Una foto di quel pioppone
dietro la Rizza l'avevo messa tempo fa come avatar di un blog dove ogni tanto
metto qualcosa. M'era venuto così, senza pensarci tanto, sapete come si fa: si
mette una figurina per riconoscere il proprio blog a colpo d'occhio, quello è
il tuo avatar, uno ci mette quello che vuole. Usa così. Poi magari si scopre
che "avatar", dice wikipedia, è una parola sanscrita
che "ha il significato di incarnazione, di assunzione di un corpo fisico da
parte di un dio". Orcoboja, wikipedia, mica lo sapevo, già mi sembrava
esagerato il casareccio "alter ego". Adesso che lo so ci penso su.
Saturday 11 May 2013
L'avatar non c'è più (5 di 5)
By Giampaolo on Saturday 11 May 2013, 11:00
Friday 10 May 2013
L'avatar non c'è più (4 di 5)
By Giampaolo on Friday 10 May 2013, 11:00
Dalla Villa Cataldi si vede chiaramente il percorso della tromba d'aria. La
casa di fianco, all'angolo della strada di Santa Maria in Duno, non ha un
graffio, il chiesolino d'al prém dé, del primo giorno, lì vicino, che
pure non è solidissimo, è sempre quello, le rondini continuano a entrare da una
finestra, come fanno da anni, avranno i nidi là dentro, meno male.
Le case a Nord-est, invece, comprese alcune nuove, portano segni pesanti;
tegole, assi e una parte del contenuto di un capannone sventrato sono sparsi in
un campo.
La vasca adiacente la discarica, che era diventata una attrazione
naturalistica, è stata piuttosto maltrattata, sembra piallata. La Mezzacasa era
un rudere da tempo, ma aveva ancora un po' di coperto con qualche coppo in
cima, oggi il muro rimasto sarà alto sì e no un paio di metri (più tardi
constaterò che anche dell'Olmo, un altro rudere storico, non rimane più quasi
nulla). Della schermatura alla curva, dove mi fermavo sempre a dare
un'occhiata, non c'è più traccia. Va bene che i pali non erano robustissimi (ma
mi ricordo le mazzate non da poco di un mio amico per piantarli), ma ora è come
se non ci fosse stata mai, e anche il "teatro di posa" per porciglioni,
voltolino, pettazzurro e tante altre specie, è irriconoscibile. In compenso i
cavalieri d'Italia sono sempre lì, chissà come hanno fatto a salvare quelle
zampette esili come fuscelli. Addirittura a un certo punto un airone rosso, per
me il primo dell'anno in questa vasca, è salito su un ramo, e un altro (due!)
lo ha scacciato e inseguito.
Thursday 9 May 2013
L'avatar non c'è più (3 di 5)
By Giampaolo on Thursday 9 May 2013, 11:00
Se a noi cosiddetti civilizzati, per di più inurbati, ci fosse rimasto un
po' del senso del luogo e delle orgini che avevano, per esempio, i nativi
americani, io dovrei considerare sacro l'intorno di Villa Cataldi. Mia nonna
era una contadina di Cataldi, era nata lì, in una casa colonica a fianco della
villa, così mi hanno detto. Non lo considero sacro, quel posto, d'altra parte
col senso del sacro ho parecchi problemi, e poi avevo anche nonni nati altrove,
ma questo angolo di mondo mi interessa e mi affascina insieme.
Giusto un anno fa ho fatto anche un paio di foto: una a una casa rurale
secolare che si intravede di fianco alla villa, non dev'essere proprio quella
dov'è nata mia nonna, che pure sono ormai centovent'anni, ma comunque è a venti
metri da quella; e un'altra all'elettrodotto imponente poco lontano, oltre
l'orrore zigzagante del Canale Emiliano Romagnolo con le sue sponde di cemento,
vergognamoci in silenzio, di quello. Ho mandato le foto un certo giorno a un
certo indirizzo, perché volevano uno snapshot, si dice così?, una testimonianza
sincrona multimmagine del mondo in un giorno di maggio del 2012, e adesso mi
hanno scritto che le mie foto, compresi i dintorni di Villa Cataldi di
Cinquanta, sono insieme con tutte le altre in un un contenitore sigillato come
si fa per le scorie radioattive, in fondo a una miniera abbandonata che adesso
è un sito patrimonio dell'umanità UNESCO, in mezzo alla Svezia. Non si sa mai,
se agli archeologi umanoidi del 4013 dovessero interessare.
