Chi è andato alla Rizza in questi
giorni se n'è già accorto: sono comparsi dei piccoli cartelli indicatori per
l'impianto a biomasse della Gozzadina, proprio dentro l'oasi (nella maggior
parte dei significati che la parola 'oasi' può assumere, ne abbiamo parlato
qui). Se non andiamo errati si tratta dell'impianto autorizzato con
questa decisione, e inquadrato in un programma regionale.
Troppo tardi per parlarne? Probabilmente sì, ma almeno prendiamo atto e
raccontiamo che l'oasi sta cambiando. Ne abbiamo fatte tante, di prediche
inutili, aggiungiamone una, che sarà mai.
Wednesday 25 January 2012
Piccole (piccole?) centrali crescono
By Giampaolo on Wednesday 25 January 2012, 08:00
Wednesday 21 December 2011
Due gru
By Giampaolo on Wednesday 21 December 2011, 21:00
Chi
frequenta l'oasi si ricorderà certamente l'inverno di due anni fa, quando
una solitaria
giovane gru, probabilmente un individuo che si era perso (non sappiamo se
maschio o femmina), passò buona parte dell'inverno qui da noi. Si lasciò ammirare dai
visitatori a lungo, a distanza oppure in brevi voli di spostamento tra le
vasche; appena le giornate diventarono più lunghe l'istinto migratorio si fece
sentire, una mattina volò a lungo sopra tutte le vasche, come per cercare la
direzione, poi si alzò ancora e non la vedemmo più.
Avevamo assistito comunque a un evento abbastanza insolito. Piccoli stormi di
gru in migrazione passano sul nostro paese tra novembre e dicembre,
probabilmente per raggiungere le grandi aree di svernamento del centro Europa
dove si concentrano anche migliaia di individui, ma è raro che qualcuno si
fermi. Anche i semplici avvistamenti nelle nostre zone umide interne sono
pochi. L'anno scorso, nella nostra oasi gru non se ne sono viste; la speranza
di rivedere un animale insolito e bellissimo era andata delusa, ma forse era
meglio così: potevamo sperare che la nostra giovane gru si fosse felicemente
ricongiunta ai suoi simili. Se poi più tardi ci avesse portato il/la consorte
...
Ormai da queste parti molti occhi sono puntati verso il cielo (fortunatamente
senza un fucile in mano), e così quest'autunno c'è stata una prima segnalazione
del passaggio di uno stormo di 26 gru, poi una successiva di una quarantina,
stavolta anche
fotografate in volo basso nella classica formazione a V.
Infine, all'inizio di dicembre, è circolata la notizia: c'è una gru ferma
all'Oasi ... anzi no, sono due!, due adulti.
La presenza è stata subito annotata per gli annuari ornitologici, si subito
attivati i teleobiettivi per documentare l'evento ... appena in tempo, perché
per alcuni giorni non si sono più viste. Ma sono restate in zona, e domenica
mattina all'alba le abbiamo riviste, lontane e in poca luce, giusto il minimo
per le foto qui sopra. Come ornitologi, dilettanti o meno, o come fotografi
siamo comunque soddisfatti, è stata documentata una presenza importante. Che
relazione ha con l'avvistamento di due anni fa? Non possiamo saperlo, né
sappiamo se i due di quest'anno sono una coppia, oppure due fratelli, o due
sorelle. I princìpi della conoscenza scientifica ci impongono di affermare solo
ciò di cui siamo certi. Ma non possiamo neanche escludere che Clodoveo
(chiamiamolo così, l'immaturo di due anni fa) sia riuscito a convincere la sua
Clementina a seguirlo fin qui (o viceversa).
