordarsele esatte, sennò che senso ha? E io non sono mai sicuro sicuro. Mi dico che se non altro, il senso è quello, sono quasi sicuro che il senso è quello, una parola magari può cambiare, cosa vuoi che sia una parola? se oltretutto la citazione è tradotta, sconta già un margine di incertezza. Curioso comunque che anche quando vorremmo essere precisi e rigorosi perché ne va della nostra weltanschauung, in realtà la probabilità di slittamenti progressivi è piuttosto alta. E' come se quell'esperimento del passafrase, tutti allineati e ripetere al vicino da un lato la frase appena sentita dal vicino dell'altro lato, e all'altra estremità la frase arriva tutta diversa, è come se quell'esperimento si svolgesse tutto nella nostra testa. Qualcuno potrebbe dedurne delle leggi generali della memoria e perciò della mente umana, ma non è questo che mi interessa adesso.

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Thursday 13 December 2012

Fogliame e legno morto: meno inquinamento, più biodiversità

Il Canale Navile, lo sapete, si chiama così perché ci potevano passare delle "navi" - si esagerava un po', diciamo dei barconi - in partenza da un "porto" che si trovava sul limitare della cinta muraria di Bologna. L'acqua arrivava dal Reno, derivata dalla Chiusa costruita apposta a Casalecchio; a partire dal XII° secolo fu costruito quel sistema di canali che diventò la vera infrastruttura produttiva della città di Bologna, piena di mulini e di attività. E' una storia tante volte raccontata e studiata, e a partire dagli ultimi anni sempre più spesso mostrata: è dei giorni scorsi la notizia che in città, dove già i monumenti sono segnalati da cartigli marrone, si sono cominciati a posizionare dei cartigli blu per segnalare i luoghi più importanti di "Bologna città d'acque".

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Saturday 24 November 2012

Clodoveo e Clementina hanno portato amici

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E così Clodoveo e Clementina sono riusciti a convincere la loro gente a venire a dare almeno un'occhiata, e sembrano tutti soddisfatti.

Da qualche giorno una colonia di 55-60 gru staziona nei campi tra l'Olmo, la Castellina e il Casone del Partigiano. Per le gru è il momento della migrazione, dal nord-est dell'Europa e Russia al sud della Spagna e nord Africa. Da noi passano piccoli gruppi, anche se con il cambiamento climatico diventa più probabile che qualche individuo si trattenga per l'inverno. Come saprete, tre anni fa si è fermato un giovane che probabilmente si era perso, l'anno scorso c'era una coppia. Ci immaginammo che il giovane cresciuto avesse portato la morosa, e potrebbe essere che quest'anno abbiano convinto gli altri del gruppo.
Non possiamo sapere se e quanto si fermeranno, dipenderà, purtroppo, anche dal disturbo che troveranno. Le gru, a differenza delle cicogne, sono animali non abituati alle presenze umane, e hanno bisogno di larghi spazi aperti. Anche per questa ragione ripetiamo anche qui un pressante invito a non tentare di avvicinarsi e non uscire dalle strade e dai percorsi dell'Oasi. Il posto migliore da cui vederle (serve un buon binocolo, o un cannocchiale) è via dell'Olmo, lasciando la macchina alla Morte se si viene da Saletto o alla Rizza se si viene da Bentivoglio, e facendo un breve tratto a piedi.

Attenzione: nonostante la stanga che dovrebbe chiudere via dell'Olmo dal lato ovest (incrocio con via Santa Maria in Duno) sia inesplicabilmente sempre aperta, sulla strada sterrata resta il divieto di transito ai mezzi motorizzati (eccetto agli autorizzati per ragioni di coltivazione terreni, manutenzione e controllo). E' una delle ragioni principali per cui gli animali si fermano qui. Invitiamo tutti a rispettare e fare rispettare questo divieto.

Thursday 8 November 2012

La Fabbrica

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La risaia in discorso, situata a sinistra del canale di Reno, è irrigata dalle acque di questo che le pervengono a mezzo di una canaletta di derivazione, che scorre per lungo tratto parallelamente alla Calcarata, scolo consorziale, come vedemmo già, del terzo circondario idraulico, nel quale le acque medesime si smaltiscono dopo essere state distribuite nelle caselle o piane per mezzo di condotti innestati fra loro e con la canaletta principale di derivazione e per mezzo di apposite buchette, formate col taglio degli argini, e di fossatelli, scavati volta per volta, denominati inviamenti, i quali hanno per fine, partendo di solito da una buchetta, di portare le acque e le torbide in segnalate posizioni delle caselle dove è meno facile la loro distribuzione di espansione. Giovano pure a fini analoghi altri fossatelli, dialettalmente detti gambini, ma che servono più particolarmente di richiamo al deposito delle torbide, le quali vengono poscia usufruite per l'innalzamento di bassure o pel miglioramento delle aree circostanti meno feconde. La nostra risaia è pure dotata di un fabbricato contenente 3 o 4 famiglie di braccianti, compresa quella del risaio o capo-opera che sia, più alcuni magazzini e con distesa davanti dal lato di mezzogiorno, un'aia di mattoni a catrame che serve per la trebbiatura, la raccolta ed il soleggiamento del riso. Un largo stradone di accesso o di transito interno giova per il trasporto dei prodotti a e dall'aia medesima.

Riconoscete i luoghi in questa mappa? Forse così va meglio.
"Il fabbricato" rappresentato in mappa non c'è più, ma qualcuno se lo ricorda ancora, si chiamava proprio La Fabbrica.

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