Wednesday 8 May 2013
L'avatar non c'è più (2 di 5)
By Giampaolo on Wednesday 8 May 2013, 11:00
Va bene, mi son detto venerdì mattina, anche per oggi non si va a spasso. La
mia lista delle cose da fare ringrazia. Mi metto al computer.
Che poi, se da bambini, quando ti instillano più o meno bruscamente il senso
del dovere, se ci fossimo immaginati che si può lavorare in questo modo
multitasking, tutto lì, tutto a portata di clic, altro che fantascienza,
avremmo chiesto impazienti: quando arriva il futuro? Non si studia con la radio
accesa, ti dicevano, meno che mai con la TV; così ti dovevi inventare che
dovevi fare il compito di disegno, perché sì, disegnare si poteva, con la radio
accesa. Chi se lo sarebbe immaginato che la cultura contemporanea sarebbe
andata a traino di disegno e ginnastica piuttosto che di latino e
matematica?
Oggi, mentre fai quello che devi fare, ogni tanto fai anche un clic per vedere
se il mondo è ancora in ordine, non si sa mai, metti che che nell'ultima
mezz'ora si è scaravoltato l'universo e tu non lo sapevi. Poi ci sono questi
sistemi raffinati, per cui in un angolo dello schermo compare una finestrina
quando i tuoi folli ti aggiornano. Venerdì pomeriggio, a un certo punto, il mio
meteorologo di fiducia dice, se capisco bene, che sulla collina non distante da
qui, 30-40 km. a sud-ovest, si sta caricando la molla di un temporalone.
Tuesday 7 May 2013
L'avatar non c'è più (1 di 5)
By Giampaolo on Tuesday 7 May 2013, 12:00
Le previsioni meteo per venerdì scorso dicevano Variabile. Nelle figurine
c'era sole, nuvole, qualche goccia: di tutto un po', praticamente. E io che
volevo fare una bella camminata in campagna ...
Mi sarei accontentato anche di un giro in bicicletta, ma mi son detto, se è
così, meglio rimandare ancora; ho giusto un po' di cose da fare arretrate che
mi aspettano.
Venerdì mattina mi metto al computer maledicendo i previsori del tempo, perché fuori è una bellissima giornata di primavera, perfino esagerata. Quest'anno ha piovuto tantissimo, ha fatto freddo più del normale, al primo sole deciso la vegetazione è esplosa, adesso è tutta un rigoglio. Vorrei essere altrove, ma andrebbero bene anche due passi dietro casa mia, dove comincia la collina. Magari lo farò nel pomeriggio, mi dico. Ovviamente, tempo di orologio tre ore, e il tempo meteo è già cambiato. Fortuna che i previsori meteo non hanno sentito le mie maledizioni, parolatornindietro. Però, che mestiere di merda quello dei meteorologi, prendono insulti ingiustificati da tutti. Perfino da noi discepoli, che ci scandalizziamo quando gli affaristi del tempio invocano i gendarmi e gli aizzano contro le folle perché si rifiutano di dire sempre che il tempo sarà bellissimo. In verità vi dico, uno di voi mi tradirà. Vedi mo'. Ma il mio è un tradimento per modo di dire, non consumato, un impulso momentaneo. No no, il pensiero non vale, ché scherziamo? Il mio meteorologo di fiducia può stare tranquillo, non ce l'ho con lui, neanche coi suoi colleghi.
Sunday 17 March 2013
Serpieri e la guerra (6 di 6 - Bibliografia)
By Giampaolo on Sunday 17 March 2013, 11:30
Riferimenti bibliografici:
Arrigo Serpieri, La guerra e le classi rurali
italiane
Pubblicazioni della Fondazione Carnegie per la Pace Internazionale - Sezione di
Storia ed Economia
Laterza, Bari - Yale University Press, New Haven, 1930
Fabio Degli Esposti, Grande guerra e storiografia. La
storia economica e sociale della Fondazione Carnegie, in
"Italia Contemporanea", rivista dell' Istituto
Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, n. 224 (Ottobre
2001), p. 413-444
Arrigo Serpieri, Il Duce e i rurali
introduzione a: Benito Mussolini, L'agricoltura e i rurali.