Smettiamo l'abito dello scienziato, allora, e diciamolo in un altro modo, con
un racconto:
Friday 2 December 2011
La periferia dell'industria (4/4)
By Giampaolo on Friday 2 December 2011, 08:00
Salvo eccezioni, la storia
dell'industria ha il suo luogo deputato nelle periferie urbane, difficile
contestare questo assunto. Il nostro è un territorio rurale, e periferico
rispetto ai grandi processi dello sviluppo industriale nazionale, almeno fino a
tempi recenti. Anzi, oggi si tende a sottolineare di più questo carattere in
chiave di valorizzazione, lo abbiamo fatto anche in
questo blog: rurale è bello, oggi. Avercene, di territori rurali. Ma la storia
dell'industria, se vogliamo dirla tutta, è passata anche di qui.
Continuiamo a prendere a campione Bentivoglio per vedere come la storia
degli storici si può incontrare con la storia come la percepisce la
gente - come si può incontrare anche con la voglia di storia che c'è in giro,
quella che viene ogni tanto a partire da fatti personali, da una foto di
famiglia o dalla fondamenta della casa vecchia trovata ristrutturando quella
nuova.
La cultura, come qualsiasi attività umana, ha bisogno dei suoi professionisti
(altrimenti perché mandiamo i giovani all'Università, oggi che possiamo
riempirci la casa di libri e pure scaricarceli a gratis?), la ricerca
ha le sue tecniche, le sue cautele, le sue trappole. Bentivoglio è un buon
campione delle periferie in trasformazione, c'è una tradizione: qui, tanti anni
fa, partì l'esperienza del Museo della Civiltà Contadina proprio con intenti
simili a quelli che stiamo qui sostenendo: non chiudersi nella nostalgia di un
mondo che scompare, nella ricerca della curiosità, nel localismo, ma ragionarci
su, raccogliere con metodo, accettare il dialogo scientifico, quando non
sollecitarlo. Ma pur essendo un comune piccolo, vive anche di altro, ci sono
altri interessi, culturali e non.
Limitiamoci al tema presente, la storia dell'industria negli ultimi 150
anni.
Thursday 1 December 2011
Paesaggio rurale con industria (3/4)
By Giampaolo on Thursday 1 December 2011, 08:00
Qualche settimana fa chiacchieravo con un ultraottantenne di San Giorgio,
insieme ci si ricordava di un comune conoscente, mi diceva che da giovane
abitava di là dalla ferrovia, dopo la Montecatini.
Ah sì. Lo so, a San Giorgio lo sanno tutti, almeno quelli della mia età o più,
che la Reagens (tuttora una delle industrie chimiche più grosse della pianura
bolognese) un tempo si chiamava Montecatini. Fino a quando? Si dice
genericamente "fin dopo la guerra"; personalmente mi ricordo di una
gita scolastica là dentro, e si chiamava già Reagens. "Vedete bambini, qui
si fanno le cose utili, come la plastica, non toccate niente mi
raccomando". La plastica era una novità che cominciava a circolare, prima
si chiamava bachelite e si rompeva. Cominciava a entrare nelle case
contemporaneamente a quell'altra meraviglia del progresso che era la
televisione, e anche i bambini potevano vedere il Carosello di Gino Bramieri
che ammoniva: "Ma signora badi ben, che sia fatto di moplén".
La gita alla Reagens me la ricordo perché c'erano dei sacchi con delle polveri
colorate, uno di noi ci tuffò una mano dentro ricevendo un feroce cazziatone e
l'ordine perentorio di andare subito a lavarsi le mani. Eppure le cose di
plastica si potevano toccare ... mah.
Questo ricordo mi è venuto dopo, perché sul momento che ascoltavo il nonno,
fresco delle cose che mi interessano adesso, a sentir dire Montecatini mi è
venuto subito in mente il torracchione di vetro e
cemento. Vi dice niente questa espressione? Qualcuno, l'avrà
sentita dalla bocca di Ugo Tognazzi, protagonista, con Giovanna Ralli, de
"La vita agra", il romanzo (romanzo?) di Bianciardi
che Carlo Lizzani portò sul grande schermo nel 1964. Ci si può leggere dietro
un pezzo importantissimo della storia dell'industria italiana. Si incrocia con
un pezzo importantissimo della storia della letteratura, ma diciamo pure della
cultura italiana. In questi giorni sono quarant'anni che Luciano Bianciardi
è morto malamente, una specie di lento suicidio con dosi
crescenti di alcool. Ne racconto un po', rapidamente, di questa storia.