Discorsi e scritti
Roma, Libreria del Littorio, 1931
anche in:
A.S. Fra politica ed economia rurale
Biblioteca di Coltura per i rurali sotto gli auspici della Reale Accademia dei
Georgofili, Vol. II
Firenze, Barbera, 1934
Saturday 16 March 2013
Serpieri e la guerra (5 di 6)
By Giampaolo on Saturday 16 March 2013, 11:30
“Il vigneto che serve di fondamento al mio studio sorge nel Comune di
San Giorgio di Piano, nel 3° circondario idraulico della pianura bolognese,
nella parte media di esso. Il suo impianto e la sua coltivazione sono stati e
ne sono diretti dall' Ing. Agostino Ramponi, mio primo maestro d'agricoltura
pratica, al quale debbo di aver compiuto questo studio.”
Non è difficile trovare un riscontro preciso delle origini sangiorgesi degli
interessi di Serpieri: è scritto in apertura dello Studio sul vigneto
specializzato nel Basso bolognese, presentato alla Società Agraria
Provinciale di Bologna il 16 dicembre 1900. Non è la sua tesi di laurea, che è
quasi contemporanea (“Sui metodi di determinazione del profitto nelle
imprese rurali”, pubblicata nel 1901) ma è ugualmente una applicazione dei
suoi studi milanesi.
Per trovarlo basta andare in Archiginnasio, è pubblicato sul n. 41 degli Annali
della Società Agraria medesima. Non è difficile, però dal 1901 nessuno l'ha mai
fatto. Nella copia con tanto di dedica all' “Illustre Signor Tanari M.se
Senatore Luigi - Galliera” le pagine erano intonse, ancora da tagliare
fino all'inizio di questa settimana, l'ho fatto io (ovviamente col permesso dei
bibliotecari) il 12 marzo 2013. Non voglio dire che lo studio fosse
sconosciuto, ci sono altre copie di questo fascicolo nelle biblioteche
bolognesi, e altrove, ma di certo non è per questo studio che Serpieri è
conosciuto e lodato: ancora nel 1993 la sua “costruzione
teorica” fu oggetto di un convegno alla facoltà di Agraria di
Firenze che a me, sarà perché non sono del mestiere, sembra oggi abbastanza
ridondante: il convegno, dico.
Ovviamente, come in tutti i convegni di questo tipo, insieme a notevoli
arrampicature sugli specchi, ci sono contributi interessanti. Per esempio
l'attuale Ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi pensava
che:
Friday 15 March 2013
Serpieri e la guerra (4 di 6)
By Giampaolo on Friday 15 March 2013, 11:30
In questi giorni, uno che conosce bene l'Italia pur provenendo da un altro
paese, risolleva una antica questione in questi termini: l'Italia
non ha mai rotto in maniera netta col fascismo, e questo pesa ancor oggi.
Su Serpieri economista e politico agrario si sono scritti fin qui fiumi di
parole, il più delle volte in termini rispettosi quando non elogiativi, anche
in tempi relativamente recenti. Del resto, nel dopoguerra continuò non solo a
pubblicare testi di economia agraria, ma anche, pur defilato, a intervenire
sulle politiche agricole in discussione, per esempio scrivendo con lo
pseudonimo di “Rusticus” sul Corriere della Sera.
Qui abbiamo voluto aggiungere qualcosa che si tace volentieri, come si tace
volentieri di cos'era la cultura italiana sotto il fascismo, di cos'era
l'Università, per esempio, di cui Serpieri era prestigioso esponente, ma in cui
solo 15 docenti su 1200 rifiutarono il giuramento di fedeltà al fascismo.
I professori avevano allora una posizione sociale privilegiata, oltre a una
formazione culturale che avrebbe dovuto aprire loro gli occhi. Come potè
succedere? C'è chi dice che in fin dei conti valeva anche per loro, almeno per
la maggior parte di loro, quello che valeva per i comuni cittadini, per cui non
trovo espressione migliore di questo passaggio del discorso "Noi e
i governi", che Paolo Nori ha letto qualche tempo fa a casa dei
Fratelli Cervi e al Museo Guatelli alternandolo ai canti delle mondine di Novi
di Modena:
Thursday 14 March 2013
Serpieri e la guerra (3 di 6)
By Giampaolo on Thursday 14 March 2013, 11:30
La introduzione di Serpieri alla raccolta di scritti e discorsi di Mussolini
intitolata "L'agricoltura e i rurali" (introduzione poi
ripubblicata nel 1934 in un proprio volume col titolo "Il Duce e i
rurali") è pubblicata un anno dopo che era andato in stampa lo
studio patrocinato dalla Fondazione Carnegie, "La guerra e le classi
rurali". Naturalmente quest'ultimo volume, essendo comunque firmato da
un membro del governo fascista, era stato ottimamente accolto e risultò il più
venduto della serie italiana (che era pubblicata da Laterza insieme con la Yale
University Press): Einaudi, almeno un argomento da opporre alle obiezioni
americane ce l'aveva.