Wednesday 30 November 2011
La Storia dell'Industria a Bentivoglio (2/4)
By Giampaolo on Wednesday 30 November 2011, 08:00
A dire il vero, di storia dell'industria nell'incontro di Bentivoglio si è parlato poco - non so, forse perché il tema era già stato 'incorporato' per così dire negli altri incontri della serie. Si è parlato molto, invece, dei problemi dell'industria di oggi, ovvero, banalizzo, di come vendere le piastrelle di Fiorano ai cinesi che sono tanti e faranno tante case nuove in futuro (magari potessimo regalargli un po' del nostro sprawl !). E si è parlato poi di innovazione, di tecnopoli, di tecnologie avanzate, tutte cose sacrosante, che ho seguito con attenzione per un paio di decenni, e mi è pure tornata in mente una delle mie ultime esperienze da studente, diciamo così, (dopo - pochi anni fa, peraltro) presso la sede di Bruxelles della Regione Toscana, quando a una funzionaria della Commissione che ci spiegava come pensavano di finanziare l'innovazione obiettai (ricevendone consenso, devo dire) che l'innovazione vera non sempre corrisponde all'immagine corrente tutta tecnologia e laboratori; ci vogliono anche quelli, ma l'innovazione si annida talvolta più terra terra, in processi (e fin qui lo sanno tutti), ma anche in relazioni, in comportamenti, nasce talvolta in mezzo alla gente, analogamente alle buone pratiche, che proprio loro (gli eurocrati) ci hanno insegnato a chiamare così.
Tuesday 29 November 2011
100 + 50 (1 di 4)
By Giampaolo on Tuesday 29 November 2011, 08:00
Avere quasi sessant'anni ti permette di ricordarti dell'altra volta che fu
celebrata l'Unità d'Italia, era il 1961, le celebrazioni avevano per slogan
"Cent'anni d'Italia" ed erano improntate a una sorta di
italica grandeur. Mi ricordo che i giornali che mio padre portava a casa
parlavano di "Italia 61", una grande mostra a Torino in un
palazzo nuovo che dicevano bellissimo. Le foto mostravano un grande atrio in
cui da enormi colonne di cemento si dipartivano a raggiera le travi del
soffitto; si poteva leggere che il progettista era il famoso Pier Luigi Nervi,
che anche i profani ormai conoscevano per gli impianti dell'Olimpiade di Roma
dell'anno prima: la archistar più splendente, diremmo oggi. In realtà scopro
ora che l'esposizione era dedicata al lavoro, ma ogni tempo ha il suo
particolare equilibrio tra retorica e riflessione, ed evidentemente la prima mi
è restata in memoria di più.
Non mi ricordo le cerimonie ufficiali - del resto la prima televisione entrò
in casa mia proprio quell'anno e tutto era una scoperta. Sui giornalini per
bambini la storia era ancora quella di condottieri ed eroi: c'erano le figurine
dei soldatini delle guerre d'indipendenza da incollare su cartoncino e
ritagliare, sapevamo tutto delle principali battaglie, e da allora mi si sono
stampati in mente nomi come Cialdini, Mac Mahon, Manfredo Fanti: i generali,
cioè. A qualcuno dei più grandi a scuola regalavano il libretto qui sopra (un
avvenimento, ché nelle case di libri non ce n'erano tanti): una antologia di
scritti dall'età delle riforme all'Unità, con in Appendice lo Statuto albertino
e la Costituzione della Repubblica Italiana.
Quest'anno le celebrazioni del 150° non sono ancora concluse - del resto,
dopo il 1861 sono venuti i primi passi dello Stato unitario, che dal punto di
vista storico non sono meno interessanti. C'è qualcosa che interessa anche gli
argomenti di questo blog. Prendo spunto, per i prossimi post, da uno degli
incontri tenuti nei comuni dell'Unione Reno Galliera (a Bentivoglio, dove si
parlava di Industria)
perché mi ha smosso qualche considerazione su come è cambiato il modo di fare
storia del territorio in questi ultimi 50 anni, e come potrebbe cambiare
ancora.
(segue)
Tuesday 1 November 2011
Le FAQ dell'oasi
By Giampaolo on Tuesday 1 November 2011, 08:30
All'oasi in questi ultimi anni ho incontrato tanta gente che non c'era mai stata, o che comunque la conosceva molto poco. Ho avuto spesso, anche recentemente, la soddisfazione di sentire commenti positivi e meravigliati; mi hanno fatto spesso delle domande, magari per sapere cose che a noi del posto sembrano scontate e a tutti note. Perciò ho compilato l'elenco che segue di Domande Frequenti e Relative Risposte (FAQ). Preciso, a scanso di equivoci, che si tratta di una iniziativa personale basata sulle domande che mi hanno fatto e su quanto è a mia conoscenza o reperibile online. Per scriverle non mi sono coordinato con nessuno; se qualche informazione risultasse inesatta, mi si può sempre contattare all'indirizzo qui a fianco (seguire il link "Per comunicare con noi" in home page). Credo comunque che un approccio del genere (mutuato dalla rete) possa avere una sua utilità, se non altro quella di concentrare in un unico punto informazioni altrimenti sparse.
Saturday 22 October 2011
L'oasi che verrà (6/6)
By Giampaolo on Saturday 22 October 2011, 08:00
Il perché dell'oasi, cioè la sua potenzialità di tutela e promozione
ambientale, è ancora oggi ben sintetizzato nell'intestazione di uno dei
pannelli sul posto:
"La natura torna in campagna". Perché questo sia possibile,
bisogna continuare a interrogarsi su entrambi i termini: chiedersi
anche cos'è stata, cioè cos'è, la campagna.
Ha ragione il professor Carandini (nella lectio magistralis di
apertura di Archeopolis, un mese fa al Teatro Comunale di Bologna): perché
dobbiamo studiare la storia?; perché dobbiamo chiederci cosa succedeva qui da
noi e non solo accontentarci di sentir raccontare le gesta di santi ed eroi?;
perché dobbiamo scavare, smontando alla rovescia gli strati che il tempo ha
accumulato?
Perché ci serve a conoscere meglio noi stessi. Vale sempre, ma
specialmente in tempi di crisi la ritengo una lezione più utile di chi ci
spinge a far ripartire i consumi per uscirne, o a considerare
l'innovazione come inventarsi qualcosa di nuovo, magari da buttare via
dopodomani.
Tutelare, questa è innovazione, oggi. E conservare traccia del
lavoro, di quello manuale e fisicamente faticoso del passato, come di quello
dei progetti e progettini strappati alle strette dei bilanci, perchè è
lavoro; bisogna fare in modo che le acquisizioni di oggi possano
essere utilizzate e rilette domani. E allora diciamo anche che investire in
cultura (compreso il tempo dei volontari) non può essere inteso come un
business da cui aspettarsi ritorni nel breve periodo: che poi secondo me questa
è la causa ultima della crisi, ma non è questa la sede per approfondire.
Friday 21 October 2011
... ma l'oasi c'è ancora (5/6)
By Giampaolo on Friday 21 October 2011, 09:00
Ché poi, le parole sono importanti, ma sono anche ambigue. L'altro giorno
dall'autobus con la coda dell'occhio ho visto un cartellone pubblicitario con
scritto "Parco del Navile". Oh perbacco. Son ripassato a vedere, era la
pubblicità di una casa protetta (privata).