Ma stavolta, introducendo il Duce, Serpieri non deve fare nemmeno lo sforzo di
stare nei binari di un certo rigore scientifico:
Credo che questo libro, nel quale sono raccolti discorsi e scritti del
Duce sull'agricoltura e i rurali, entrerà - ricordo, ammonimento, viatico di
fede - nella biblioteca di ogni agricoltore italiano.
Dove parla il Duce, bene è, per i gregari, tacere. Ma questa introduzione
lascerà quasi solo a Lui la parola.
Ma intanto chiarisce con parole sue:
Wednesday 13 March 2013
Serpieri e la guerra (2 di 6)
By Giampaolo on Wednesday 13 March 2013, 11:30
Dalla Fondazione Carnegie avevano scritto a Einaudi che il libro di Serpieri
sembrava "un brillante pamphlet a sostegno del fascismo": era qualcosa
di più di un pamphlet, in realtà, non solo per la mole. Probabilmente gli
americani non erano in grado di valutarne del tutto la parzialità, per esempio
dove racconta delle lotte degli anni 1919 e 1920 nel bolognese come "un
crescendo spaventoso di minacce e violenze verso i proprietari", e
"nel ferrarese, dove le organizzazioni rosse chiesero e, attraverso una
spaventosa serie di violenze, imposero ai proprietari un concordato ...";
non c'è ovviamente una sola parola sullo squadrismo e sui crimini dei
fascisti.
Gli americani, in ogni caso, gli chiedevano di essere un po' più scienziato e
di dar conto, almeno, di diverse opinioni. Allora, sulla guerra scrive, per
esempio:
Tuesday 12 March 2013
Serpieri e la guerra (1 di 6)
By Giampaolo on Tuesday 12 March 2013, 15:30
Per la maggior parte di noi della bassa bolognese, "il Serpieri" è
l'lstituto Tecnico Agrario di Bologna. Il nome non ci dice molto altro. E' a
Corticella, al bordo estremo del territorio comunale di Bologna, nell'angolo
dove comincia la Via Saliceto. Si chiama così dal 1963, tre anni dopo la morte
del maggiore economista agrario italiano del Novecento (così dicono). E già
questa è una cosa curiosa, che nella Bologna rossa del tempo si sia intitolata
una scuola a uno che fu per due volte membro del governo fascista.
Arrigo Serpieri ci è già capitato di nominarlo in questo blog, perché da
giovane frequentava l'azienda agricola di suo zio Agostino Ramponi a San
Giorgio, e forse fu lì che decise di occuparsi proprio di agricoltura. Poco più
che una curiosità biografica, apparentemente: Serpieri era nato a Bologna, da
una famiglia di origini romagnole, si laureò a Milano e fece carriera tra
Firenze e Roma.
La sua biografia è nota: si mise al servizio di Mussolini, predispose da
sottosegretario una prima serie di norme sulla bonifica, fu allontanato su
richiesta degli agrari più oltranzisti, fece nascere l'INEA di cui fu subito
Presidente, fu richiamato al governo nel 1929 creandogli un sottosegretariato
ad hoc per mettere a punto la bonifica integrale, giubilato di nuovo restò
accademico di spicco, fu senatore del Regno e rettore dell'Università di
Firenze. Anche nel dopoguerra, pur emarginato, restò un ispiratore di politiche
agrarie, oltre alla venerazione che il mondo della bonifica continuava a
nutrire nei suoi confronti. Non si può parlare di agricoltura nel Novecento
italiano senza parlare di Serpieri, e infatti ancora se ne parla, quasi sempre
con rispetto: vabbé, fu un po' fascista, ma non dei peggiori.
Sulle tracce di questo fascista perbene ho trovato frammenti di storie
interessanti.
Monday 25 February 2013
Comunicazione di servizio, con spiegone
By Giampaolo on Monday 25 February 2013, 11:45
Ho rinnovato per un altro anno il nome a dominio
ex-risaia.info, che è la base per fare questo blog. Di
conseguenza, questo blog può restare in linea con tutti i suoi contenuti
pregressi per tutto il 2013.
L'aggiornamento con nuovi post non è garantito.
Monday 11 February 2013
Ecco, così
By Giampaolo on Monday 11 February 2013, 15:10
Sì, la mostra di Nino Migliori merita, eccome.