"Oasi", in teoria è una parola più chiara di "parco", dà subito l'idea di un
posto piacevole che si distacca nettamente dal deserto circostante, quindi fa
pendere la bilancia dalla parte di confini ben netti, nell'annosa questione se
un'area protetta debba essere delimitata con precisione, o se ci si debba
entrare poco alla volta, magari passando per un "preparco". In teoria, per fare
un'oasi naturalistica basta che si mettano d'accordo proprietari e
ambientalisti per un minimo di manutenzione all'interno e per la vigilanza, che
si recinti il tutto con filo spinato e che si apra al pubblico una o due volte
all'anno (poi, per fortuna, la maggior parte delle oasi sono più di così).
Anche in questo caso, però, la nostra assomiglia più a un parco, perché ha
molte relazioni con gli ambienti circostanti, e non è facile capire dove
comincia e dove finisce, che è la domanda che si fanno in molti. E'
possibile rispondere senza scomodare la fisica quantistica? ("In questo
punto siamo dentro all'Oasi?" "Abbastanza").
Proviamoci
Thursday 20 October 2011
Il punto non c'è ... (4/6)
By Giampaolo on Thursday 20 October 2011, 08:00
Questa serie di post era partita con l'intenzione di fare il punto sulla
situazione dell'ex-risaia di Bentivoglio, fosse pure un punto dichiaratamente
personale. Ma mi accorgo che, come dice un mio amico musicista e scrittore, "il
punto non c'è".
C'è una situazione in movimento che si deve confrontare con storie personali e
di gruppo, ritardi, impazienze, progetti belli e altri meno. Ci sono certamente
dei rischi:
Wednesday 19 October 2011
Après moi, le déluge (3/6)
By Giampaolo on Wednesday 19 October 2011, 08:00
(Dopo di me, il diluvio).
Questo post fa riferimento ai due più recenti interventi di Dante in quest'altra discussione, sollecitato sul Flickr dei
fotografi a dare qualche informazione. Comincia così:
come premessa vorrei dire che l'oasi esiste perché c'era il
WWF
e finisce così:
nel giro di soli due anni, da quando il WWF non se ne occupa più, si è
visto come si è ridotta l'oasi.
E' una ricostruzione inaccettabile, pur riconoscendo a Dante i meriti (moltissimi) che ha. Cominciamo dall'inizio della narrazione:
Tuesday 18 October 2011
Mi par di sognare (2/6)
By Giampaolo on Tuesday 18 October 2011, 08:00
Torniamo allora al luglio scorso allora, a uno che legge il giornale (non solo quello del link, anche altri) e trova titoloni con "colpa del sindaco", titolini "delusi dal sindaco" (su questo ci torno fra un momento), e questa specifica: "in un'epoca così difficile per gli Enti locali - dice Cinzia Morsiani, presidente Wwf Emilia-Romagna - molti sindaci fanno il possibile per incentivare il volontariato e la partecipazione dei cittadini", ma "non il sindaco di questo comune del Bolognese, che ha deciso di disfarsi in un colpo solo di tante risorse preziose".
Monday 17 October 2011
Dove eravamo rimasti? (1/6)
By Giampaolo on Monday 17 October 2011, 08:00
(Tranquilli, il blog riprende solo per una settimana)
Allora, all'inizio di luglio è successo che me ne stavo nel davantiacasa di una casina in mezzo a un bosco maremmano a leggere, scrivere, studiare, e poi scrivere, studiare, leggere e poi daccapo, e ho fatto una pausa cercando di acchiappare il segnale per attaccarmi all'Internet. E' successo che l'ho beccato e fra le altre cose sono andato a vedere se c'era qualcosa di nuovo a Bentivoglio, ho visto un odg del Consiglio Comunale con la Convenzione per la assegnazione della gestione della Rizza, sul momento ho pensato di aver sbagliato anno, perché ero convinto che quella convenzione lì ci fosse già da un pezzo, invece no, era proprio così, boh.
Friday 11 February 2011
Il catalogo degli uccelli
By Giampaolo on Friday 11 February 2011, 20:50
Uno dei termini tecnici più in uso tra chi osserva gli uccelli è
Checklist.
List come lista, elenco. Check perché si usa mettere un segno
di spunta a fianco di quelli che si sono visti. Di check-list ce ne sono di
tutti i tipi: per tutta un'oasi (come quella che pubblichiamo qui a fianco fin
dall'inizio di questo blog); per regione, per nazione, per regione
biogeografica (come quella del Paleartico
occidentale, di cui EBN ha appena pubblicato una versione
aggiornata); oppure, la propria personale, con tutti gli uccelli che si
sono visti in natura con la data e il luogo.
Quello che le accomuna tutte è che sono organizzate per
specie, secondo il sistema (Systema Naturae) messo a
punto da Carl Nilsson Linnaeus (Linneo) nel 1700, ancora sostanzialmente
valido, nonostante le conoscenze che poi avrebbe portato Darwin alla fine del
secolo successivo. E' vero che specie è un concetto statico, mentre
oggi sappiamo che anche gli animali si evolvono: ma in tempi lunghissimi.
Semplicemente, la durata della vita umana, e quindi le nostre osservazioni,
sono un battito di ciglia per i tempi dell'evoluzione (almeno per l'evoluzione
degli animali superiori, e a meno di selezioni artificiali, ibridazioni e
manipolazioni genetiche - che poi è il vero problema di oggi). Perciò in prima
approssimazione si considera generalmente valida la definizione scolastica di
specie come gruppo di individui interfecondi, ossia che possono
accoppiarsi producendo una discendenza fertile. Da un asino e una cavalla può
nascere un mulo, un ibrido che però è sterile; per restare nel mondo degli
uccelli in natura, non è così difficile vedere ibridi di Moretta x Moriglione
(occasionalmente anche altri ibridi), ma non si tratta di specie a sè, degna di
una propria riga nella check-list. Ogni riga una specie, con tanto di nome
scientifico in latino, come volle Linneo: la checklist è un pilastro della
pratica ornitologica.
Thursday 3 February 2011
La nuova stagione dei cigni reali
By Giampaolo on Thursday 3 February 2011, 20:00
Alcuni anni fa, quando nelle vasche dell'Oasi vennero liberati alcuni cigni
reali precedentemente tenuti in uno spazio angusto e inadatto, qualcuno (tra
cui il sottoscritto) ebbe delle perplessità. Più che altro si trattava del
timore che le già limitate caratteristiche di naturalità di questo ambiente
risultassero poi trascurate per costruire un qualsiasi "laghetto coi cigni" di
periferia, magari per decorare qualche iniziativa commerciale. Personalmente
non ho difficoltà ad ammettere che mi sono sbagliato, almeno per quanto si può
vedere a tutt'oggi: lo spettacolo offerto dai cigni non ha sminuito le altre
qualità dell'Oasi. Loro peraltro si sono riprodotti, volano di vasca in vasca
(ogni tanto anche nei dintorni) e una coppia si appresta a iniziare una nuova
stagione riproduttiva tra i capanni.
Non
solo, ma ogni tanto se ne vede qualcuno in più, arrivato da non si sa dove: è
successo anche pochi giorni fa con un individuo giovane screziato di
grigio (anche i giovani locali sono al primo inverno, eppure interamente
bianchi).
Non sempre tutto è andato per il meglio. Erano arrivati qui da poco, e perciò
ancora un po' spaesati, quando ne trovai uno col collo spezzato, depositato
sulla neve nel parcheggino prima del ponte della Morte: preferimmo non pensare
a una bastonata, il trauma era compatibile con un urto contro un cavo durante
un maldestro tentativo di volo da parte di un soggetto che non vi era abituato.