Nonostante il luogo sia uno dei nuovi templi della Bologna da bere in tutta
la loro scostante opulenza (io sono un po' prevenuto, lo ammetto. C'è un
motivo, che si trascina da quando ero bambino, da quando mio babbo scriveva i
pochi movimenti del conto corrente Carisbo su una strisciolina di carta,
praticamente un estratto conto mantenuto aggiornato con la stilografica. Non
gli piacevano, le banche. Ma lo spiego meglio un'altra volta).
Nonostante le didascalie didascaliche dei testi sui pannelli (non perdeteci
tanto tempo, andate piuttosto in cima a vedere il video, che è molto ben fatto
e spiega assai di più).
Nonostante che il tecnico delle luci devono averlo preso da un concerto rock.
Sunday 10 February 2013
Mi ricordo una citazione di Majakovskij
By Giampaolo on Sunday 10 February 2013, 16:20
E' un problema, ricordarsi le citazioni. Bisognerebbe essere sicuri di ricordarsele esatte, sennò che senso ha? E io non sono mai sicuro sicuro. Mi dico che se non altro, il senso è quello, sono quasi sicuro che il senso è quello, una parola magari può cambiare, cosa vuoi che sia una parola? se oltretutto la citazione è tradotta, sconta già un margine di incertezza. Curioso comunque che anche quando vorremmo essere precisi e rigorosi perché ne va della nostra weltanschauung, in realtà la probabilità di slittamenti progressivi è piuttosto alta. E' come se quell'esperimento del passafrase, tutti allineati e ripetere al vicino da un lato la frase appena sentita dal vicino dell'altro lato, e all'altra estremità la frase arriva tutta diversa, è come se quell'esperimento si svolgesse tutto nella nostra testa. Qualcuno potrebbe dedurne delle leggi generali della memoria e perciò della mente umana, ma non è questo che mi interessa adesso.
Thursday 13 December 2012
Fogliame e legno morto: meno inquinamento, più biodiversità
By Giampaolo on Thursday 13 December 2012, 11:00
Il Canale Navile, lo sapete, si chiama così perché ci potevano passare delle "navi" - si esagerava un po', diciamo dei barconi - in partenza da un "porto" che si trovava sul limitare della cinta muraria di Bologna. L'acqua arrivava dal Reno, derivata dalla Chiusa costruita apposta a Casalecchio; a partire dal XII° secolo fu costruito quel sistema di canali che diventò la vera infrastruttura produttiva della città di Bologna, piena di mulini e di attività. E' una storia tante volte raccontata e studiata, e a partire dagli ultimi anni sempre più spesso mostrata: è dei giorni scorsi la notizia che in città, dove già i monumenti sono segnalati da cartigli marrone, si sono cominciati a posizionare dei cartigli blu per segnalare i luoghi più importanti di "Bologna città d'acque".
Saturday 24 November 2012
Clodoveo e Clementina hanno portato amici
By Giampaolo on Saturday 24 November 2012, 10:25
E così Clodoveo e
Clementina sono riusciti a convincere la loro gente a venire a dare almeno
un'occhiata, e sembrano tutti soddisfatti.
Da qualche giorno una colonia di 55-60 gru staziona nei campi tra l'Olmo, la
Castellina e il Casone del Partigiano. Per le gru è il momento della
migrazione, dal nord-est dell'Europa e Russia al sud della Spagna e nord
Africa. Da noi passano piccoli gruppi, anche se con il cambiamento climatico
diventa più probabile che qualche individuo si trattenga per l'inverno. Come
saprete, tre anni fa si è fermato un giovane che probabilmente si era perso,
l'anno scorso c'era una coppia. Ci immaginammo che il giovane cresciuto avesse
portato la morosa, e potrebbe essere che quest'anno abbiano convinto gli altri
del gruppo.
Non possiamo sapere se e quanto si fermeranno, dipenderà, purtroppo, anche dal
disturbo che troveranno. Le gru, a differenza delle cicogne, sono animali non
abituati alle presenze umane, e hanno bisogno di larghi spazi aperti. Anche per
questa ragione ripetiamo anche qui un pressante invito a non tentare di
avvicinarsi e non uscire dalle strade e dai percorsi dell'Oasi. Il posto
migliore da cui vederle (serve un buon binocolo, o un cannocchiale) è via
dell'Olmo, lasciando la macchina alla Morte se si viene da Saletto o alla Rizza
se si viene da Bentivoglio, e facendo un breve tratto a piedi.