Poco dopo ne trovammo un altro morto, mezzo spennato in un campo: si pensò
allora a cani randagi, ma potrebbe essere stata anche la volpe, prima che
imparassero a difendersi, come testimoniò questa famosa
foto di Stefano Nanni. A quel punto erano cominciate le nidificazioni, e
cominciammo a vedere dai capanni i piccoli cigni in fila dietro
ai genitori: ma due anni fa i piccoli sono stati trovati tutti morti,
insieme con un adulto, uccisi da una intossicazione alimentare. L'anno scorso
invece è andata bene: in particolare tre dei giovani si muovono sempre insieme, salvo incrociare qualche volta la
coppia di genitori impegnata nei riti nuziali per la nuova stagione: come
martedì scorso, quando sono rimasti per un po' a osservare gli adulti, poi
hanno pensato bene di togliere il disturbo.
Saturday 29 January 2011
Maclura
By Giampaolo on Saturday 29 January 2011, 20:30
Io vi comunico la lettera della
persona da me incaricata di dirigere quest'anno la mia bigattiera di Bibbiani,
essendo essa relativa a un esperimento tentato per cimentare l'asserzione di
non so qual giornale, il quale proponeva la foglia di Maclura Aurantiaca
come succedaneo a quella del gelso. Io dubitava, per vero dire, dell'utile
di tal sostituzione, atteso che le spine robuste della Maclura mi
pareano un forte ostacolo alla brucatura della sua foglia, ma pure considerando
la probabilità che vi era di veder quest'albero della famiglia stessa del gelso
riuscire ad allevare i filugelli, la sua facilità a crescere così a siepe come
isolato, l'abbondanza della sua foglia, l'idoneità sua a prosperare anche nei
luoghi più aridi, e finalmente il vantaggio che ci è sempre nel moltiplicare i
mezzi per riuscire nel medesimo intento, mi decisi alla prova e la commessi al
giovane Stefano Viti allievo del Vanni, del quale il Giornale Agrario ha
pubblicato altre volte delle osservazioni intorno alla produzione dei
bozzoli.
Wednesday 26 January 2011
Fotografia di paesaggio nell'hinterland
By Giampaolo on Wednesday 26 January 2011, 11:00
Le foto che mettiamo di solito in questo blog sono di tutt'altra natura, ma
proprio per questo è utile visitare la mostra
fotografica Hinterland, al secondo piano della Sala Borsa, alla sua ultima
settimana di apertura (fino al 30 gennaio).
L'autore, Rhodri
Jones è un gallese che vive dalle nostre parti, quando non è in giro per il
mondo a fotografare. Venendo da lontano e avendo visto posti molto diversi, il
suo sguardo e la sua composizione ci restituiscono inquadrature inconsuete del
nostro territorio in trasformazione.
Fa un certo effetto confrontare sul suo sito la serie delle migrazioni interne
in Cina, o i bianconeri che ha dedicato alla terra da cui proviene, con le
geometrie colorate e congelate dell'hinterland in cui viviamo. Bisogna
ingrandirle o vederle in esposizione, perché dalle riproduzioni in miniatura
non si capisce se sono proprio foto o non piuttosto disegni di progetto
realizzati con i sempre più raffinati software 3D. Sono proprio foto dal vero,
ahinoi: ci sembra di poter dire che il mondo reale che ci circonda cerca di
assomigliare sempre di più al mondo virtuale. Ma ci sono altre letture
possibili, la mostra merita di essere vista.
Monday 24 January 2011
Ibis sacro
By Giampaolo on Monday 24 January 2011, 07:30
Nella nostra Oasi l'Ibis sacro (Threskiornis
aethiopicus) visto nei giorni scorsi non è una novità assoluta: quasi
tutti gli anni uno o più individui passano di qui nel loro girovagare per la
pianura padana. Non si tratta di una migrazione: come suggerisce il nome
scientifico questa è una specie africana, che anzi si è ridotta anche nel suo
proprio areale. Non si tratta nemmeno dell'esito di complessi (e discutibili)
progetti pur con qualche base scientifica, come quello che ha per oggetto il
suo parente Ibis eremita (Geronticus eremita), a cui gli allievi
austriaci di Konrad Lorenz stanno tentando di reimpiantare l'istinto
migratorio trascinandoseli dietro a un aeroplanino tra l'Austria e
l'Oasi WWF di Orbetello, col risultato (finora) che ogni tanto qualcuno se ne
va per i fatti suoi e viene segnalato da qualche parte, piuttosto frastornato e
facilmente avvicinabile: mai visto qui da noi, per fortuna, è proprio il caso
di dirlo.
Invece, la popolazione italiana di Ibis sacro ha certamente origine aufuga, si
tratta cioè di esemplari fuggiti da voliere (o liberati di proposito), ma da
oltre 20 anni si registrano nidificazioni regolari, quasi tutte concentrate
nelle province di Novara e Vercelli, come ben spiega questo articolo
dei Quaderni di EBN. Individui erratici sono stati comunque osservati un po' in
tutta la pianura padana: insomma, qualcuno di loro se ne va a spasso più o meno
in tutte le stagioni, da solo, in coppia o in compagnia. L'avvistamento di un
individuo all'Oasi nei giorni scorsi è praticamente contemporaneo a quello di ieri di 4 o 5 individui nella vasca del
SIC-ZPS di Tivoli, vicino a San Giovanni in Persiceto, anche se "il nostro" non
sembra uno di loro, almeno a giudicare dalle chiazze nel piumaggio della nuca: forse un
"esploratore" incaricato di trovare un buon posto per i suoi compagni?
Thursday 20 January 2011
Il futuro, visto dal chiostro
By Giampaolo on Thursday 20 January 2011, 08:45
Domattina 21 gennaio nell'aula Giorgio Prodi, che si affaccia sul chiostro grande del complesso di San Giovanni in Monte a Bologna (sede di alcuni dipartimenti della Facoltà di Lettere e Filosofia), si terrà un convegno che si annuncia importante, per il programma e le presenze: Visioni e politiche del territorio. Per una nuova alleanza tra urbano e rurale. Rinviamo al programma per i dettagli, ma l'annuncio di un dibattito su temi territoriali negli spazi di una facoltà di Lettere e Filosofia mi ha fatto andare indietro con la memoria ai primi anni '70, quando a Firenze nel complesso di Santa Maria degli Angeli, affacciato su Piazza Brunelleschi, coabitavano la Facoltà di Lettere e una parte della Facoltà di Architettura.
Monday 17 January 2011
Perché gli uccelli cantano (1928)
By Giampaolo on Monday 17 January 2011, 11:00
Un paio di mesi fa in questo blog abbiamo parlato di un libro pubblicato in
italiano nel 2006, Perché gli uccelli
cantano, di David Rothenberg (edizione originale 2005: Why birds sing.
A journey into the mistery of bird song).
Con una certa sorpresa abbiamo trovato nel
catalogo di una libreria antiquaria un libro francese dal titolo quasi
identico: Pourquoi les oiseaux chantent. E' una edizione
tascabile del 1946, ma il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1928,
l'autore è Jacques Delamain, un ornitologo di un certo rilievo, nonché
direttore della collana Les Livres de Nature, che a giudicare dai
titoli ci sembra il prototipo di molte collane divulgative che sarebbero
comparse nel dopoguerra anche in Italia. Faremo alla fine qualche
considerazione su questa "coincidenza" (?), ma prima vogliamo raccontarvi un
po' di questo libro.
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