Attenzione: nonostante la stanga che dovrebbe chiudere via dell'Olmo dal lato ovest (incrocio con via Santa Maria in Duno) sia inesplicabilmente sempre aperta, sulla strada sterrata resta il divieto di transito ai mezzi motorizzati (eccetto agli autorizzati per ragioni di coltivazione terreni, manutenzione e controllo). E' una delle ragioni principali per cui gli animali si fermano qui. Invitiamo tutti a rispettare e fare rispettare questo divieto.
Thursday 8 November 2012
La Fabbrica
By Giampaolo on Thursday 8 November 2012, 09:30
La risaia in discorso, situata a sinistra del canale di Reno, è irrigata
dalle acque di questo che le pervengono a mezzo di una canaletta di
derivazione, che scorre per lungo tratto parallelamente alla
Calcarata, scolo consorziale, come vedemmo già, del terzo
circondario idraulico, nel quale le acque medesime si smaltiscono dopo essere
state distribuite nelle caselle o piane per mezzo di condotti
innestati fra loro e con la canaletta principale di derivazione e per mezzo di
apposite buchette, formate col taglio degli argini, e di fossatelli, scavati
volta per volta, denominati inviamenti, i quali hanno per
fine, partendo di solito da una buchetta, di portare le acque e le torbide in
segnalate posizioni delle caselle dove è meno facile la loro distribuzione di
espansione. Giovano pure a fini analoghi altri fossatelli, dialettalmente detti
gambini, ma che servono più particolarmente di richiamo al
deposito delle torbide, le quali vengono poscia usufruite per l'innalzamento di
bassure o pel miglioramento delle aree circostanti meno feconde. La nostra
risaia è pure dotata di un fabbricato contenente 3 o 4 famiglie di braccianti,
compresa quella del risaio o capo-opera che sia, più alcuni magazzini e con
distesa davanti dal lato di mezzogiorno, un'aia di mattoni a catrame che serve
per la trebbiatura, la raccolta ed il soleggiamento del riso. Un largo stradone
di accesso o di transito interno giova per il trasporto dei prodotti a e
dall'aia medesima.
Riconoscete i luoghi in questa mappa? Forse così va meglio.
"Il fabbricato" rappresentato in mappa non c'è più, ma qualcuno se lo
ricorda ancora, si chiamava proprio La Fabbrica.
Monday 5 November 2012
Pier Crescenzi a Rubizzano
By Giampaolo on Monday 5 November 2012, 15:00
Comunque, tutti gli storici sono d'accordo nell'affermare che la
coltivazione del riso sia stata estesa nella nostra penisola dopo il 1450; nè
fa eccezione il caso di Pier Crescenzio che seminò certi suoi terreni nel
Bolognese, e precisamente a Rubizzano (*), frazione ora
eminentemente risicola e valliva del Comune di San Pietro in Casale, con riso
ricevuto dalla Sicilia, come appare di volo nel lib. III, cap. 24 dell'opera
Ruralium commodorum, dove il riso è appunto chiamato tesoro delle
valli (**).
Questa frase appare all'inizio di una pubblicazione ministeriale del 1906, dell'Ing. Pietro Puglioli: "La coltivazione del riso nei rapporti della disoccupazione operaia e della malaria nella pianura bolognese". Si tratta di un documento importante sotto molti aspetti, ci torneremo prossimamente. Intanto riportiamo qui di seguito le note del Puglioli, che cita biografi precedenti, circa il radicamento di Pier Crescenzi a Rubizzano, anzi propriamente all'Olmo, dal 1277 fino alla morte:
Thursday 25 October 2012
Gli uccelli (un racconto di fantascienza)
By Giampaolo on Thursday 25 October 2012, 08:00
L'avrete visto: sull'ennesimo
blog della fantascienza escono uno alla volta tutti i racconti dell'ennesimo libro della fantascienza, che è quell'ebook
collettivo di cui si parlava nel post precedente, e-pubblicato
nell'anniversario di Carlo Fruttero e distribuito gratis, che già di per sè son
cose da fantascienza.
Non l'avevo detto chiaro e tondo, ma nell'ebook c'è anche un mio
racconto.
Wednesday 19 September 2012
Pensare al futuro
By Giampaolo on Wednesday 19 September 2012, 10:30
In questo blog si parla spesso e volentieri di scienza, ma voi, alla
scienza, come ci siete arrivati? Cosa vi hanno raccontato da piccoli? Cosa
avete scoperto, cosa vi siete immaginati, cos'ha mosso la vostra
fantasia?
Vi racconto una storia.
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